E’ in corso dalle 7 lo sciopero di 24 ore dei dipendenti diretti dello stabilimento di Taranto di Acciaierie d’Italia, di Ilva in As e dell’appalto proclamato dal Consiglio di fabbrica Fim, Fiom, Uilm e Usb e in maniera separata dall’Ugl Metalmeccanici.
Cominciati i presidi davanti alle portinerie. Nell’agitazione sono coinvolti i lavoratori diretti, dell’amministrazione straordinaria, dell’appalto e dell’indotto. “Siamo qui per far sentire la nostra voce”, ha detto il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano. “I motivi dello sciopero sono quelli di lanciare un forte segnale al governo che continua a essere latitante, che non parla né di Taranto, né dei lavoratori e né della città. Si continua con cassa integrazione straordinaria, in maniera unilaterale tra l’altro: veniamo da un mancato accordo”, ha rimarcato Prisciano. “Così avanti non si può andare più. Sfido chiunque a ‘tirare’ il mese con 900 euro di cassa integrazione. Noi vogliamo vivere di lavoro – ha concluso – un lavoro pulito e che soprattutto non deve nuocere alla salute nè di clo che lavorano all’interno nè di coloro che sono all’esterno”.
Le organizzazioni sindacali invitano governo e azienda a dare risposte concrete sulle strategie di rilancio del Siderurgico, sull’assetto societario, sul piano industriale e ambientale, sulle problematiche di sicurezza e sui livelli occupazionali, considerando che l’azienda ha avviato dal 28 marzo scorso la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione per 3mila lavoratori in tutti i siti del gruppo, di cui 2.500 a Taranto.











