Già disponibile online e nelle librerie, La Casa dei sette gatti di Paolo Paron è una narrazione che consente di riscoprire un mondo che rischia ormai di andare perduto.

Edito da L’Arco e la Cortedi Bari, ed inserito nella collana “Le vie dell’Anello” curata da Ninni Dimichino, “La Casa dei sette gatti” racconta il mondo contadino di cinquanta/sessanta anni fa, ma anche di un secolo o dieci secoli fa, perché gli esseri umani legati alla terra cambiano molto lentamente e mantengono salde le loro tradizioni, le loro abitudini i loro momenti di socializzazione, come gli “in file” in cui nelle notti fredde d’inverno si raccontavano le storie e le leggende del tempo andato. Vuole anche essere un’occasione per parlare dei benandanti, questi particolari personaggi ritrovati da Carlo Ginzburg fra le pagine ingiallite dei verbali dell’Inquisizione custoditi nell’Archivio Arcivescovile di Udine.

Ecco cosa ci ha raccontato Paolo Paron

I lettori spesso amano conoscere particolari biografici dello scrittore di cui stanno leggendo il libro. Sarebbe interessante se Lei potesse raccontare brevemente la sua vita artistica, professionale e le esperienze che hanno formato la sua personalità.
Sono oltre 40 anni ormai che vado a parlare con gli anziani e mi faccio raccontare le loro storie, i racconti che loro ascoltavano quando erano bambini e quello che traspare sempre dalle loro parole è il rispetto per il bosco, il campo, il fiume, gli animali, tutto ciò che compone il mondo naturale e poi l’amore per le tradizioni e le antiche narrazioni. Lentamente mi hanno trasmesso questo amore e questo rispetto ed io da tempo cerco di trasmetterlo ad altri. Da qualche anno poi, insieme ad una musicista che canta e suona, facciamo delle serate nelle stalle e nelle case rurali, raccontando le storie come si faceva un tempo nelle serate d’inverno, nelle case contadine friulane e che erano chiamate “in file” e in Veneto “filò”.”

Ci vuole illustrare il contenuto e la trama del suo libro.
Questa storia comincia all’estero, in Francia dove vive Francesca, una figlia di emigranti friulani, già ben inserita nella vita e nel tessuto della capitale francese e che, un certo bel momento, decide di passare qualche giorno in Italia, a Gjavons, un piccolo paesino friulano, dove sono tornati a vivere i suoi genitori dopo una intera vita trascorsa all’estero a lavorare. Nella sua intenzione la sua
permanenza dovrebbe essere breve e indolore, invece grazie ad alcuni colpi di scena, la sua visita riapre uno scrigno di ricordi ormai dimenticati e fra questi anche legami importanti con la sua terra e le sue origini. Scopre di essere nata con la “camicia”, cioè ancora avvolta nel sacco amniotico e questo le consente di riscoprire un mondo di magia, di sortilegi e di malie; la storia diventa
inquietante quando entra in possesso di un tomo antico che narra le gesta di alcuni benandanti vissuti 500 anni prima, e che sono ancora al centro di un mistero irrisolto.”

Sta progettando di scrivere altri libri?
Ho dato alle stampe in questi giorni un libro popolare/contadino, dove racconto dell’eterno scontro fra bene e male. In questo testo ho dato vita ad alcuni personaggi che ho conosciuto tramite i racconti dei nostri vecchi. Ho usato l’antica tecnica della scrittura a cornice, in pratica su un racconto che fa da filo conduttore ho intessuto tutta una serie di racconti e di storie, raccolti nei tanti anni di lavoro di ricerca. Si possono trovare le streghe, i benandanti che erano coloro che le combattevano, gatti neri, male hore, strani accadimenti, a volte simpatici, altre crudeli. Tutto questo sullo sfondo di un mondo contadino che ormai va scomparendo. Il libro si intitola “Il vecchio benandante”, ed è il primo di due volumi che rientrano nella saga de “La notte dei Benandanti”.”

Ha intenzione di continuare ad approfondire questo filone tematico e letterario o preferisce piuttosto esplorare nuovi temi e argomenti?
Credo che il mondo della tradizione contadina sia l’ambiente più congeniale alla mia creatività e comunque cerco sempre di mantenere uno stretto rapporto fra quello che scrivo e le storie che ho raccolto, cercando di tramandare quelli che erano i loro significati ed i loro messaggi. Continuo a lavorare al secondo volume de “La notte dei Benandanti” con l’intento di mantenere vivi questi ricordi, questo mondo, così carico di magia, di valori di un sano e contagioso modo positivo
d’essere e concepire la vita.”

Quali sono gli autori che ha maggiormente ammirato e che sono stati per lei fonte d’ispirazione, dandole quindi lo stimolo necessario per affrontare il mondo della scrittura?
Devo dire che da sempre sono stato affascinato dalla mitologia germanica, celtica e nordica, provando una grande attrazione per testi come la Voluspa ed il Kalevala, scrittori come i Fratelli Grimm e studiosi come Mircea Eliade, per arrivare poi a quel grande creatore di mondi che è stato J. R. R. Tolkien.”

Lo scopo di un autore è raccontare qualcosa e, soprattutto, trasmettere un messaggio ai suoi lettori. Nel suo caso, cosa dovrebbero recepire leggendo il suo libro? Descriva il messaggio principale che vorrebbe veicolare con la sua opera e che i lettori dovrebbero comprendere e custodire una volta terminatane la lettura.
“La Casa dei sette gatti” nasce dal bisogno di trasmettere alle generazioni più giovani l’importanza dell’amore e del rispetto per l’altro, per il diverso da sé, anche per ciò che conosciamo poco o nulla, come i ritmi ed i messaggi della natura, gli animali, il mondo che si trova all’esterno del nostro vivere di ogni giorno. Il libro si rivolge ai più giovani con la descrizione di un mondo vero, sincero, denso di ispirazioni e insegnamenti, ma il messaggio vuole toccare anche il cuore di coloro che giovani lo sono stati nel passato ed ora magari per i tanti impegni e le molte preoccupazioni non hanno più tempo per ricordare una società, una visione che avrebbero ancora tante cose da dire ed insegnare. Non ricordano più il fascino del tramandare e del trasmettere principi, valori, insegnamenti profondi e significativi, che vanno ben oltre le nostre piccole vite.

Banner donazioni
Sveva Alberotanza
Dopo la laurea in giurisprudenza consegue un master in diritto d’autore e delle opere artistiche. La voglia di approfondire queste tematiche é nata dalla sua passione per l'arte, per la musica, per la radio (in cui ha lavorato durante gli anni dell’università) e l’esigenza di conciliare questo amore con il suo percorso di studi nel diritto. Amante della scrittura da sempre, scrive di eventi, musica, moda e il mondo pop in generale.