Quale futuro aspetta i lavoratori del Centro di Controllo d’Area di Brindisi? I sindacati si dicono molto preoccupati dopo la scelta dell’Enav di chiudere progressivamente i servizi dell’ACC di Brindisi per trasferirli verso l’Acc di Roma.
La versione della Società emersa negli scorsi giorni, infatti, non ha convinto le istituzioni e la politica.
In buona sostanza l’Enav ha voluto rassicurare tutti parlando chiaramente di non voler licenziare nessuno, di trasferire il personale nel centro di Roma su base volontaria e comunque di mantenere gli stessi livelli retributivi per chi sceglie di restare a Brindisi anche se, di fatto, demansionandolo rispetto al suo attuale livello occupazionale e di carriera.
Risulta evidente che qualora vi fosse una scelta volontaria si tratterebbe di scegliere se essere demansionati restando o essere inseriti in graduatorie di mobilità nazionale perdendo quei diritti che una riorganizzazione aziendale dovrebbe invece garantire. Non va trascurato inoltre che cambiando il servizio fornito un controllore del traffico aereo è soggetto ad un iter addestrativo dall’esito non scontato.
Alcuni giorni da le organizzazioni sindacali sono stati ricevuti a Brindisi in un incontro insieme al sindaco Riccardo Rossi ed alla presenza anche del consigliere regionale Maurizio Bruno. In quella sede sono state affrontate le problematiche sul sostanziale smantellamento di uno dei 4 centri per il traffico aereo italiano (insieme a Roma, Padova e Milano c’è, per l’appunto, Brindisi) ed il trasferimento dei servizi a Roma per la gestione di uno spazio aereo che va dall’Adriatico allo Jonio, da quasi tutto il sud Italia fino alla Grecia.
Secondo l’Enav a sostituire l’Acc di Brindisi ci saranno delle torri remote, portando controllori altamente professionalizzati a dover di fatto ricominciare da quello che è il primo step di una complessa carriera fatta di qualificazioni e continuo addestramento.
Le accuse mosse dalle sigle sindacali alla società sono chiarissime: sono stati presi sostanziosi finanziamenti pubblici italiani ed europei per lo sviluppo del Mezzogiorno e, mentre da una parte di tende a rassicurare tutti soprattutto a parole, dall’altra con i fatti si spostano gli investimenti su Roma, di fatto desertificando il territorio e costringendo in pratica il personale a scelte quanto mai difficili e complesse, soprattutto in un quadro di crisi ed incertezza come quello attuale.
“E’ come se ad un medico – ci spiegano – all’improvviso l’azienda chiede di mettere in campo la sua professione svolgendo mansioni da infermiere o da portantino. Con tutto il rispetto per queste altre professioni, ma stiamo parlando di livelli di qualificazione e professionalità ben diversi!”.
“Ribadiamo – sottolineano le sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl-Ta ed Unica – ancora più fermamente la nostra volontà di proporre una soluzione alternativa all’attuale che conduca alla costituzione di un Centro di Controllo e insieme un HUB torri remote garantendo un’adeguata ripartizione territoriale degli investimenti, degli asset strategici, delle professionalità e degli organici in un’Azienda Nazionale, quotata in Borsa e con il MEF e quindi lo Stato come socio di riferimento”.
Per il momendo il mondo della politica locale è in maniera assolutamente compatta e trasversale al fianco di questi lavoratori, preoccpata soprattutto di perdere un centro di eccellenza a fronte di investimenti che sembrano nebulosi e poco convincenti. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro a Bari in Regione con la task force regionale per le crisi occupazionali in cui è presumibile che vengano adottate misure di contrasto a questa che pare una scelta poco sensata da parte dell’Enav.











