HomeCronacaEstorsioni e furti ai mitilicoltori di Taranto: arrestati in 4

Estorsioni e furti ai mitilicoltori di Taranto: arrestati in 4

Imponevano il pizzo ai mitilicoltori di Taranto e, al tempo stesso, obbligavano gli stessi produttori ad immettere sul mercato prodotti ittici non controllati. Una organizzazione che da anni taglieggia imprenditori e lavoratori del settore della mitilicoltura jonica e che, pur attenzionata dalle forze dell’ordine ormai da 10 anni, non ha mai smesso di vessare i mitilicoltori e danneggiare un intero settore produttivo strategico per tutta la città.

Con una operazione congiunta dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto e dei militari della Guardia Costiera sono state notificate all’alba di oggi 4 ordini di esecuzione per la carcerazione, nei confronti di altrettante persone (poi condotte presso il carcere di Taranto), emessi dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Taranto.

Tutti e quattro gli arrestati sono ritenuti colpevoli, a vario titolo, di associazione per delinquere, allo scopo di commettere estorsioni e furti aggravati, in danno di miticoltori del Mar Grande e del Mar Piccolo di Taranto, nonché di minacce aggravate nei confronti di operatori dello stesso settore, con conseguente immissione in commercio, da parte di altri soggetti, di prodotti ittici, in assenza di documentazione sanitaria e fiscale, pertanto potenzialmente nocivi per la salute.

L’associazione costringeva, di fatto, gli imprenditori al pagamento di somme di denaro a cadenza periodica, influenzando in modo determinante un intero settore produttivo-commerciale, particolarmente rilevante per l’economia tarantina.

Le lunghe indagini hanno portato alla luce un sistema strutturato, in cui gli associati, con taglieggiamenti estremamente efficaci, consistiti nella minaccia e nell’esecuzione materiale di furti di pergolati di cozze nere, inducevano le vittime a non denunciare, anche quando le indagini avevano consentito di chiarire l’intera vicenda.

Un sistema criminale consolidato che estorceva gli imprenditori anche durante il periodo invernale, quando non vi è produzione di mitili. Tale sistema di approvigionamento illecito, parallelo ai circuiti tracciabili, aveva portato conseguentemente all’aumento dei furti ai danni dei miticoltori, per soddisfare la crescente domanda di molluschi a prezzi molto più convenienti, rispetto al normale valore di mercato, tant’è che paradossalmente anche chi effettuava i pagamenti all’organizzazione criminale, non era esente da furti.

Di fatto l’organizzazione criminale vendeva “protezione” alle vittime, salvo poi derubarle in ogni caso. I mitili sottratti venivano acquistati da commercianti e ristoratori a prezzi stracciati e rivenduti, in totale assenza di certificazione e documentazione sanitaria, di qualità, nonché fiscale.

Le indagini sono durate anni, ed hanno preso il via nel maggio del 2014. In seguito nel febbraio del 2016 hanno dato vita all’operazione Piovra e, due anni dopo, con un’altra operazione di polizia denominata “Piovra 2 Respect”. Il secondo filone investigativo aveva consentito di appurare come, a seguito della detenzione di alcuni degli autori delle condotte estorsive su citate, vi era stato una sorta di passaggio del testimone, tra i primi arrestati ed alcuni parenti degli stessi, i quali avevano, di fatto, assunto la direzione del sodalizio criminale, avvalendosi della collaborazione di altri loro affini, estendendo l’attività estorsiva non più ai soli mitilicoltori ma anche ai titolari di alcune pescherie della città di Taranto e della provincia.

Per la consegna del “pizzo”, uno degli arrestati, che all’epoca dei fatti era sottoposto ad una misura alternativa alla detenzione, approfittando dei permessi concessigli, a bordo di una piccola barca a motore, avvicinava gli imprenditori, a loro volta su delle imbarcazioni, riscuotendo il denaro.

Nel corso dell’attività investigativa, sono stati poi sequestrati circa un quintale di cozze nere, prive di certificazione sanitaria e fiscale di accompagnamento e 7 kg di datteri di mare. Gli stessi sono considerati una specie protetta. In generale, infatti, per approvvigionarsi di tali mitili, si deve necessariamente distruggerne l’habitat, ricorrendo a martelli pneumatici, picconi o cariche esplosive, provocando l’alterazione dei fondali marini e la distruzione di un intero ecosistema ed in particolare delle scogliere, da considerarsi il vero patrimonio della costa tarantina.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Redazione
Redazione
#raccontiamolapuglia. Quotidiano online indipendente di carattere generalista con un occhio particolare alle tante eccellenze della nostra regione.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img