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L’alfabeto del Festival di Sanremo: dalla A di Ammore alla Z di Zappare

Sono le 7:14 di domenica mattina e Sanremo e’ finito alle 2:50. Per dovere di cronaca il sottoscritto ha dovuto guardarlo fino alla fine. Mi appello all’umana pieta’, piu’ che al diritto di pensiero, nel caso qualcuno si sentisse offeso dalle parole che seguiranno. Meglio precisare, in giro ci sono influencer e rapper con gli squadroni della morte digitale annidati tra i loro followers  e presidenti superstar che mal digeriscono le voci libere…

Puntuale come la presenza di qualche capo di stato durante la diretta in mondovisione di un evento mondano, ritorna per l’ennesimo anno di fila l’Alfabeto di Sanremo, 2023 Edition.

A come Ammore: mai come quest’anno la parola piu’ usata dai cantanti. Non tanto nelle canzoni quanto nelle intenzioni. Che siano corna rientrate, piu’ siamo meglio e’ o i figli so piezz e core, l’Ammore (quello rigorosamente con due M alla Piero’ “Scippatore” Pelu’) vince sempre. Alla faccia del governo cattivo e fascistoide e di Chiara Ferragni che s’e’ ritrovata il marito con mezzo metro di lingua di Rosa Chemical in bocca in eurovisione. La reazione leaked della paladina di qualsiasi cosa pare non sia stata delle piu’ tolleranti. Come si dice “e’ facile fare il frocio con il culo degli altri”…

B come Burt: giusto per ricordarci cosa ci tocca in Italia, l’immenso Burt Bacharach ci ha lasciato nel bel mezzo di Sanremo. Il doveroso omaggio e’ avvenuto a discapito del segmento dedicato a Peppino Di Capri e la sua carriera, mica ad un blocco stracolmo di minchiate di Amadeus  di gag alla Benny Hill. Questo non e’ un paese per vecchi.

C come Cugini di Campagna: qualche giorno fa avevo scritto che sono protetti dalla Convenzione di Ginevra e non si puo’ parlar male di loro. Diciamocelo francamente: chi e’ cosi’ bastardo dal prendere in giro una band che ha nientepopodimenoche’ ispirato i Maneskin? Ecco cosa succede quando la legge diventa troppo garantista, poi ti ritrovi i serial killer per strada e gli emuli che agiscono impuniti. Con tutto il rispetto per la loro carriera (lanciata in realta’ da Fabio Fazio negli anni ’90 quando rispolvero’ “Anima mia”…), volare un po’ basso non gli farebbe male. Certe uscite ad una certa diventano davvero troppo ridicole.

D come Due: di notte. Se schiaffi 28 cantanti tutti insieme, quattro marchette, siparietti patetici, superospiti, collegamenti con le navi da crociera e varie ed eventuali, non puoi pretendere che la gente stia seduta sul divano a guardarti fresca come una rosa. Si sdraia. E s’addormenta. E addio al televoto per i poveretti relegati nelle tenebre. Democrazia, dove sei?

E come &: Paola & Chiara regine assolute. Tenetevi Elodie coscialunga, voce meravigliosa che non dovrebbe puntare quasi tutto sul “ammazza quanto so figa!”. Le due sorellone ritornano col botto e meno male che c’erano loro. Brave, divertenti, molto ’90 con upgrade per i millennials, eleganti e seducenti. Classe da vendere alla gioventu’ di Instagram e OnlyFans.

F come Ferragni-Fagnani-Francini: non si poteva scegliere solo una di loro, quindi una di loro e’ stata introdotta per marcare l’abissale differenza con le altre due. Chiara Ferragni apre e chiude Sanremo, cancellando quel crescendo rossiniano che avevano regalato Francesca Fagnani e Chiara Francini (Egonu non pervenuta grazie alla sua totale inutilita’ di contenuti triti, ritriti e paraculi).

L’apoteosi della nullita’ artistica della Ferragni viene raggiunta col il suo monologo-epistola a se stessa in cui affoga in una marea di egocentrismo tentando scioccamente di mascherarlo in corso motivazionale. Ma ha una marea di followers e il candido Amadeus ha pensato bene di chiamarla sul palco per abbuffinarsi ulteriori ascoltatori. Tra cambi d’abito buoni per una diretta Instagram da qualche sfilata dove piu’ qualcosa fa schifo piu’ e’ artistica e una faccia che tenta di nascondere quella soddisfazione di essere dove si e’ senza sapere fare un cazzo, il prezzo che  Ferragni deve pagare e’ una marea di meme in cui viene deflagrata. Ma per lei vanno bene, monetizza anche con quelli e, quindi, almeno per questo merita i complimenti, anche se la circonvenzione d’incapace e’ un reato. A due milioni di anni luce la Fagnani e’ stupenda da vedere e da ascoltare (ma questo la sa chiunque abbia il minimo sindacale di sale in zucca) anche se le unghie da belva sono retratte sul palco dell’Ariston. Apoteosi Francini, che sa far anche ridere ma ci impallina con un monologo meraviglioso sulla non maternita’. Far piangere anche un uomo su questi argomenti e tanta, tanta, tanta roba.

G come Grignani: Sanremo 2023 ha avuto due sovrani, uno di loro e’ Gianluca “Sambucone” Grignani. Chissenefotte se era ‘mbriaco a ciuccio o se era nel pieno delle SUE facolta’ mentali. E’ puro, genuino, rock, forse troppo per i comuni mortali. Quando blocca l’esecuzione della sua canzone per un problema audio non spacca il palco, chiede scusa, spiega cosa e’ accaduto e sferra una cannonata alla pantomima della sera precedente di Blanco in pieno trance floreale. Quando duetta con Arisa sulle note di “Destinazione Paradiso” e’ pura anarchia, gioia di cantare e vivere, trascinatore, menefreghista, meraviglioso. Se qualcuno in Rai avesse un po’ di cervello, per il prossimo anni lo dovrebbero chiamare o come Super-ospite (altro che in gara!) o come co-conduttore. Dhare all’ 80% assicurato. Gianluca patrimonio nazionale.

H come Hereditary: raramente un film mi ha spaventato, ma “Hereditary” mi ha fatto un effetto pure peggiore. E Toni Collette che sbuca dal buio urlando come un’ossessa con i capelli completamente scombinati mi da ancora gli incubi. Grazie Anna Oxa per aver rinverdito le mie paure.

I come I Coma_Cose: teatrali molto, non etichettabili pure, bravi sicuramente. Il testo piu’ bello di tutto il Festival, giustamente riconosciuto dal premio Bardotti, e’ una mazzata al cuore che riesce a portare comunque speranza. Autobiografico fino al midollo e per questo sincero come nessun altro. Gli avvocati divorzisti odiano questa canzone.

L come Lucio: quest’anno Lucio Dalla avrebbe compiuto 80 anni. Ascoltando il medley di sue canzoni eseguito da Morandi mi e’ venuto in mente che fosse tutta farina del sacco del buon Gianni. Sia per l’intensita’ delle esecuzioni, un amico vero non poteva fare di meglio, sia per l’idea troppo intelligente per il direttore artistico. Ed ecco perche’, qui di seguito, troverete il secondo sovrano di questo Festival, quello incontrastato…

M come Morandi: io voglio abbracciare Gianni, stare seduto per dodici ore di fila bevendo vino con lui e parlando della sua storia, guardarlo come si guarda la parmigiana della mamma. E’ un inno alla vita deambulante, talmente sincero che sembra quasi ingenuo. La guerra di followers con Amadeus , le reazioni a ruota libera ad ogni canzone che ha apprezzato, il ramazzare il palco inondato dai fiori distrutti da Blanco. Il punto piu’ alto l’ha toccato quando, durante l’intervista con la Fagnini, ha rispolverato il suo “Momento Gubbio” nel 1983 a Palermo e di come si sia letteralmente… lasciato andare durante un concerto dopo una mangiata colossale. Solo lui puo’ raccontare di essersi cagato addosso con la grazia e l’ironia di un lord inglese. Gianni senatore a vita.

N come Nuove Proposte: sparita la categoria piu’ interessante, talvolta fucina di bei talenti. Anzi no. Le Proposte ci sono, nuove certamente, ma per dar maggiore visibilita’ ai ragazzi che si fa? Li si scaraventa tra i big, cosi’ magari mazzulano qualche cantante famoso e la loro stella esplode nel firmamento musicale! Risultato? Le 6 “nuove proposte” occupano gli ultimi 8 posti della classifica finale di 28 cantanti, in compagnia dei Cugini di Campagna e Anna Oxa. Gran bel lavoro, Amadeus!

O come Ornella: avra’ anche sbagliato tante volte nella vita sua ma accettare l’appuntamento del festival come superospite e’ stata una gran bella idea. La Vanoni e’ diventata una scheggia impazzita, non sai mai se tra una canzone e l’altra sta per mandarti a fanculo. E questa suspence basterebbe a desiderare la sua presenza anche allo Zecchino d’Oro. Quando invece del canonico mazzo di fiori ammette come una mitragliata di volere i carciofi perche’ “a Milano fanno schifo”, le casalinghe hanno fatto la standing ovation. Ornellona Queen,

P come Povia Effect: la canzone di Mr Rain e’ caruccia musicalmente e infarcita di stereotipi e frasi da Baci Perugina da far venire il vomito. Il tocco di classe dei bambini ha francamente disintegrato le scatole. Per fortuna che dopo la mezzanotte le creature devono andare a nanna, almeno ce li siamo risparmiati per la seconda esibizione. Mr Rain purtroppo c’era.

Q come Quote: Mengoni dato vincitore prima ancora che si sapesse che doveva partecipare al Festival (personalmente era talmente bella la sua canzone che avrei puntato sul secondo posto) e’ stato la manna dei bookmakers. Al 90% gli scommettitori avranno puntato sull’effetto sorpresa Ultimo. Ma ci volete fare, quel ragazzo ci prova ma non serve riempire gli stadi o sbroccare in conferenza stampa per essere un bravo cantante.

R come Rosa Chemical: a parte il gia’ citato limone in bocca al bimbominkiotico Fedez (senza tralasciare il rapporto sessuale simulato nella prima fila con tanto di espressione inebetita-assuefatta del bimbominkia di cui prima), a me Rosa Chemical mi e’ piaciuto. Molto. Vabbe’, segue la scia di Achille Lauro in quasi tutto ma, almeno, i suoi testi hanno un po’ piu’ senso. E poi, uno che canta col sex toy in eurovisione merita tutta la mia stima. Shock the system!

S come Sethu: ogni classifica ha il suo ultimo posto, quest’anno piu’ che meritato. Sethu “Munaciell” potra’ raccontare un giorno ai suoi nipoti di essere stato a Sanremo. E quando i pargoli gli chiederanno in che fila era lui rispondera’ “Cantavo sul palco!”. Ecco come poi i nipoti cominciano a penzare che i noni sparano cazzate.

T come Tre: caffe’. Per stare sveglio dopo la mezzanotte e scrivervi questo articolo. Perle ai porci.

U come Ultimo: non gliela fa’ proprio. Vome detto prima non e’ un cantante eccezionale. Come paroliere ha il suo perche’ ma se si ostina a calcare l’Ariston rischia la sindrome di Toto Cotugno.

V come Vendetta: Fiorello ha scelto il profilo basso quest’anno ed ha fatto benissimo. Il suo Dopofestival da stakanovista (alle 7 del mattino doveva tornare in onda….) mi ha fatto ridere a notte fonda. Ma Amadeus non puo’ vivere senza essere la sua spalla e, dopo aver scoperto i social network, tenta il colpaccio con una diretta instagram dal palco mentre chiama il buon Rosario, “Cosi’ i miei followers aumentano!”. E Fiorello lo ignora, almeno la prima volta, tra l’imbarazzo di Amadeus e Chiara Ferragni e lo sguardo sornione di Gianni Morandi. Dopo un paio d’ore finalmente la chiamata si fara’ ma vuoi mettere che soddisfazione per Fiore…?

Z come Zappare: lavorare la terra e’ nobile! Consiglio spassionatamente  Colla Zio di dedicarsi a questo lavoro umile e appagante. Abbiamo gia’ avuto i Ragazzi Italiani ed erano (pensate un po’) anche piu’ bravi di questi peracottari tarantolati.

SPECIAL MENTION: Vessicchio che dirige a quattro mani Grignani e Arisa. Il Festival di Sanremo 2023 poteva e doveva chiudersi in quel memorabile momento per consegnare ai posteri un vero momento di alta televisione.

E di musica.

E di Vessicchio.

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