Ormai si ripetono con frequenza praticamente quotidiana le aggressioni al personale sanitario nelle corsie del Policlinico Riuniti di Foggia, che in pochi giorni è stato tre volte il bersaglio delle violenze di pazienti e dei loro parenti.
Gli ultimi due episodi si sono verificate in meno di 24 ore. La notte scorsa un giovane, appena 18enne, ha sferrato calci e pugni a tre infermieri. A fermare la furia del ragazzo, arrivato in pronto soccorso per uno stato d’ansia, sono stati i carabinieri che lo hanno arrestato e portato in carcere con le accuse di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Nel pomeriggio di ieri, ancora, è stato il figlio di un paziente che era in attesa al pronto soccorso ha dato in escandescenza ed ha colpito due infermieri e un vigilante intervenuto per calmarlo. L’aggressore aveva un braccio ingessato che ha utilizzato per picchiare gli operatori sanitari.
Due gravi episodi che dimostrano, ancora una volta, la mancanza delle condizioni di sicurezza e serenità di chi quotidianamente è impegnato nei reparti più critici dei nostri ospedali.
Questi di Foggia sono soltanto gli ultimi due episodi, e seguono soltanto di pochi giorni l’aggressione dello scorso 4 settembre nel reparto di chirurgia toracica quando i famigliari della 23enne Natascha, morta durante un intervento, hanno aggredito il personale sanitario che è stato costretto a rifugiarsi in alcune stanze del nosocomio.
“Disapproviamo con fermezza queste reazioni. Senza medici e personale sanitario non avremo più la possibilità di farci curare”, ha commentato il direttore generale del policlinico Riuniti, Giuseppe Pasqualone. Intanto il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha scritto alla premier Giorgia Meloni chiedendo maggiore sicurezza, anche usando i fondi del Pnrr: “abbiamo bisogno di un piano complessivo che contenga diverse misure da attuare subito – ha avvertito – altrimenti ce ne andiamo tutti. Siamo stanchi, i colleghi sono disillusi e demotivati”.
A sottolineare l’impegno del governo è il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato: “Dobbiamo dichiarare guerra a chi pensa di poter offendere fisicamente le persone che ci guariscono, dobbiamo aumentare gli sforzi”.
Intanto per il prossimo 16 settembre a Foggia il personale sanitario entrerà in stato di agitazione e terrà una manifestazione unitaria promossa dai sindacati di categoria. Dopo Anaao Assomed e Cimo Fesmed, ha annunciato la partecipazione anche il Sindacato dei medici di Puglia.
Per il segretario regionale del sindacato infermieristico Nursind Puglia, Francesco Balducci, “il problema delle aggressioni non può essere affrontato senza intervenire sull’aumento delle dotazioni organiche” e sul “riconoscimento dei disagi vissuti dagli operatori sanitari, mediante un sistema di incentivi anche economici, come già avviene in altre regioni”.
Il senatore Ignazio Zullo, infine, ha annunciato la presentazione di un progetto di legge che prevede una sorta di daspo sanitario, ovvero tre anni senza cure gratuite per chi aggredisce il personale sanitario.
“La tutela della salute è garantita – sottolinea il senatore – le prestazioni che non saranno erogate sono quelle programmate. Quelle salvavita e in urgenza, o a tutela della salute collettiva, saranno sempre garantite”.











