HomeCronacaUna Stella in più nel cielo e la tragedia dei dispositivi antiabbandono

Una Stella in più nel cielo e la tragedia dei dispositivi antiabbandono

È di due giorni fa la tragica notizia, avvenuta a Cecchignola in zona Roma, di una bimba di meno di un anno trovata senza vita in auto, dimenticata dal papà che avrebbe dovuto accompagnarla al vicino asilo. Una terribile fatalità che lascia sgomenti e con tanti interrogativi. Uno dei quesiti che molti si staranno ponendo è certamente “Ma come ha fatto a dimenticarsela?”. Difficile da spiegare e da accettare. Molto spesso, quando nasce un bambino, cambiano ritmi e abitudini della casa. La vita dei bambini diventa sempre più una serie di routine quotidiane, e così anche quella dei genitori. Ogni genitore riconoscerà nella lista che segue azioni ricorrenti che fotografano solo una piccola parte della giornata tipo di ogni famiglia e che vengono ormai compiute quasi in maniera automatica: risvegli notturni, cambio pannolino, pianti, coccole, giochi, sorrisi, carezze, colazione, corse per la casa, preparazione per asilo o scuola, oggetti sparsi qua e là, ascensore o scale, camminata fino all’auto, seggiolino auto, cinture. Pronti, via! Si parte!

In questa routine di “buone azioni” capita a volte di dimenticarsene una…Certe volte però è anche la più importante. Dal 1° ottobre 2018 infatti è stato introdotto lobbligo di installazione di dispositivi per prevenire l’abbandono di bambini nei veicoli chiusi. Il provvedimento è entrato in vigore il 27 ottobre e dal 7 novembre dello stesso anno l’articolo 172 comma 1-bis del codice della strada recita così:

Il conducente dei veicoli delle categorie M1, N1,  N2  e  N3 immatricolati in Italia, o immatricolati  all’estero  e  condotti  da residenti in Italia, quando trasporta un bambino di età inferiore  a quattro anni assicurato al sedile con il sistema di ritenuta  di  cui al comma 1,  ha  l’obbligo  di  utilizzare  apposito  dispositivo  di allarme volto a prevenire l’abbandono del bambino,  rispondente  alle specifiche tecnico-costruttive e funzionali stabilite con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. (141) (151).

Il dispositivo antiabbandono è un dispositivo di allarme, costituito da uno o più elementi interconnessi, la cui funzione è quella di prevenire l’abbandono dei bambini di età inferiore ai quattro anni, a bordo dei veicoli delle categorie M1, N1, N2 e N3 e che si attiva nel caso di allontanamento del conducente dal veicolo.

In commercio ne esistono molti e, in un primo momento, è stato fornito anche un bonus per favorirne l’acquisto visto che ormai quasi tutte le famiglie dispongono di due veicoli essendo entrambi i genitori lavoratori. Il funzionamento dei dispositivi può essere integrato al sistema di ritenuta dei bambini, può far parte della dotazione di base del veicolo oppure può essere indipendente dal veicolo e collegato ad esempio tramite un’applicazione da scaricare sul proprio smartphone che consente, in molti casi, di prevenire tragiche fatalità dovute ad un momento di stanchezza o di disattenzione che, nel tran tran della vita quotidiana, può colpire le famiglie. Sono stati stanziati anche dei fondi, circa 80 mila euro per tre anni al fine di informare opportunamente i cittadini sull’obbligo di questo dispositivo. Vi riportiamo il link al video facente parte della campagna di comunicazione sull’obbligo dei dispositivi antiabbandono dal claim molto eloquente: “La tua attenzione diventa legge”.  Allo stesso link è possibile anche ascoltare lo spot radiofonico.

“Uno due tre”. In poco tempo il tuo bambino sta imparando tante cose. “Mamma mi aiuti?” Per altre ha ancora bisogno di te. Puoi imparare qualcosa di nuovo anche tu. Dal 7 novembre 2019 per i bambini inferiore ai 4 anni è obbligatorio munirsi del dispositivo antiabbandono per il seggiolino in automobile. La tua attenzione diventa legge.

Tuttavia, proprio nel primo periodo, a fronte di un obbligo previsto dalla legge, i dispositivi erano introvabili sul mercato. Un po’ come le mascherine durante la prima ondata di Covid-19. Facile dunque che molte famiglie abbiano provato in un primo momento ad acquistarli e che poi non l’abbiano più fatto.

In queste ultime ore, si sta facendo strada un’ulteriore ipotesi, quella della cosiddetta FSB, acronimo inglese di Forgotten baby syndorme, ovvero la sindorme di abbandono del bambino che consiste nella certezza di aver completato un’azione senza però averla realmente compiuta. Ciò è dovuto solitamente a cali di memoria causati da stress, privazione del sonno o cambio di routine. Sicuramente il Governo, rappresentato per  la prima volta nella storia d’Italia da una donna, prima ancora di occuparsi di misure volte a contrastare la denatalità, dovrebbe tutelare con ogni forza la maternità.  Andrebbero aiutate infatti le famiglie nel momento più delicato della loro vita che inizia già dal periodo del post-parto dove molte mamme sono lasciate sole, senza aiuto, stremate dopo ore di travaglio.  Il supporto dunque e l’assistenza andrebbero forniti proprio nei primi anni di vita dei bambini dove i cambiamenti sono tanti e gestirli, tutti insieme, non è sicuramente semplice. I decaloghi e i vademecum previsti da OMS e Ministero della Salute esistono certo e vanno rispettati. Il consiglio rivolto alle giovani famiglie resta quello di non distrarsi alla guida, guardare, quando e laddove sia possibile, attraverso lo specchietto retrovisore per sincerarsi della situazione, oltre che voltarsi prima di uscire dall’abitacolo. Piccole accortezze da far diventare routine.

Resta l’amarezza per un triste evento che non riporterà in vita la piccola Stella e che forse, chissà, avrebbe potuto essere evitato.

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