Passeggiando sulla terra di Puglia, quella più autentica e ricca di storia e di cultura, scopriamo immerse nel cuore di una feconda terra rossa, circondate da muretti a secco, uliveti e vigneti secolari, le “masserie”.
Vere e proprie aziende rurali che affondano le loro radici nella millenaria storia meridionale, e che ci raccontano di quel mondo agricolo e dei suoi braccianti, con le tante difficoltà legate al momento storico.
Masseria, deriva dal termine “masserizie”, ovvero racchiude in sé tutto l’occorrente necessario per la sussistenza dell’uomo, per il ricovero degli animali e per la conservazione del raccolto.
Con il tempo si trasformano da semplici ambienti rurali di una lontana epoca medioevale, a insediamenti residenziali e centri produttivi, celebrando così la rivoluzione industriale e il successo sociale ed economico del XX secolo.
Forti identità dei territori pugliesi, opportunamente acquisite dal Patrimonio Unesco, ad oggi purtroppo non esiste una vera e propria mappa e/o classificazione tipologica, mancanza derivata anche dalle diversissime situazioni storico-ambientali avvicendatesi, del territorio rurale. Si può fare un distinguo solo sulla base del tipo di produzione agricola (p.es. olivicola, cerealicola, vitivinicola o di allevamento), oppure delle caratteristiche della costruzione (con trulli, fortificata, ecc.)
Una masseria tipo, generalmente, è costituita da una parte abitativa centrale destinata al proprietario/feudatario, con tutt’intorno abitazioni per i contadini, e poi ambienti di lavoro, cortile, stalla, aia, depositi per foraggi, pozzo-cisterna, e spesso anche con una attigua chiesetta. Le masserie fortificate, appartenevano a famiglie più benestanti, e si presentano circondate da cinta muraria, e con torri difensive e ponti levatoi per assicurarsi una maggior difesa dai frequenti pericoli di attacchi di brigantaggio, fenomeno frequente dell’epoca tra il ‘500 e l’800.
Sempre, e comunque, sono strutture realizzate con gusto architettonico e con grande maestria, da artigiani e muratori che lavoravano la pietra calcarea locale, e che ancora oggi a distanza di secoli offrono sensazioni piacevoli, calate in uno scenario di vita vissuta, in una ottica di perfetto equilibrio tra estetica e funzionalità.
Rappresentano un patrimonio monumentale di grande interesse dal punto di vista storico-culturale, di vita vissuta sociale e delle tradizioni, che però rischiano di essere svilite dalle nuove destinazioni d’uso. A seguito del progressivo ed inesorabile svuotamento delle campagne, dettato dal processo di industrializzazione, qper la maggior parte sono state recuperate e modificate in ville di residenza, soprattutto per il periodo estivo. Per una strategia mirata al turismo, molte di esse sono state convertite in aziende agricole, sale ricevimento, strutture alberghiere di lusso o oasi di benessere.
Molti dei proprietari hanno aderito al progetto “Masserie Didattiche”, sostenuto dall’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, finalizzato alla promozione del territorio e dei prodotti tipici pugliesi, valorizzandone l’unicità. A testimonianza del passato aratri di legno, carri, attrezzi ed utensili vari, usati sui campi e sulle aie e altri oggetti, apparentemente senza alcun valore economico, costituiscono il prezioso museo della civiltà contadina.
In molti Comuni della Puglia come Alberobello, Monopoli, Cisternino, Locorotondo, Martina Franca, Sammichele e altri, sono stati istituiti i Musei della Civiltà Contadina, centri di interesse culturale, per non dimenticare le tradizioni popolari e tramandarle alle future generazioni. Dal Gargano al Salento, in Puglia di “masserie” ce ne sono circa duemila che costellano le diverse aree della regione, e che propongono diverse possibilità di soggiorno, in tutti i periodi dell’anno, ma, soprattutto, offrono uniche occasioni di vivere a stretto contatto con la natura e le tradizioni locali.











