Dopo quella delle mozzarelle tra Campania e Puglia si preannuncia un’altra battaglia a colpi di ricorsi in Europa. Questa volta “oggetto del contendere” è la richiesta della Campania del riconoscimento del maschio IGP per i pomodori pelati di Napoli.
La Puglia non ci sta ed annuncia già la propria opposizione.
“Ho già avuto contatti con il ministero delle Politiche agricole, stiamo istruendo il fascicolo e a breve sarà pronto. Non arretreremo nemmeno di un millimetro”: lo promette l’assessore Donato Pentassuglia dopo che il ministero ha già valutato positivamente la richiesta campana con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dello scorso 13 marzo.
Il motivo è presto spiegato. Secondo Pentassuglia l’evidenza è che a Foggia si “concentra il 90% della produzione nazionale del pomodoro lungo”. Una produzione tipicamente pugliese che rischia di essere sovrastata economicamente e culturalmente da quella campana.
L’opposizione alla richeista campana è assolutamente bipartisan da parte del Consiglio regionale pugliese.
Per Giandiego Gatta, consigliere regionale di Forza Italia “il sudore, l’amore per la terra e l’incessante ‘collaborazione con la natura’ di uomini e donne della Puglia: è così che la nostra terra, in particolare la provincia di Foggia, è arrivata a produrre circa il 90% dei pomodori italiani e sentire oggi che un’altra Regione ambisce ad ascriversi meriti non suoi è qualcosa di assurdo ed incomprensibile. Per questo, chiediamo che la Giunta regionale esperisca ogni strada utile per ostacolare la richiesta del marchio IGP del pomodoro ‘di Napoli’, che in realtà è della Daunia”.
“La Puglia – affermano in una nota il presidente della IV Commissione consiliare, Francesco Paolicelli (Pd), e il consigliere regionale di ‘Con Emiliano’, Antonio Tutolo – non può assolutamente accettare un’onta simile. Sarebbe come se volessimo intestarci la paternità della pizza Margherita solo perché tra gli ingredienti si utilizza il nostro pomodoro”.
I consiglieri regionali della Lega Puglia (Davide Bellomo, Giacomo Conserva, Gianfranco De Blasi, Joseph Splendido) hanno invece presentato una mozione per impegnare la Giunta ad attivarsi nelle forme di legge per proporre un’opposizione documentata al fine di impedire l’illegittimo utilizzo del marchio IGP, così come richiesto dal Comitato promotore, evidenziando la mancata osservanza delle condizioni sancite dall’Unione Europea.
“Non possiamo permettere – afferma Joseph Splendido – che i produttori foggiani subiscano un danno così evidente. L’art. 6 del disciplinare di produzione recita che ‘tra i fattori essenziali che distinguono il ‘Pomodoro Pelato di Napoli’ dagli altri, un ruolo fondamentale è assunto dal Know-how aziendale, tipico dell’area di produzione, dove è possibile trovare maestranze abili e altamente specializzate‘. Oltre al danno, la beffa perché, lo stesso articolo 6 aggiunge che ‘proprio per le sue caratteristiche fisiche e organolettiche, la materia prima utilizzata per la produzione ha un prezzo maggiore rispetto alle altre varietà‘. Senza considerare che la domanda di registrazione del ‘Pomodoro Pelato di Napoli’ reca un’identificazione geografica non corretta, tenuto conto che il 90% della produzione nazionale del pomodoro pelato avviene nella provincia di Foggia. Occorre tutelare con forza le aziende del nostro territorio ed evitare il conferimento del IGP!”.











