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Driver e corrieri sfruttati, FILT Puglia: “Serve una normativa per la tutela contrattuale”

Nell’indifferenza delle istituzioni e non solo, si dimentica che dietro ogni consegna a domicilio c’è un interminabile ed estenuante lavoro di logistica e di trasporto merci. Il settore del trasporto merci e della logistica è da sempre considerato uno dei comparti essenziali per l’economia del nostro Paese, trainato anche dal boom dell’e-commerce in continua espansione. Tuttavia, sono molti i corrieri e i driver che vivono in condizione di lavoro estremo, con retribuzioni basse, a volte privi di una copertura contrattuale e, nel peggiore dei casi, sottoposti al caporalato.

Durante la pandemia il lavoro della logistica e del trasporto merci, sia nel pubblico che nel privato, è aumentato amplificando problematiche già esistenti: ai lavoratori non viene riconosciuto un trattamento economico adeguato e i protocolli di sicurezza risultano insufficienti a tutelarli dalla paura del contagio. Nonostante lo sciopero nazionale della logistica del 18 dicembre, organizzato da S.I. Cobas, i diritti dei lavoratori continuano a non aver alcun riscontro istituzionale, non solo nazionale, ma anche regionale.

In Puglia il settore della logistica e del trasporto di merci presenta vecchie questioni mai risolte come la mancanza di una normativa adeguata sugli appalti privati in grado di tutelare il quadro contrattuale dei lavoratori nella distribuzione della merce. “Tra le situazioni più gravi che ho riscontrato durante la mia attività sindacale nella nostra regione- dichiara Giovanni De Lello, Segretario Regionale della FILT Cgil Puglia (Federazione Italiana Lavoratori Trasporti) – sono gli orari di lavoro che non hanno mai fine. Ci sono giorni in cui i lavoratori riescono a lavorare soltanto otto o nove ore e dei giorni, invece, in cui, da quando si presentano in magazzino per ritirare la merce fino a quando tornano a casa, passano anche dalle tredici alle quattordici ore di lavoro. Queste ore non vengono riconosciute tutte, ma soltanto la paga oraria delle otto ore giornaliere. Ci sono anche situazioni virtuose che però rappresentano solo il 30% del volume totale degli impiegati addetti”.

Ma questo fattore è alimentato anche da un’altra problematica: molti soci dipendenti sono imprenditori di se stessi. Ci sono grandi aziende di distribuzione di corrieri che danno in appalto e subappalto l’attività di distribuzione. Solitamente in appalto l’attività di magazzinaggio, mentre quasi sempre in subappalto le attività di distribuzione, i cosiddetti driver.

E nella logica aziendale del più si consegna più si guadagna i lavoratori, per portarsi a casa uno stipendio minimo, sono costretti a lavorare oltre tredici ore al giorno, pagando anche le spese come l’acquisto del mezzo, il carburante e la manutenzione del mezzo. “Spesso accade – prosegue il Segretario Regionale – che queste realtà cooperativistiche presentino soci lavoratori che seppur figurano come dipendenti dell’azienda, siano in realtà dei veri e propri imprenditori di se stessi. Questo succede perché il socio lavoratore acquista i mezzi, i furgoni, a proprie spese, intestandoli alle cooperative. Però da tutto quello che si guadagna si devono pagare le spese. Ovviamente questa è una stortura rispetto a quello che la legislazione del lavoro prevede, perché se sono lavoratori dipendenti, non possono essere imprenditori di se stessi. Una soluzione può essere la possibilità di un incontro e di un dialogo non solo con le cooperative, ma anche con le committenze, perché molte lamentano tariffe troppo basse per applicare il contratto nazionale in toto

La situazione poi non si limita solo agli estenuanti orari di lavoro ma anche alla busta paga con cui vengono retribuiti la metà dei giorni di servizio, con assenze giustificate non retribuite: “Ovviamente dietro questa prassi – aggiunge De Lello – c’è sia un mancato versamento della prestazione del lavoratore sia un mancato versamento contributivo, generando nel lavoratore difficoltà non solo economiche, ma anche previdenziali per il futuro. Non c’è un intervento ciclico dell’ispettorato del lavoro e noi come associazioni sindacali Cgil abbiamo spesso denunciato queste situazioni, cercando di risolvere le questioni interessando direttamente le committenze che sono coloro che siglano i contratti collettivi nazionali, disattesi ciclicamente. Inoltre, tutto ruota intorno alle tariffe, perché fino a che queste società saranno pagate a tariffa di consegna e non con un fisso, sarà difficile  riuscire a vedere la luce per questi lavoratori. Noi abbiamo anche lamentato che non c’è ancora l’applicazione di una legge che imponga alle aziende la tracciatura delle presenze giornaliere. I più fortunati hanno un registro dove scrivono nome e cognome. Questo documento può avere un’importanza legale, ma sono pochissime le aziende che utilizzano un marcatore elettronico  da cui si possono estrapolare i dati per le presenze”.

Infine, nella realtà della logistica in generale, negli appalti privati sono presenti tariffe orarie inferiori alle tariffe minime di facchinaggio che prevede la Regione “se già la tariffa minima regionale non consente l’applicazione contrattuale per i dipendenti di quella società, il problema è a monte – conclude il Segretario Regionale FILT Puglia– ed è per questo che chiederemo alla nuova giunta di poter fare un protocollo d’intesa sulla legalità negli appalti che imponga le committenze private, così come negli appalti pubblici, di mettere l’obbligo di applicazione contrattuale e la clausola sociale per la salvaguardia dei lavoratori che spesso si trovano senza lavoro quando queste cooperative dopo due anni chiudono e aprono con un nuovo nome

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Roberta Lobascio
Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.

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