Penultima, senza troppi giri di parole. Preply declassa l’Italia in fondo alla classifica, per la precisione al 26° posto tra i 27 paesi che compongono l’Unione Europea. Vincitori e vinti, insomma, e al vertice della classifica c’è un paese virtuoso che spicca su tutti. Ma andiamo con ordine e focalizziamoci sui quattro aspetti fondamentali di questa speciale graduatoria europea: in altre parole, chi è Preply? Qual è l’oggetto dell’indagine? Chi sale sul podio? E perchè l’Italia è penultima?
Focus n°1. Preply è la piattaforma americana specializzata in apprendimento digitale che mette in contatto studenti e tutor. Da remoto, e tramite chat online, persone di ogni età possono perfezionare le proprie conoscenze linguistiche e apprendere un nuovo idioma comodamente da casa. Nata inizialmente in Ucraina nel 2012, ha preferito stabilirsi fisicamente negli Stati Uniti, per la precisione a Brighton, Massachussetts. Attualmente, Kirill Bigailil è il Chief Executive Operation dell’azienda.
Nel 2021 Preply ha realizzato uno studio per capire qual è il paese europeo con il miglior ambiente che stimola e facilita lo studio di una nuova lingua entro i confini nazionali. Lo ha fatto prendendo in considerazione 18 fattori elaborati con un processo di standardizzazione statistica che ha permesso di raggrupparli in sette aree da sintetizzare come segue: sottotitolaggio, voiceover e doppiaggio di prodotti cinematografici e televisivi; diversità linguistica; accessibilità a piattaforme digitali per lo studio online; livello di competenza nella lingua straniera più conosciuta; apprendimento della lingua attraverso l’istruzione pubblica; multilinguismo; numero di lingue ufficiali conosciute e parlate in patria.
Tra i 27 paesi dell’UE, ad eccezione del Regno Unito definitivamente out dopo la Brexit, il podio spetta al sorprendente Lussemburgo, nazione che vanta ben tre lingue ufficiali parlate dai suoi cittadini: lussemburghese, francese e tedesco. Un paese che vanta anche un altro indiscutibile primato: il 100% dei bambini che, a partire dalla scuola primaria pubblica, inizia a studiare un nuovo idioma con ottime performance. E poi, il 98,4% dei lussemburghesi possiede una televisione in casa: significa poter accedere a programmi, film e serie TV sottotitolate che facilitano l’apprendimento in termini di lessico e ascolto. Il secondo posto spetta alla Svezia, il terzo alla Danimarca. Al quarto posto tra i paesi virtuosi si piazza la Finlandia mentre Cipro è l’unico outsider che spezza il dominio dei paesi del nord classificandosi al quinto posto.
Infine l’Italia, penultima su 27. Tutti i fattori statistici utilizzati per elaborare la graduatoria registrano percentuali molto basse che declassano il paese in fondo alla classifica. Unico dato positivo, il 95,3%: la stima relativa al numero di bambini che a partire dalla scuola pubblica primaria inizia a studiare un nuova lingua. Molto, il terreno da recuperare, nonostante l’Italia vanti una proporzione altissima, rispetto al territorio, di minoranze linguistiche, lingue non ufficiali parlate – almeno 47 – e migliaia di dialetti sparsi da nord a sud.











