HomeEconomia & SviluppoEconomiaChe accade nelle borse mondiali? L’epoca dei soldi facili è finita

Che accade nelle borse mondiali? L’epoca dei soldi facili è finita

Queste le parole di Laurence Douglas “Larry” Fink, CEO e Chairman del colosso finanziario americano Blackrock nella sua lettera agli investitori pubblicata ieri 15 marzo 2023.

Per comprendere a fondo chi sia Blackrock, e quale sia il suo peso specifico, basti evidenziare che l’anno scorso furono superati i 10 mila miliardi di dollari di masse in gestione

Merito della tecnologia, afferma Fink, se i mercati finanziari sono diventati più convenienti e accessibili a tutti. Prima infatti, il processo per acquistare un’azione o un’obbligazione richiedeva molto più tempo, adesso invece grazie ad uno smartphone è possibile operare su differenti mercati con pochi click. Certamente la tecnologia ha incrementato e diversificato le opzioni possibili per risparmiatori ed investitori e ne ha migliorato la trasparenza e la comprensione ma non può di certo eliminare il rischio ad esse collegate.

Uno dei compiti più critici degli istituti finanziari così come degli asset manager è quello di saper identificare fattori critici a livello globale sia sul breve che sul lungo termine.

fonte:wikipedia

Effetto domino: I tre fattori scatenanti

Secondo Fink tre sono i fattori che hanno condotto all’effetto domino degli ultimi giorni.

Il primo, misure straordinariamente aggressive a livello fiscale e monetario che hanno avuto come conseguenza una crescita esponenziale dell’inflazione.  Per combatterla, sia la Fed negli Stati Uniti sia la Bce a livello europeo sono state costrette ad innalzare i rispettivi tassi di interesse di riferimento. Questo è il primo prezzo da pagare per anni di soldi facili.

Uno secondo fattore da tenere sotto osservazione secondo Fink, è quello che ha determinato il fallimento dell’ormai celebre Silicon Valley Bank, banca californiana specializzata nei depositi di aziende hi-tech, ovvero il disequilibrio tra attivi e passivi. La banca infatti deteneva un importo di quasi 24 miliardi di obbligazioni del tesoro americano che ha venduto, in perdita, alla Goldman Sachs. La perdita di quasi 2 miliardi sarebbe stata coperta da un aumento di capitale che però non è andato in porto a causa del cosiddetto “bank run”, quella che un tempo si sarebbe definita corsa agli sportelli per ritirare i propri risparmi e che oggigiorno è avvenuta in poche ore e con qualche click.

Gli investitori quindi non hanno creduto nella solvibilità della banca così come nella sua strategia e visione long-term.

Il terzo fattore, disequilibrio di liquidità. Infatti, anni di tassi bassi hanno certamente spinto investitori con profilo più aggressivo verso investimenti più rischiosi e magari anche meno “liquidi” sul mercato. In particolare certe operazioni potrebbero anche essere state effettuate con il cosiddetto effetto leva.

Focus: Contesto macro

Sicuramente questi ultimi anni sono stati drammatici dal punto di vista umano oltre che finanziario. La Pandemia, l’invasione russa, i cambiamenti climatici. Tutti fattori che hanno implicazioni immediate e dirette nella nostra vita quotidiana e che conducono sempre più verso atteggiamenti di protezionismo e di polarizzazione.

Un altro fattore da tenere sotto osservazione è quello della crisi silenziosa legata alla denatalità e ad una popolazione sempre più anziana. Una condizione del genere conduce in maniera naturale ad una minore forza lavoro disponibile sul mercato che comporta una crescita inferiore alle aspettative o, peggio, al declino. Certamente sarà compito dei governi nazionali invertire questo trend migliorando le condizioni di salute e della forza lavoro della popolazione.

Altri temi da non perdere di vista e che potranno fare la differenza nei prossimi anni sono quella della transizione energetica e quello degli asset digitali. Da una parte la riduzione quindi delle emissioni di carbonio e l’attenzione posta alla sostenibilità reale degli investimenti. Dall’altra l’ossessione verso le piattaforme online e i Bitcoin, altra mina vagante per investitori e risparmiatori.

Ciò che sicuramente può fare la differenza, conclude Fink, è la fiducia in chi amministra e monitora il buon andamento dei nostri istituti.

“Tempesta perfetta”

Oltre alla Silicon Valley Bank, è notizia infatti di questi giorni il crollo in borsa di un altro titolo, quello di Crédit Suisse. Alla domanda se si rischia l’effetto domino anche sui mercati europei, risponde il Direttore Generale di Abi, Giovanni Sabatini sostenendo che le regole imposte da Basilea III consentirebbero un cauto ottimismo. Dello stesso avviso il Ministro dell’Economia Giorgetti.

Soltanto gli eventi dei prossimi giorni potranno dirci se siamo solo all’inizio della cosiddetta “tempesta perfetta” e se ci saranno quindi altri istituti in difficoltà o se invece il detto “too big to fail” possa essere ancora rispettato.

Il link alla lettera di Fink

https://www.blackrock.com/corporate/investor-relations/larry-fink-annual-chairmans-letter

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