Del futuro della Medicina che è già il presente, si è parlato al convegno di Epigenetica e Medicina integrativa che si è tenuto a Taranto nell’Università “Aldo Moro”.
“Si tratta di una cura già validata da una commissione scientifica europea che riconosce l’importanza di questo filone di studi” ha riferito Francesco Rapetti, presidente dell’associazione no profit “Noi”, a cui si deve il convegno, seguito anche in videoconferenza da Torino, Savona, Pavia e Piacenza.
Si sono succeduti in ordine di intervento i seguenti medici, professori e ricercatori: Luca Poretti di Taranto, Angelo Aurelio Santorelli di Bari, Giuseppe Tagliente di Taranto, Teodosio De Bonis, Mauro Mantovani e Pier Mario Biava di Milano, Stefano Ciaurelli di Roma, Gianpaolo Pisano di Milano, Pierluigi Sperti di Taranto.
Una delle scoperte più importanti fatte all’inizio di questo secolo è quella relativa al Codice Epigenetico, un codice che in realtà il relatore Prof. Pier Mario Biava, studia da decenni. Oltre al codice genetico è emerso quello epigenetico che sta al di sopra e ne regola il funzionamento.
Nell’ambito degli approcci epigenetici in campo oncologico si è consolidata da diversi anni la ricerca sulla riprogrammazione delle cellule staminali tumorali con i fattori di differenziazione embrionale. Detti fattori infatti sono in grado di attivare o disattivare molteplici geni e di correggere le alterazioni genetiche ad esempio indotte dalle sostanze cancerogene.
Di fatto si è dimostrato che i fattori di differenziazione delle cellule staminali prelevati dall’uovo di Zebrafish (Pesce Zebra), che ha oltre il 90% di proteine in comune con quelle umane, sono in grado di normalizzare il ciclo cellulare delle cellule cancerose.
Si tratta degli stessi meccanismi che in natura sono attivi quando avvengono tutti i processi di differenziazione delle cellule staminali che portano alla formazione di tessuti ed organi. In queste fasi, dove è molto alto il rischio di sviluppare errori nella replicazione, i fattori di differenziazione hanno anche un importante ruolo correttivo verso quelle cellule che vanno incontro ad errori.
La riconferma di questo meccanismo si è avuta quando, impiantando cellule tumorali in un embrione nelle fasi di differenziazione che portano alla formazione di tessuti ed organi, si è notato che queste cellule o vengono normalizzate o vengono distrutte per apoptosi. Al contrario impiantando cellule tumorali in un embrione dopo la fase di formazione di tessuti ed organi (organogenesi) le cellule tumorali hanno proseguito a proliferare.
Si può pertanto parlare di “riprogrammazione” epigenetica delle cellule malate fornendo quelle sostanze (peptidi) identificate, che sono in grado di riportare la cellula nell’ambito della sua normale fisiologia di differenziazione.
Queste sostanze, questi fattori di differenziazione, quindi sono in grado, in associazione con i trattamenti chemioterapici standard, di rallentare e spesso bloccare il ciclo cellulare delle cellule tumorali. Succede che se le alterazioni non sono troppo gravi queste vengono effettivamente riparate; se invece le mutazioni sono troppo gravi e non sono riparabili si attivano i geni della morte cellulare programmata (apoptosi) e le cellule cancerose muoiono. Di fatto dopo il trattamento con questi fattori di differenziazione, le cellule tumorali escono dal ciclo della moltiplicazione cellulare.
Sono già state realizzate una serie di ricerche importanti sulla integrazione fra agenti chemioterapici e questi fattori di differenziazione.
Già nel 2011 ad esempio è stata pubblicata su ‘Current Pharmaceutical Biotechnology’ una ricerca condotta presso l’Università La Sapienza di Roma dove si è osservato in vitro, il rallentamento della crescita di cellule del tumore del colon. Un rallentamento del 35% si è ottenuto con il trattamento col solo 5 Fluoro-Uracile (agente chemioterapico antitumorale), invece un rallentamento del 98% è stato ottenuto con la contemporanea somministrazione di 5 Fluoro-Uracile e questi fattori di differenziazione.
Richard Ablin ha riportato in un articolo pubblicato nel 2014 un effetto notevolmente benefico della sinergia fra fattori di differenziazione e l’asportazione chirurgica nel tumore della prostata. I fattori di differenziazione staminale hanno dimostrato infine di migliorare lo stato e la qualità della vita nell’82% dei pazienti trattati e di ridurre gli effetti collaterali avversi della chemioterapia.
Ma c’è di più, queste sostanze hanno efficacia non solo sui tumori ma anche sulla rigenerazione dei tessuti e fra questi anche quelli nervosi, intervenendo con ottimi risultati sulle malattie neurodegenerative quali: Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla, Maculopatia secca, Ipoacusia neurosensoriale e così via. “Su 41 casi di sclerosi multipla – ha sottolineato il prof Biava – 37 hanno avuto una evidente regressione tanto da non dover più utilizzare la sedia a rotelle”.
Straordinari sono i risultati in ambito otorino, dove il dott. Gianpaolo Pisano con questa terapia, ha raggiunto degli ottimi risultati su pazienti con ipoacusie congenite, acute e croniche fino ad ora irreversibili. A riguardo notevole è stata la testimonianza di un ragazzo siciliano, che nato con una sordità bilaterale, dopo un anno di cure ha migliorato l’udito, pur continuando ad utilizzare le protesi.
“Mi sento di affermare che il prof. Biava è un luminare con il Nobel ‘in pectore’ – ha riferito il dott. Stefano Ciaurelli, direttore dell’equipe del prof. Biava – Ervin László, candidato al premio Nobel, considera la scoperta di Pier Mario Biava una scoperta epocale che può dare migliori condizioni di vita”. L’equipe del prof. Biava è reperibile al seguente indirizzo email: equipebiava@vita365.it.
Nella foto, da sinistra Luca Poretti, Stefano Ciaurelli, Pier Mario Biava e Gianpaolo Pisano
Vito Piepoli











