All’indomani della notizia del via libera per le stabilizzazioni di oltre 3.300 lavoratori del comparto sanitario pugliese, il Presidente del gruppo consiliare di Forza Italia Paride Mazzotta così commenta: “Da gennaio 3.300 dipendenti della sanità saranno stabilizzati e questa è un’ottima notizia che va precisamente nella direzione che abbiamo sempre indicato. Un primo ed importante passo per dare serenità a 2.500 unità tra infermieri e oss e circa 140 dirigenti medici. Si fa ordine, quindi, e si dà dignità al lavoro di chi garantisce l’assistenza sanitaria ai cittadini, ma ora bisogna guardare avanti. In Puglia c’è un’atavica carenza di personale nelle strutture: è sufficiente pensare alle condizioni dei pronto soccorso, costantemente in tilt proprio perché ci sono poche unità operative ad affrontare un numero rilevantissimo di accessi. Servono nuove assunzioni, anche alla luce dei nuovi ospedali che sorgeranno sul territorio regionale affinché non siano delle scatole ‘vuote’ e inutili. Ci aspettiamo, quindi, una programmazione seria da parte della Giunta regionale su questo fronte per potenziare il servizio offerto ai cittadini, ma anche per alleviare la pressione sui dipendenti in attività, costretti a turni di lavoro massacranti pur di assicurare, con grande responsabilità, le cure a chi ne ha bisogno”.
Secondo Giuseppe Tupputi, capogruppo di CON Emiliano in consiglio regionale “il provvedimento consente per un verso di dare stabilità e dignità a migliaia di lavoratori, fra medici, infermieri, operatori socio sanitari, che mandano avanti il sistema su cui si basa la salute pubblica dei cittadini pugliesi e che ha dimostrato, nonostante tutto, di essere stato in grado di superare una pandemia; dall’altro di irrobustire appunto quel sistema, in tutte le sue articolazioni, aziendali, ospedaliere e territoriali”.
“Viene riconosciuto – sottolinea Tupputi – l’impegno di migliaia di lavoratori che si prendono cura della salute dei pugliesi e che, ad oggi, hanno i requisiti previsti dal provvedimento. Ma non basta, perché è data facoltà a ciascuna Asl, che ne avesse necessità e possibilità, di prorogare i contratti di chi quei requisiti non li ha ancora maturati, fino a 36 mesi”.











