I numeri sono impietosi. No, non si tratta del prezzo delle frise né del presunto calo delle presenze denunciato da alcune associazioni nei giorni scorsi. C’è un altro dato che dovrebbe farci riflettere e che dovremmo, forse, tenere in considerazione.
Non è il dato dei passeggeri in transito né quello sul numero di stranieri che approdano sulle nostre spiagge.
Parliamo invece del dato sugli arrivi di immigrati nei centri di accoglienza presenti sul nostro territorio. Un dato che viene pubblicato due volte al mese durante tutto l’anno e che attesta come al 31 luglio di quest’anno, a livello nazionale, siano arrivate sul nostro territorio 88.874 persone, il doppio rispetto ad un anno prima (41.435) nel 2022, e tre volte il numero del 2021 quando ad arrivare erano stati in poco meno di 30.000. Si tratta di persone in difficoltà che scappano con qualunque mezzo dalla propria terra natìa. Questi i paesi di provenienza: Costa d’Avorio, Guinea, Egitto, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Burkina Faso, Siria, Camerun, Mali. Sono alla ricerca di una possibilità, quella che viene loro negata in patria.
Quella che cercano in estate tra le nostre spiagge dorate, tra ombrelloni colorati e ombrelloni omologati.
Lì, tra profumati spray abbronzanti e creme solari protezione 50, tra selfie e sorrisi tirati, tra storie instagrammabili rigorosamente #nofilter ci sono anche loro. Camminano lenti, seguono il nostro sguardo, provano ad intuire o a stimolare un nostro cenno. Ripassano più volte durante la giornata, si muovono silenziosi e dignitosi tra le spiagge libere e i lidi attrezzati delle nostre lunghe e aspre coste. Sulla sabbia rovente, sui ciotoli caldi e spigolosi, sulle passerelle e a volte anche sul bagnasciuga con pesanti carretti stracolmi di abiti di ogni tipo. Spesso, tra gli sguardi indifferenti e un “no, grazie” troppo frettoloso.
I più “fortunati” tra loro vendono prodotti “leggeri” come occhiali da sole o bracciali della fortuna. Chi di noi non ne ha mai ricevuto uno in regalo o magari ne ha condiviso uno dello stesso colore in ricordo di una meravigliosa estate? C’è anche però chi non è così fortunato e fa il giro delle spiagge con numerosi cappelli di ogni colore e misura impilati uno sopra l’altro, a seguire teli da mare di ogni misura, casse bluetooth, mollette per fermare il vento ed ogni genere di comfort per rendere la nostra esperienza ancora più comoda e confortevole.
Tra le donne, c’è chi, non avendo alternative, è costretta a portare il proprio figlio dietro la schiena e prova, nella maniera meno invadente possibile e con toni pacati, a proporre freschi ventagli colorati o treccine fatte a mano. Non chiedono soldi ma dignità. Negli anni ’80 venivano chiamati vucumbrà perché tra le poche parole in grado di pronunciare c’era forse quella più utile per la tentata vendita, “vuoi comprare?” appunto. Oggi a distanza di tanti anni sono ancora lì. Sempre gentili e discreti, chiedono il permesso per poter presentare la vasta gamma di prodotti a disposizione e per trovare finalmente un po’ di ristoro sotto il fresco ombrellone dove le temperature scendono lievemente. Loro Caronte, Cerbero e gli anticicloni africani li conoscono bene.
Arrivano poco alla volta, nel silenzio assordante della spiaggia, dove la carta stampata e i libri si contano ormai sulle dita di una mano.
Ecco allora che quel silenzio è rotto da poche e semplici parole “Ehi chi ha chiamato Mustafa?” dice il primo, rendendosi subito riconoscibile, gli occhiali specchiati, un sorriso accattivante, i capelli lievemente rasta, cammina sicuro ma con un passo lento e molleggiato, in attesa di essere fermato. In sottofondo, immancabile una musica jamaicana. Lo segue un altro ragazzo pochi passi più in là, dove la sabbia è ancora più rovente “è arrivato Giorgio, Giorgio è arrivato”.
Un sorriso sincero, un costume giallo con cactus verdi. Anche lui, come Mustafa, carico di ogni gadget. Un negozio umano retto con due braccia e due spalle forti. Mille oggetti e modelli a portata di mano, la fatica sopraffatta dalla resilienza. Sebbene il suo nome non sia certamente Giorgio, l’obiettivo è raggiunto, la gente si gira, li ferma, si accorge della loro esistenza, del loro passaggio su questa terra dorata e fortunata. Una terra che oggi vede noi distesi a prendere il sole e loro a girare tra teli e ombrelloni. Per ora. La giornata procede tra caldo asfissiante, poco ombra e gocce d’acqua.
Loro trovano ristoro in limitate zone d’ombra lontano dagli occhi dei turisti e dagli ombrelloni omologati.
Il dibattito sulla frisa a 16 euro non è di loro interesse. Figuriamoci quello delle presenze e degli arrivi sul nostro territorio, nonostante di turisti e clienti ne abbiano visti forse più di qualche politico nostrano. Forse, dovremmo prendere esempio da loro, comprendere quanto uno sguardo e un sorriso ci possano rendere migliori.
I numeri sono lì, snocciolati dal Ministero dell’Interno. Le storie di chi arriva in cerca di un futuro migliore anche, d’altronde siamo stati anche noi immigrati o expat come si dice oggigiorno.
Loro, Mustafa e Giorgio, sono persone come noi e come noi vanno aiutate con ogni mezzo a nostra disposizione. A volte un “sì, grazie” può cambiare la loro giornata ma anche la nostra.
Più che dall’afa e dall’inflazione, devono difendersi dall’indifferenza. La nostra.











