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Cabine telefoniche addio

Questa postazione sarà dismessa dal……”. I più romantici ci avranno fatto caso, su molte cabine telefoniche presenti sul territorio pugliese e nazionale, è stato applicato un adesivo su cui è indicata la data in cui quella cabina verrà dismessa. Le date differiscono chiaramente per ciascun territorio.

Finisce così, con una delibera dell’Agcom, la storia delle cabine telefoniche nel nostro Paese. Simbolo indiscutibile di progresso, comunicazione e indipendenza nel periodo successivo alla due guerre mondiali. Divenute, al giorno d’oggi, curioso e misterioso oggetto di osservazione da parte dei più giovani. Come spiegare loro che un tempo non serviva avere un telefono da 800 euro o più per rassicurare mamma, papà e nonni ma che bastavano pochi centesimi e pochi istanti per comporre il numero che, sì, esatto, bisognava ricordare a memoria senza l’utilizzo dello smartphone?

Insomma il tempo passa, inesorabile. La tecnologia avanza, e noi? Noi preferiamo inviare un audio piuttosto che ascoltare la voce del nostro interlocutore. Preferiamo memorizzare il numero di telefono del nostro destinatario sul telefono piuttosto che ricordarlo. Preferiamo non avere un reale confronto con l’altro, il ricevente, e piuttosto gli inviamo una “missiva” polarizzata e concentrata del nostro pensiero, che non sapremo quando e come verrà aperta.

Eppure continuiamo a parlare di fibra, di velocità, di passi avanti. Cosa c’è di più veloce di una chiamata di pochi istanti in cui racchiudere tutti i nostri pensieri e le nostre idee? Può un audio di 6 minuti sortire lo stesso effetto? E il nostro interlocutore è davvero “con noi” per tutti e sei i minuti? Difficile dirlo, in un mondo in cui la comunicazione tra umani passa sempre più spesso per un medium che sia uno smartphone, un computer, una mail o una PEC, vedi le dimissioni del nostro ormai ex C.T. della Nazionale Roberto Mancini.

Stiamo forse tendendo sempre più a disumanizzarci?

Tornando alla delibera dell’Agcom, questa prevede una riduzione delle attuali postazioni telefoniche pubbliche che ammontano a circa 130 000, dato del 2008. Così per ogni anno solare, è prevista una rimozione di circa 30 000 postazioni sull’intero territorio nazionale. Rimarranno attivi gli impianti installati nei luoghi di grande rilevanza sociale (ospedali, carceri, scuole, rifugi di montagna, stazioni ferroviarie, aeroporti), che rappresentano però solo il 10% degli impianti presenti sul territorio nazionale.

E allora prima che sia troppo tardi, un invito dal passato proiettato verso il futuro: a chi ha ancora vecchi cataloghi con schede telefoniche, collezionisti e non, ma soprattutto ai giovani.  A provare l’ebrezza per una volta. No, non quella dell’alcool. No, non quella della velocità. E neanche quella di voler sembrare più grandi della vostra età. Provate ad uscire di casa, senza il vostro smartphone e guardatevi attorno.

Prendete punti di riferimento, leggete il nome della strada che state percorrendo, prima che il suo nome venga rimosso da qualche delibera. Ricordatevi il colore e la forma dei palazzi che incrociate sulla vostra strada, i profumi e i suoni di quel particolare quartiere. Ricordatevi il nome di quel negozio artigianale nei pressi della vostra abitazione, prima che venga rimosso anch’esso da una nuova delibera o dalla tecnologia. Fermatevi tra la gente, a parlare con amici, conoscenti e non solo. Chiedete loro informazioni, fatevi raccontare usi e costumi di quelle cabine.

E poi, con qualche spicciolo in tasca, chiamate i vostri genitori e rassicurateli. “Mamma, Papà tranquilli. Io sto bene”.

Avrete forse combattuto il progresso per qualche ora, ma avrete poi una storia anacronistica da raccontare alle future generazioni.

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