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Musica – Stick Men: è tornato l’uomo schizoide

Se dico “Stick Men” forse qualcuno potrebbe guardarmi con aria interrogativa; ma se dico “King Crimson” tutti capirebbero di chi sto parlando, soprattutto chi negli anni ’70 era adolescente.

In realtà mi riferisco a uno stesso stile musicale che, nato con i “K. C.” di Robert Fripp con l’album (mitico) “In the Court of Crimson King” (1969) oggi vive e si evolve con gli “Stick”.

La risposta del pubblico barese al concerto del 15 scorso al Teatro Kismet di Bari organizzato da Bass Culture è stata quella prevista: giovanissimi pochi, giovani over 60 tanti. Il progressive-rock dei ’70 ha avuto numerose sfaccettature, sia chiaro, ma è il percorso iniziato da Fripp quello che oggi ha ancora molto da dire: un dinamismo creativo che prende le mosse dalle sonorità dell’uomo schizoide (“21st Century Schizoid Man” apriva il citato “In the Court of K.C.”), arriva con immutata freschezza ai giorni nostri. Oggi musica classica, lirica o leggera e pop, di cui ascoltiamo composizioni, arie, canzoni, si sono cristallizzate, ed eventuali nuovi arrangiamenti sono solo come una mano di vernice destinata a scolorirsi nel tempo. La sperimentazione invece è soprattutto territorio del rock e del jazz: nel caso degli Stick Men è stata portata al punto da progettare e realizzare strumenti dalle caratteristiche particolari.

Il trio “Stick Men” è la filiazione diretta dei “King Crimson”: Tony Levin, che dal 1979 cominciò a collaborare con Fripp, suona il Chapman Stick, uno strumento elettrico creato da Emmett Chapman: è dotato di 10/12 corde in grado di riprodurre linee di basso e melodiche, accordi e trame varie. Inoltre a volte Levin usa per suonare le “funk fingers”, bacchette adattate alle dita per ottenere un suono percussivo. Pat Mastelotto, si serve di una batteria mista acustica ed elettronica, che ama definire “traps and buttons”. Dal 1994 con i K.C., dopo un esperimento a due batterie con Bill Bruford nel “double trio”, ha preso posto fisso con i K. C. Il suo drumming è ben definito, netto, poderoso, essenziale nella costruzione musicale. Il terzo elemento degli Stick Men è il tedesco Markus Reuter: fondò il gruppo dei Centrozoon con una musica elettronica ricca di improvvisazioni, per poi passare a un rock progressivo più deciso. Ha studiato alla corte di Bob Fripp (è proprio lui il Re Cremisi) nei corsi di Guitar Craft. Ora suona una U8 Deluxe Touch Guitar (ma anche una U10), dotata di 8 corde che vanno toccate o picchiettate. E’ ritenuto il naturale successore di Fripp. Nel 2010 è entrato negli Stick Men che erano già nati nel 2007.

Il trio non può che sorprendere l’ascoltatore con questi strumenti insoliti, trasportandolo sulla frontiera del progressive e dell’art-rock, oltre ogni schema reale o presunto e lasciando spazio all’improvvisazione. La musica classica viaggia verso il futuro in una dimensione ipnotica, cupa, attraverso il fitto dialogo degli strumenti, quasi a perdersi in un pathos misterioso. E’ una musica astratta che assume connotazioni perdutamente oniriche con l’ausilio dei marchingegni elettronici o dei loop creati da Markus. Chitarra e Chapman Stick si alternano con i loro effetti tra ritmiche aggressive e parti introspettive, generando atmosfere da brivido. E’ un viaggio acuto, tormentato, che forse include le frequenze del cosmo o ad esse vuole avvicinarsi. E così il concerto si trasforma in un’esperienza irripetibile. Potrebbe essere un suono unico, continuo, come una suite infinita, o una composizione classica suddivisa in vari movimenti.

Ed eccoli i movimenti, anche se lontani da certe soluzioni di rock sinfonico dei K. C.: “Prog Noir”, che nasce quasi sussurrata, “Hide the Trees”, “Mantra”, “Ringtone” ripetitiva e quasi allucinante, “Schattenhaft”, “Danger in the Worplace”; e le suggestioni di “Red” e “Larks’ Tongues in Aspic”, due pezzi attualissimi, ma concepiti e incisi da Fripp nei ’70; e poi la riproposizione de “L’uccello di fuoco” di Stravinsky, anche lui un innovatore per il suo tempo, rispolverata e riproposta in una versione difficilmente riconoscibile.

Un concerto di nicchia, per molti, sperando che un giorno divenga per tutti: siamo contenti che la “storia della musica” a volte passi anche da Bari.

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