La legge recentemente approvata dal Consiglio regionale pugliese per cercare di garantire che il sistema idrico resti sotto la gestione di Acquedotto Pugliese e non venga messo a gara presenterebbe “criticità di natura concorrenziale” e profili di incostituzionalità.
Questo sarebbe il motivo dell’impugnazione, decisa quest’oggi, che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato con i suoi rilievi ha suggerito al Governo di porre in essere. Lo si evince dal parere che la stessa autorità ha trasmesso a Governo e Regione Puglia.
Ora la palla passa a Giorgia Meloni, che dovrà decidere se impugnare la legge regionale davanti alla Corte costituzionale.
Nodo della questione sarebbe la costituzione della cosiddetta “società in house”, nella quale dovrebbero confluire le quote dei Comuni pugliesi, “sembra rispondere alla sostanziale finalità di creare le condizioni per l’individuazione della modalità in house di affidamento del servizio idrico integrato in favore della medesima società veicolo e, quindi, della società Acquedotto Pugliese”.
Secondo l’Autority, invece, la legge regionale dovrebbe solo limitarsi a individuare l’ente o il soggetto preposto a deliberare la forma di gestione del servizio idrico integrato e ad aggiudicare la gestione del servizio.











