Con la pubblicazione del libro “Matite Sbriciolate di nonno Antonio”, della Casa Editrice “Edizioni Voglino” specializzata in letteratura per l’infanzia, l’autrice Antonella Bartolo dedica ai più piccoli la storia del Capitano Antonio Colaleo e dei soldati italiani internati nei campi di prigionia in Germania, e lì dimenticati per ben due anni, dal ‘43 al ’45.
Lo fa in nome della dignità di quei nonni e bisnonni sopravvissuti che, nel corso della propria vita, non hanno mai avuto il coraggio di raccontare ai propri cari le sofferenze legate agli anni di detenzione forzata, nella convinzione che fosse giusto, e meno doloroso, dimenticare piuttosto che portarle alla luce e riviverle.
Non è facile spiegare la guerra, le difficoltà e le angosce che comporta, soprattutto se il nostro interlocutore è un bambino, quelle “verità scomode” che anche la Storia ha difficoltà a riportare nei libri di scuola. Temi sicuramente difficili da elaborare, ma che la Bartolo prova a fare attraverso il racconto, e toni adeguati alla loro età, per stimolare in loro la curiosità e l’approccio alla conoscenza di vicende che, se non per tutti, sicuramente per qualcuno, appartengono alla propria famiglia. “Matite Sbriciolate di nonno Antonio” è il “viaggio” tra i ricordi del Capitano che ha inizio con la scoperta di 34 disegni tratteggiati e colorati con “matite sbriciolate”, e che rappresentano la “storia della sua resistenza”. I protagonisti del libro sono due fratellini, Agata e Nicola che, per la prima volta, vengono a conoscenza delle ingiustizie vissute da nonno Antonio e dai tanti soldati prigionieri come lui, e da lì nasce in loro il desiderio di sapere di più. Tra il presente e passato, emozioni e riflessioni, il racconto arriva al cuore dei bambini con naturalezza, ma con altrettanta determinazione, supportata dalle importanti e delicate immagini dell’illustratrice Sara Mancuso, che rendono concretezza alla narrazione.
Si sa che i bambini apprendono molto dalle “storie” e dalle narrazioni, spesso di fantasia, e sono anche bravi a gestire vicende critiche, spesso in maniera più consapevole degli adulti. La sfida è introdurre questo nuovo metodo didattico nelle Scuole, come importante primo approccio identitario e per avviarli, attraverso la lettura di racconti, alla curiosità e alla conoscenza di fatti, sociali e culturali, che fanno parte del loro mondo, e che approfondiranno con più maturità nel corso degli studi.











