HomeCulturaArteL’impero delle luci, Bari magrittiana per un giorno

L’impero delle luci, Bari magrittiana per un giorno

Sarà certamente capitato a tutti di passeggiare tra le vie cittadine e di imbattersi in immagini poetiche ed oniriche al tempo stesso. Lo scatto in questione, proviene da una delle vie più trafficate della città di Bari, strada che viene attraversata quotidianamente da migliaia di cittadini baresi, e non solo, per entrare ed uscire dalla città. Sapreste riconoscerla? Vi ricorda per caso l’opera di qualche artista surrealista?

Proviamo a darvi qualche suggerimento. L’artista in questione è, o meglio era, di nazionalità belga. È vissuto tra il 1898 e il 1967, e ha dipinto numerose opere che rimangono ancora oggi enigmi irrisolti e avvolti nel mistero. Tra le opere più celebri: Gli amanti, la Golconda (no, non è la Gioconda!) e Il tradimento delle immagini. Ancora un piccolo suggerimento, questa qui non è una pipa! Bene adesso ci siamo, parliamo proprio di René Magritte.

In questo scatto, il gioco di luci e ombre ricorda la celebre opera del pittore belga, l’Impero delle luci. Ma in questo caso, l’ossimoro che conduce ad un blackout visivo rimane sospeso tra stupore e inquietudine in un limbo spazio-temporale indefinito. Mentre nelle opere di Magritte infatti i due piani di luce sono ben definiti e distinti, e l’oscurità appare più rassicurante della luce, in questo scatto la sensazione percepita è quella di un’abitazione illuminata al tempo stesso dalle prime luci del mattino e da un lampione fortuitamente e timidamente lasciato acceso, quasi a chiedere, in maniera neanche troppo velata, di essere immortalato e di divenire così opera d’arte 4.0.

Ad oggi esistono almeno tre versioni dell’Impero delle Luci, custodite gelosamente presso il Museo Guggenheim a Venezia, presso il MoMA di New York e infine a Bruxelles presso il Museo delle Belle Arti del Belgio.

Luce e ombra che coesistono, come felicità e tristezza, questa la sintesi dell’artista:

Nell’Impero delle luci ho rappresentato due idee diverse, vale a dire un paesaggio notturno e un cielo come lo vediamo di giorno. Il paesaggio fa pensare alla notte e il cielo al giorno. Trovo che questa contemporaneità di giorno e notte abbia la forza di sorprendere e di incantare. Chiamo questa forza poesia “.

Ad ispirare Magritte molto probabilmente la sua opera Le poison realizzata nel 1939, alcuni anni prima della serie dell’Impero delle luci risalente al periodo successivo alla seconda guerra mondiale. Un momento storico in cui il mondo appare ancora sconvolto e impaurito dalle atrocità perpetrate dagli uomini a danno di altri uomini e in cui una luce impenetrabile, prova a farsi spazio, tra le tenebre. Le poison rappresenta dunque una delle prime opere in cui la luce del giorno si spegne lentamente tra le linee geometricamente perfette dei tetti delle case. E a sua volta l’oscurità crea un effetto poeticamente misterioso.

Certamente Magritte è stato ispirato da numerosi artisti vissuti poco prima della sua nascita come ad esempio William Degouve de Nuncques che nel 1892 dipinse The blind house, una casa illuminata improvvisamente da una fonte invisibile di luce. O ancora da John Atkinson Grimshaw celebre per i suoi paesaggi urbani e per le sue scene notturne.

Ecco allora che uno scatto della città può condurci in pochi attimi verso piccoli ma indecifrabili sentieri.

Per i lettori un po’ meno romantici o surrealisti una rassicurazione: nessuno spreco di soldi pubblici! Il lampione acceso anche di giorno, come mostrato nelle immagini, non è dovuto ad una svista o peggio ad una dimenticanza ma a necessarie ed indispensabili operazioni di manutenzione dell’illuminazione pubblica.

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