Sono giorni molto complicati per le aziende e i dipendenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto. E’ molto complicato, infatti, il percorso che pure era stato individuato per la cessione del credito pro soluto ad istituti bancari con garanzia Sace, che nelle scorse settimane aveva aperto uno spiraglio per le tante aziende che aspettano da mesi il pagamento delle fatture emesse ad Acciaierie d’Italia.
Questo perchè le banche non accetteranno di comprare i crediti vantati per mancanza di garanzie. E restano così in ballo oltre 120 milioni di euro che per tante aziende rappresenta la differenza tra il poter lavorare o chiudere i battenti.
Nessuna garanzia sul credito «pro-soluto», così la Sace che avrebbe dovuto acquisire i crediti si è sfilata dall’operazione. Le banche coinvolte, secondo quanto emerso dal vertice al Mimit, avrebbero dichiarato di non essere in grado di garantire l’operatività e che gli strumenti messi a disposizione del governo non sarebbero sufficienti.
Una vera e propria tegola per migliaia di lavoratori che, a partire da oggi, incorceranno completamente le braccia. Infatti le aziende dell’indotto ex Ilva che aderiscono all’associazione Aigi da oggi bloccheranno le attività di manutenzione ordinaria e straordinaria per lo stabilimento siderurgico di Taranto.
Secondo l’organizzazione, nel caso in cui persista la situazione al prossimo 6 marzo potrebbero essere avviate le procedure per i licenziamenti collettivi. Le aziende annoverate in Aigi sono 78 e costituiscono l’80 per cento dell’indotto ex Ilva. Significa migliaia di lavoratori.
Una vera bomba ad orologeria per tutta la città di Taranto.











