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Piano Casa, Amati prova a superare il conflitto con il Governo: ecco la proposta di legge

Il Piano Casa della Puglia si scontra di nuovo con il Governo. Il Consiglio dei Ministri, nella riunione dello scorso 10 ottobre, ha deciso di impugnare la Legge Regionale 20/2022, approvata lo scorso agosto in un clima di polemiche e di contrasto tra i Consiglieri Regionali e la Giunta di Michele Emiliano. Quando la norma è stata messa a punto, è stata ribattezzata “eco-casa” per l’attenzione al riuso degli immobili e all’utilizzo dei materiali riciclati.

Intanto dalla Regione, a firma sempre di Fabiano Amati, arriva una proposta di legge che punti a superare i rilievi e le criticità sollevate dal Governo non sminuendo il senso della stessa legge voluta a più riprese dal Consiglio Regionale ed ogni volta impugnata dal Governo, nell’attesa che la Corte Costituzionale si possa esprimere nel merito tra chissà quanto tempo.

“A questo punto è necessario che la Corte costituzionale decida solo sulle obiezioni ideologiche proposte dal Governo contro il nuovo Piano casa, su suggerimento dei dirigenti del Ministero della Cultura. E per raggiungere questo obiettivo è utile sgomberare il campo da argomenti secondari, utili a generare abbondanza di confusione e scuse: ho perciò depositato oggi una proposta di legge per abrogare le norme impugnate senza alcuna utilità pratica e per chiarire alcuni dettagli .

E tutto questo per tentare tutto il possibile ed evitare la morte di un settore ad altissima densità di posti di lavoro.

Insomma, se il Governo vuole istituire la fame in Puglia, noi vogliamo fare di tutto per attenuarla”.

I motivi d’impugnazione rilevanti sono quattro.

Il primo riguarda la pretesa di trasformare il Piano casa da strumento edilizio a strumento urbanistico, per cui imporre l’approvazione concordata con il Ministero della Cultura e a prescindere da quanto prescrivono le norme vigenti, comprese quelle tecniche del Piano paesaggistico.

Il secondo motivo riguarda un emendamento presentato in aula, sulla possibilità di procedere con singole istanze e beneficiare, previa delibera del Consiglio comunale, degli incrementi volumetrici.

Il terzo motivo riguarda il rispetto dell’indice di edificabilità fondiaria nelle zone agricole.

Il quarto motivo riguarda, infine, la possibilità di introdurre le modifiche introdotte da una recente legge statale in materia di Aiuti.

“Per ridurre la confusione argomentativa – sottolinea Amati – in cui incorre il Ministero, così da limitare il campo della decisione alle cose veramente utili, ho proposto dunque l’abrogazione della norma sulle singole istanze in mancanza di delibera complessiva di determinazione degli ambiti, la modifica della norma sull’applicazione dello strumento nelle zone agricole e leggeri chiarimenti a obiezioni sollevate dal ministero delle Infrastrutture. Qualora il Consiglio regionale dovesse recepire le modifiche, la decisione della Corte costituzionale si restringerebbe a due sole questioni, a mio parere di natura ideologica: se, come e quando il Ministero della Cultura può essere legittimamente considerato il tiranno del futuro e dell’autodeterminazione edilizia dei comuni; se, come e quando il Ministero della Cultura può opporre a una legge dello Stato le norme di uno strumento urbanistico, il Piano paesaggistico, sovraordinato alle leggi regionali e agli altri strumenti urbanistici, ma non certamente alle leggi dello Stato”.

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Redazione
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