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Sanremo 2022: il meglio e il peggio della prima serata

Se è vero che certi amori non finiscono ma fanno dei giri immensi e poi si ritrovano, lo stesso vale anche per le macchine “usato sicuro”, le lasagne del giorno dopo e un bel film. Cosa che non funziona per l’assassino che torna sul luogo del delitto. E Amadeus non riesce a capirlo, per la terza volta di fila. Poverino, forse la colpa non è sua, lui evidentemente mette in campo la sua professionalità e la convinzione di essere l’uomo giusto nel posto giusto.

Il problema è chi gli fa credere da tre anni che sia davvero così. Viene da pensare che i vertici RAI lo stiano trattando con il Gervaso di manzoniana memoria perché, tanto gli mettono accanto Tonio che ha in più quella parte di cervello di cui l’altro difetta.

Ma il finale è amaro perché Renzo, tornato a Como, scopre un Tonio totalmente rincoglionito dalla peste, annullando così quel gap con il fratello scemo.

Così Fiorello ieri sera, totalmente in balìa dello scazzo sanremese, ci prova a scardinare la noia dando fondo al suo repertorio del periodo villaggio Valtur ma riesce solo ad appendere il blocco di cemento alla parte varietà del festival, riuscendo pure nell’epica impresa di far sembrare Amadeus totalmente rimbambito durante il medley musicale. Si, quella è stata la parte peggiore della serata, anche se sembra brutto sparare su un’istituzione come Fiorello.

Ma davvero è stato un momento imbarazzante, roba che il Tenerone del “Drive-In” sembra intelligente quanto un one man show di Ricky Gervais. Ed eravamo in eurovisione, ricordiamocelo. Se poi ci ritirano i soldi del PNNR non lamentiamoci.

Quello che accade dopo da ancora più l’idea di quanto regni la confusione nei vertici di Viale Mazzini. Qualcuno poteva rendersi conto che le cose stavano degenerando nella sagra del formaggio castrato di Monte Cavallo. Ma nulla. Ci siamo dovuti sorbire anche il momento family day con Berrettini (talmente in imbarazzo da ammettere candidamente di sentirsi più a suo agio sui campi da tennis che su quel palco) che ha visto tutta la famiglia trascinata sotto i riflettori e un’Ornella Muti bellissima e occhialuta relegata al ruolo di valletta semi muta.

Ovviamente, il buon Amadeus non poteva farsi sfuggire il momento acchiappa ascolti condito da sfregamento di mani e autocompiacimento (quasi fosse lui il talent scout) targato Maneskin. Qui si potrebbe dire di tutto, che piacciano o no (personalmente non sono un loro estimatore), di sicuro sanno reggere la ribalta. Ma Ama deve svoltare in vacca ogni situazione e così, per pomparsi l’ego oltremisura e coprire la mancanza dei famigerati ospiti stranieri (causa Covid o, più onestamente, cachet stellari) comincia a sciorinare sui quattro ragazzi di Roma una serie di etichette internazionali che manco fosse arrivata la Band Aid. E vai di “fenomeno mondiale”, classifiche scalate pure in Botswana, e la mitica perla del “Avete aperto il concerto dei Rolling Stones a Las Vegas! Tu vai sulla rubrica del telefono e alla M trovi Mick Jagger!”. Ecco, in quel momento Damiano ha dato una lezione di stile epica che mi ha fatto capire quanto ‘sti ragazzi siano davvero con i piedi per terra: ha abbassato lo sguardo con un sorriso imbarazzato limitandosi a un “si si… “ che suonava come un “Mo non ti allargare Amadeus, che le stronzate sono troppe… “. Macché. Sempre in piena Estasi il conduttore continua con le sue imbarazzanti minchiate. E pace.

La fortuna di questa edizione, almeno durante la prima serata, è anche l’essenza stessa del Festival, ovvero le canzoni in gara. Era da anni che non si sentivano tanti bei brani insieme. Da Mahmood e Blanco (vincitori quasi sicuri) a Massimo Ranieri, troppo sofisticato per l’Ariston ma un gran bel ascoltare. Sopra tutti quel Gianni Morandi che non sente il peso di un solo mese della sua età. Magari la sua canzone è un po’ troppo hit da Radio Estiva (lo zampino di Jovanotti si sente tutto) ma… diamine! È stato l’unico momento per cui valeva la pena alzarsi dal divano e cominciare a ballare. Nel mezzo scorrono come un fiume tranquillo canzoni come quella della solita Giusy Ferreri che si è presa una pausa dalla ennesima ciofeca da ferragosto e gavettoni e La rappresentante di lista che ci provano a far casino con un brano sicuramente hit ma, alla fine, si dimenticano dopo un paio di minuti.

Due discorsi a parte meritano Ana Mena e Achille Lauro.

La prima farebbe bene a tornare da dove è venuta perché è offensivo per l’impianto uditivo di chiunque ascoltare una porcheria strasentita e strarielaborata come la sua canzone. Al netto di tutta la cattiveria possibile, le auguro un futuro roseo, magari di trovare un lavoro onesto e non spaccarsi per artista.

Per Achille Lauro il discorso è opposto. Nel senso che il suo voler essere artista ha francamente sfracellato le gonadi. Tre anni fa era fenomenale, l’anno scorso era intellettualoide provocatore, oggi è un mix del peggio delle due cose. E vabbé prendere per il culo i perbenisti, la chiesa, la messa e chissà cos’altro ma la corda si spezza a lungo andare. E non è portarsi un coro gospel per enfatizzare l’esibizione blascicata che può salvarlo. Se è vero che voleva distruggere la sua carriera allora è sulla strada buona. Non bisogna nemmeno augurargli in bocca al lupo, il lupo sembra abbia molto appetito.

Alla fine, tra marchette delle fiction Rai e cazzatine varie. Amadeus porta il fieno nella cascina della prima serata. I presupposti fino a sabato non sono dei migliori visto l’andazzo, quindi meglio mettersi l’anima in pace e resistere. Così è, se vi pare. Ma si può sempre cambiare canale.

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