Qualche giorno fa la città di Bari ha celebrato, a 293 anni dalla sua nascita, il “Compleanno di Niccolò Piccini”, per rendere omaggio al compositore barese uno dei più importanti del “classicismo”, che si colloca fra il barocco e il romanticismo, e uno fra i più grandi rappresentanti della scuola musicale napoletana che contribuì nel 1700 allo sviluppo dell‘Opera Buffa.
Nato a Bari il 16 gennaio del 1728, la casa del grande Musicista è situata nel cuore del borgo antico di Bari, in un edificio che si affaccia in parte su piazza Mercantile e per la maggior parte su vico Fiscardi. Non vi è certezza documentata che il musicista sia effettivamente nato tra queste mura, ma sicuramente vi abitò la sua famiglia dal 1738 al 1753. I baresi hanno sempre mostrato profondo legame con Nicolò Piccinni, testimoniato dall’aver intitolato “Niccolò Piccinni il Teatro Comunale, il Conservatorio musicale, oltre ad una importante strada del centro cittadino.
La “Casa Piccinni” è stata restaurata da qualche anno, a seguito di un accordo sottoscritto tra il Comune e il Conservatorio barese, con l’intento di restituire alla struttura il suo valore storico ed identitario della città di Bari, e poi per prevedere un utilizzo come “contenitore di arte e cultura” e Museo della musica.
L’illustre barese ricevette i primi elementi di formazione musicale dal padre Onofrio, violinista e contrabbassista della Basilica di San Nicola, ma la sua formazione proseguì in seguito presso il Conservatorio di Napoli, dove studiò con Leonardo Leo e Francesco Durante, con il sostegno economico dell’Arcivescovo di Bari e l’appoggio di Gaetano Latilla, operista affermato, fratello di sua madre.
Nel 1754 esordì giovanissimo a Napoli con “Le donne dispettose” e nel 1760 conseguì enorme successo e fama europea con il suo capolavoro “La Cecchina” ossia La buona figliuola, espressione più alta nell’opera comico-sentimentale che andò in scena a Roma nel 1760. Nel 1776 si trasferì a Parigi, alla corte della Regina Maria Antonietta, dove divenne subito il compositore-simbolo delle teorie dei conservatori e professore all’Académie Royale de Musique. Il Compositore lasciò Parigi solo nel 1789, a seguito dello scoppio della Rivoluzione francesce, ritirandosi per vari anni a Napoli, dedito alla composizione di musiche sacre.
Ma poi, richiamato a gran voce, tornò a Parigi dove, nel 1798, gli fu assegnata anche una pensione. Agli inizi del 1800 Napoleone Bonaparte gli assegnò l’incarico di Ispettore del Conservatoire, ma di questa posizione Niccolò Piccinni non poté godere a lungo in quanto a breve morì nella località di Passy, presso Parigi. Vicino alla sua casa di Bari è posta una lastra di pietra che lo ricorda e, camminando su corso Vittorio Emanuele, in Piazza Libertà, si può ammirare la statua del Musicista inaugurata nel 1885, che costò 28mila lire e che fu costruita dallo scultore barese Gaetano Fiore. Nel 1984, dopo quasi cento anni, venne restaurata e fu aggiunta la penna che il musicista tiene nella mano destra












