La Guinness World Record approva. Adesso è ufficiale: Leonardo Saponaro raccoglie, meritatamente, altri due titoli mondiali che con grande orgoglio porta in Italia…e in Puglia.
Due differenti tentativi per il ciclista classe ’92, e dal passato da semiprofessionista. Nella prova di Bitonto dello scorso 20 agosto, l’atleta brindisino ha percorso quasi 53 km (nel dettaglio 52.837,48m) in un’ora di pedalate sul circuito dalla lunghezza complessiva di 7 km alla periferia artigianale della città. Cinque giorni dopo, a Gioia del Colle, ha poi staccato, su rullo, la distanza dei 100 km in 79 minuti (precisamente in 79.10’60”).
Due misure che gli sono valse il primato mondiale. Una doppietta da record realizzata in meno di una settimana che arricchiscono un palmares di tutto rispetto, quello di Leonardo, e che ripagano l’impegno delle stesse amministrazioni comunali e degli sponsor che hanno investito nelle suddette tappe. Sale, dunque, a quattro il numero di titoli mondiali del giovane recordman originario di Ceglie Messapica (BR) e dirigente del Gruppo Sportivo Kailia.
Leonardo Saponaro: “Ecco il mio poker”
A distanza di circa due mesi dalle prove di Bitonto e Gioia del Colle, abbiamo incontrato l’atleta cegliese per raccogliere le sue dichiarazioni. Dunque, abbiamo chiacchierato con Leonardo dei successi ottenuti nelle tappe estive e gli annessi primati assegnatoli dalla Guinness World Record, dei progetti futuri e, più in generale, del ciclismo pugliese.
Quali emozioni hai vissuto all’atto della comunicazione dei nuovi record del mondo? A chi dedichi questi record?
Personalmente la vera emozione non la provo nella conferma ma nel momento in cui mostro i certificati a chi ha collaborato. C’è chi ha gli occhi lucidi, chi trema, chi balbetta ed è un momento tanto divertente quanto speciale perché gli sto facendo toccare con mano qualcosa che è stato possibile anche grazie a loro. Vogliamo parlare di Marianna Soleti che a Bitonto ha sostenuto per più di un’ora il portellone dell’auto? Senza queste figure, questi amici, anche solo di circostanza per quanto riguarda l’evento, a certi traguardi non si arriva; quindi, le prime dediche sono rivolte a loro che scelgono di esserci e che spesso ci credono più di me che vivo tutto come parte di una normalità, la mia. Riguardo Bitonto è stato però molto gratificante il merito che mi è stato dato per la professionalità con cui ho affrontato delle oggettive difficoltà. Riguardo la prova di Gioia del Colle la conferma è stata quasi immediata perché la prova è stata seguita in diretta con molta più facilità avendo modalità diverse.
Un appello pubblico alle amministrazioni comunali ad accogliere iniziative di questo genere…
Per quella che è la mia esperienza ogni Comune ha una sua organizzazione a livello amministrativo ma di fondo se non ci sono idee che vengono proposte non ci sono iniziative che vengono attuate. Finora, seppur affrontando diversi ostacoli burocratici, ho sempre ricevuto collaborazione quindi non mi posso lamentare.
Quali sono le prossime uscite/impegni di qui a fine 2023? E quali a più lungo termine?
Ho da definire diverse cose, personali e lavorative oltre a quelle riguardanti il Gruppo Sportivo Kailia, e da valutarne altre come la disponibilità del Velodromo di Berlino per la definizione di nuovi record ma ci sono anche degli eventi che devo finire di progettare perché muovono un certo traffico turistico e non tutti i comuni sono in grado di gestirlo.
Hai sempre creduto nel ciclismo in Puglia e per il quale sei promotore di alcuni importanti eventi. A tuo sentire, che affinità c’è tra l’ultra-ciclismo, e più in generale il ciclismo, e i pugliesi? Credi che questi siano avvezzi maggiormente a quale sport?
Non c’è un’identità sportiva regionale ed è giusto così perché potrebbe rappresentare un vincolo che precluderebbe altri tipi di talenti. Il ciclismo è uno dei pochi sport che è rimasto popolare, che te lo ritrovi sotto casa e che fa anche venire a galla il bello e il brutto di ogni realtà, tipo paesaggi stupendi e strade buone per giocare a golf.
Che suggerimento daresti a un giovane atleta che voglia intraprendere un cammino agonistico simile al tuo?
Gli direi quello che dico ai miei ragazzi, di non copiarmi. Di non copiare me o chiunque altro perché ogni sport non è fatto solo di vittorie, statistiche o numeri ma di una realtà in cui un essere umano usa questo contesto, qualunque sia la disciplina, per salvarsi, formarsi e amarsi a seconda delle varie vicissitudini che gli tocca affrontare nella vita. E per concludere, a voi e ai vostri lettori vorrei esprimere un semplice grazie per l’attenzione che mi avete rivolto, lo apprezzo molto.











