La cronaca attuale spesso trova le proprie radici e spiegazioni nel passato. Ed il conflitto in corso, sanguinoso e violentissimo, in Ucraina con l’esercito Russo che cerca di appropriarsi di alcuni territori da sempre considerati “parte integrante” della propria identità, trova indietro nel tempo terribili episodi.
Nella giornata di venerdì 17 novembre alle ore 18 presso l’istituto Borea di Bari, in Piazza Garibaldi 18, sarà organizzato un incontro di approfondimento sulla Grande carestia artificiale staliniana, con letture di testimonianze, brani di narrativa e poesie.

Holodomorè il nome con il quale viene indicato un vero e proprio genocidio per fame avvenuto negli anni tra il 1932 ed il 1933: le vittime si stimano nell’ordine di oltre 6 milioni di persone, perpetrato dal regime sovietico a danno della popolazione ucraina.
Il termine deriva dall’espressione ucraina moryty holodom (Морити голодом), combinando le parole ucraine holod (fame, carestia) e moryty, (uccidere affamare, esaurire), e la combinazione delle due parole vuol mettere in rilievo l’intenzionalità di procurar la morte per fame.
Gli ucraini subirono una terribile punizione, perché accusati di contestare il sistema della proprietà collettiva.
Nella seconda metà degli anni ’20 Iosif Stalin decise di avviare un processo di trasformazione radicale della struttura economica e sociale dello Stato sovietico, allo scopo di fondare un’economia e una società completamente regolate. L’Ucraina, assieme ai territori meridionali russi sul Mar Nero era un territorio (come del resto ancora oggi) a fortissima vocazione agricola. Secondo il progetto stalinista la ricchezza prodotta dall’agricoltura doveva essere interamente reinvestita nell’industria, il nuovo motore dell’economia pianificata. A partire dal 1927 Stalin dispose che le terre venissero unificate in cooperative agricole ed aziende di Stato, che avevano l’obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato.
Cosa che però contrastava con la realtà sociale ucraina, dove c’era da tempo una lunga tradizione di fattorie possedute individualmente. I piccoli imprenditori costituivano la componente più indipendente del tessuto sociale ed economico locale. L’azione dello Stato ebbe così in Ucraina effetti particolarmente drammatici, con l’azione coercitiva dello Stato sovietico sulla popolazione locale. Con l’accusa di rubare il grano ed opporsi alle misure del regime, migliaia di kulaki vennero arrestati e poi deportati insieme alle loro famiglie nei gulag siberiani; si contano più di 1,8 milioni di contadini deportati nel 1930-1931.
Prima una collettivizzazione della terra, con la deportazione di milioni di contadini e piccoli proprietari terrieri, mentre a partire dal 1932 vennero messe in atto misure estreme nei confronti della popolazione sopravvissuta alle deportazioni, con un tasso di mortalità elevatissimo.
L’evento barese è organizzato dall’associazione Terre di confine – centro di cultura ucraina in Italia, Scuola ucraina “I Girasoli”, Federica Antonacci, attivista e creatrice di @Italianaforukraine.











