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Corruzione e sistema di potere diffuso e distorto. Dove siamo arrivati in Puglia?

L’ennesima inchiesta giudiziaria scuote i vertici dell’amministrazione regionale. Coinvolti ex assessori e consiglieri regionali, imprenditori e funzionari pubblici. Le accuse della Guardia di Finanza sono puntuali e molto gravi: regali in denaro e natura per garantisti un posto di lavoro nelle agenzie regionali, atti corruttivi per aggiustare bandi e sistemare amici e parenti, tangenti per poter superare concorsi pubblici, scambi di favori in previsione delle elezioni regionali.

Un sistema organizzato che coinvolge politica ed imprenditoria su molti livelli, a partire dai Comuni fino ad arrivare nelle stanze più importanti della Regione Puglia, che continua a far tremare il mondo della politica pugliese.

Ancora una volta le Forze dell’Ordine sono entrati nella Regione Puglia ed hanno acquisito documenti, fornendo spiegazioni argomentate e puntuali su atti e fatti compiuti in spregio delle norme in vigore.

Bisogna essere garantisti? Certamente. Ma resta il fatto, tutto politico, della necessità di un deciso giro di vite anticorruttivo nella nostra regione. Non è possibile leggere praticamente ogni giorno sui giornali e sui siti internet di nostri rappresentanti, o di uomini che ricoprono importanti (e remunerati molto bene) ruoli nell’amministrazione pubblica, che finiscono nelle maglie della legge per fatti contrario al loro dovere civico, professionale ed etico.

Quanto sta accadendo, ancora una volta, in Puglia deve far riflettere sulla modalità di raccolta del consenso, di gestione della cosa pubblica e di costruzione delle alleanze che ormai da tempo ha preso piede nel nostro territorio, che produce una luce opaca e trasversale sulla selezione della classe dirigente e su come viene costruito e mantenuto il consenso. Un vero e proprio sistema piramidale che finisce per autoalimentarsi e che, peraltro, trova scarsa opposizione al suo esterno.

Intanto la Regione Puglia ha chiesto alla Procura di Lecce l’accesso agli “atti d’indagine non coperti da segreto istruttorio per le valutazioni sulla revoca degli incarichi in base a quanto previsto dalla legge Severino e dall’Anac”. Lo comunica il responsabile della prevenzione della corruzione e trasparenza della Regione Puglia, Roberto Venneri.

Intanto per due dei coinvolti, l’ex assessore regionale Totò Ruggeri, componente del Cda di Acquedotto Pugliese, ed Antonio Renna, commissario straordinario dei Consorzi di Bonifica Ugento Li Foggi, essendo destinatari di una misura restrittiva, sono stati automaticamente sospesi dalla loro carica.

L’assessore alla Sanità della Regione Puglia, infine, mette le mani avanti. “Sono stato informato dai giornalisti che negli atti dell’indagine in corso è emerso il mio nome e quello di mia figlia. Non conosco gli atti, ma posso affermare con certezza che sia io che mia figlia siamo totalmente estranei ai fatti”. L’assessore specifica: “Il percorso professionale di mia figlia è maturato autonomamente quando io non avevo alcun ruolo politico”.

“Sono stato dirigente medico presso il Pta Gagliano del Capo – spiega Palese – e poi responsabile delle sale operatorie accreditate. Solo alla fine del 2020 sono stato nominato direttore del distretto, e quindi ben dopo il percorso lavorativo di mia figlia. Quindi – conclude – anche rispetto a questo ruolo non c’è alcun nesso tra le due vicende. Certo di aver offerto alla stampa tutti i chiarimenti del caso nel segno della trasparenza e correttezza, valori che hanno da sempre ispirato il mio lavoro”.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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