08 Giu 2026

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Ex Ilva Taranto, il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar di Lecce: no alla chiusura

Ex Ilva Taranto, il Consiglio di Stato ribalta completamente la sentenza del Tar: l’impianto potrà continuare a produrre e non dovrà necessariamente essere spento.

“L’istruttoria procedimentale e quella processuale non evidenziano un pericolo ‘ulteriore’ rispetto a quello ordinariamente collegato allo svolgimento dell’attività produttiva dello stabilimento industriale e gestito attraverso la disciplina dell’Autorizzazione Integrata Ambientale”.Il che significa che fumi ed inquinamento per Taranto rappresentano una “normalità” e non una situazione eccezionale a cui si può mettere un freno semplicemente fermando un impianto a caldo.

Il Consiglio di Stato ha dunque annullato l’ordinanza con la quale il sindaco, Rinaldo Melucci, aveva imposto la chiusura di sei reparti dell’area a caldo perché mettevano a rischio la salute dei tarantini.

La quarta sezione del Consiglio di Stato si è riunito per decidere sul ricorso di ArcelorMittal che si è visto soccombente dalla sentenza del Tar di Lecce ed oggi ha depositato la sentenza. Un provvedimento di 62 pagine con le quali hanno spiegato perché l’ordinanza del primo cittadino va annullata.

L’atto del primo cittadino per i giudici leccesi era pienamente legittimo a causa dello “stato di grave pericolo” in cui vivono i cittadini di Taranto per il “sempre più frequente ripetersi di emissioni nocive ricollegabili direttamente all’attività del siderurgico, deve ritenersi permanente ed immanente”. Ma per i giudici di secondo grado le cose non stanno, evidentemente, così.

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Sulla vicenda interviene con una nota il commissario regionale di Forza Italia, l’on Mauro D’Attis.

“La sentenza di oggi del Consiglio di Stato, che annulla quella del Tar Lecce e consente la prosecuzione della produzione nello stabilimento di Taranto, è di estrema rilevanza per l’industria italiana dell’acciaio. Una decisione importante per il destino dei lavoratori dell’ex Ilva, dei fornitori, di tutti gli imprenditori e dipendenti dell’indotto che ruota attorno al siderurgico.

Detto ciò, però, da ora non ci sono più scuse: bisogna disegnare e portare avanti una politica industriale moderna, coraggiosa, che sappia coniugare le esigenze produttive con la sostenibilità ambientale e la tutela imprescindibile della salute. Bisogna utilizzare in modo serio e intelligente tutti gli investimenti, pubblici e privati, compresi quelli della transizione ecologica, del Recovery Fund e quelli destinati alla decarbonizzazione delle aree di Taranto e Brindisi.

Bisogna accelerare sul fronte delle bonifiche, che vanno a rilento, e dimostrare a Taranto e alla Puglia l’imminente avvio di una nuova fase, che metta al centro anche il potenziamento dei servizi sanitari sul territorio.

Si possono, da oggi, scrivere nuove pagine di politica industriale per la Puglia e per tutto il Paese e noi ci siamo e ci saremo in difesa della salute dei cittadini, del lavoro e delle imprese”.

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Redazione
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