Tre minuti e tutto finisce nel modo più logico, plausibile e giusto. Tre minuti che raddrizzano la barra di navigazione di una stagione finale che ondeggiava tra il melodramma a tratti irritante e il non sense quasi ridicolo. Tre minuti che bastano a chiudere un viaggio lungo 7 anni in maniera egregia e umanamente soddisfacente. Perchè non dobbiamo mai dimenticare che Genny e Ciro erano due assassini a sangue freddo e senza scrupoli, privi di ogni moralità e votati solo al potere e la vendetta. Due personaggi speculari a tantissimi individui che popolano la nostra realtà quotidiana e che meriterebbero solo di finire in una cella a vita. O morire.
Non importa la loro storia personale o i loro sentimenti più cari, se analizzati come motore che spinge le loro azioni all’interno di una rappresentazione allora va bene scomodare Shakespeare e Freud. L’importante è scindere la narrativa cinematografica dalla cronaca, solo così saremo in grado di cogliere il vero messaggio finale di “Gomorra”: nessuno esce vivo dai gangli della criminalità. E, se in un modo o nell’altro, non ci lascia la pelle avrà la vita segnata indelebilmente.
Eppure, le ultime dieci puntate di questo ciclo narrativo stavano riuscendo nella titanica impresa di buttare via tutto nella modo peggiore.
Il ritorno di Ciro Di Marzio, invocato a furor di popolo a tener fede al suo soprannome “L’immortale”, era stato anticipato da un gran bel film diretto e interpretato dallo stesso Marco D’Amore. La reunion con Genny Savastano si è tramutata in qualcosa di illogico ma, alla fine dei conti, essenziale per lo sviluppo di tutta la trama finale. Così Genny sbatte Ciro in un vecchio gulag abbandonato, causa la rabbia per aver creduto di aver davvero ucciso il suo “frat” ed aver vissuto per due anni nel rimorso, e Ciro in puro stile Jack Bauer riesce ad evadere per poi tornare a Secondigliano in cerca della sua vendetta (chi non si sarebbe incazzato se, dopo essersi beccato un proiettile dal suo miglior amico solo per salvargli la vita, finisce a mollo nel golfo di Napoli per poi essere salvato da un boss e usato ad uso e consumo di quest’ultimo ed infine liberato da quello stesso amico che gli aveva sparato per poi finire a marcire subito dopo in una cella?).
Nei palazzoni degradati il ritorno dell’Immortale è accolto da uno stuolo di adepti che credono di ritrovarsi davanti ad una sorta di messia, tanto da votarsi al sacrificio pur di affermare la supremazia del loro idolo. Praticamente, Scientology in salsa napoletana (guardare la folla radunata davanti il duo Genny-Ciro durante il “passaggio di consegne” nellla puntata finale…).
A peggiorare la situazione contribuiscono una serie di personaggi sulla carta perfetti ma rappresentati quasi caricaturalmente quando non sembrano usciti da un film di Mario Merola. O Maestrale, la cui fama aveva preceduto la sua apparizione, si sgonfia pian piano riducendosi a una pedina della moglie Donna Luciana, granitica e inespressiva come una parete bianca e capace di suscitare un’antipatia e irritazione senza uguali. Nunzia, vedova del Galantuomo, è un’altra che con la faccia sembra Clint Eastwood in un film di Sergio Leone, tanto da lasciar trapelare le proprie emozioni solo attraverso il tono dalla voce (due modulazioni: o grida o sussurra). Ma il colpo di grazia lo serba ‘O Munaciello, che riesce ad unire ai difetti sopra elencati una sana dose di inutilità.
Perchè, fateci caso, il suo personaggio si rivela totalmente inutile al fine della trama tanto da finire steso per mano di Genny in due secondi netti causando una hola tra il pubblico a casa.
Per fortuna ci sono Salvatore Esposito e Ivana Lotito. Qui ci sarebbe da scrivere un trattato su come due giovani attori riescono a migliorare puntata dopo puntata, arrivando a livelli altissimi riuscendo a tocccare davvero nel profondo le corde emotive degli spettatori.
Genny ha subito una trasformazione costante durante tutte le stagioni, esplorando ogni piccolo e remoto angolo dell’animo umano ma restando sempre un personaggio negativo come pochi. Azzurra à passata da ragazzina capricciosa a madre premurosa, sensibile e decisa in ogni modo a regalare a suo figlio una vita migliore al di fuori di quel mondo sporco e corrotto, riuscendoci per fortuna. Marco D’Amore è un bravissimo attore e un regista promettente senza dubbio ma, in quest’ultimo scorcio, è sembrato troppo preso dal personaggio in delirio messiatico ed è risultato un po’ meno credibile rispetto le altre stagioni, salvandosi proprio nel finale e regalandoci un’interpretazione magistrale e perfettamente in simbiosi con Esposito.
Certamente “Gomorra” restera’ nella storia della serialità italiana e mondiale, un prodotto tecnicamente perfetto e collassato narrativamente solo in quest’ultima stagione finale. E saranno quei tre minuti che resteranno indelebili nelle menti di ogni fan. Prima Genny che cade per mano di una sagoma nel buio e poi Ciro ucciso da un colpo annunciato dal cane di una pistola senza volto. Muoiono insieme, con Genny steso come per guardare il cielo e Ciro prono come per proteggerlo.
Fratelli, nemici, padre e figlio fino all’ultimo istante. Ma per la vita che avevano scelto quello era l’unico finale possibile, almeno narrativamente. Il crimine non paga mai, almeno così dovrebbe essere, e fortunatamente si è scelto di non veicolare un messaggio di speranza e perdono per chi ha ucciso chiunque senza mai provare un effettivo rimorso, dove per rimorso s’intende il capire i propri errori e non perpetrarli ad libitum. La speranza è il piccolo Pietro con sua madre che si allontanano verso una vita migliore e senza il fardello di quel padre-marito oramai corrotto e compromesso. Retorico, si, ma un piccolo segnale di speranza, qualora ce ne fosse davvero.
E la speranza è anche quella di ogni spettatore con un minimo di sale in zucca, convinto che sia davvero tutto finito. Perchè “L’immortale” ci ha insegnato che tutto può succedere. Magari Genny aveva un giubbotto anti proiettile e un neurochirurgo era di passaggio sulla spiaggia pronto ad operare Ciro alla testa per salvargli la vita. Assurdo, certamente.
Speriamo solo che qualcuno non prenda sul serio questa idea…











