Proprio così! Il Blues, quello con la “B” maiuscola, è di casa a Bitonto. E non solo il blues, ma anche il jazz, che del blues è figlio. Nei fermenti culturali che negli ultimi anni animano la cittadina dell’area metropolitana barese, non potevano mancare quei generi musicali che hanno cambiato canoni e connotati della musica del ‘900.
E se il Beat Onto Jazz Festival voluto da Emanuele Dimundo (quest’anno sul palco gente del calibro di Mike Stern e Randy Brecker) ha raggiunto la XXIII edizione, il Bitonto Blues Festival ha toccato la XII stagione, grazie all’impegno e alla volontà di Beppe Granieri. Accendiamo i riflettori su quest’ultima rassegna che abbiamo potuto seguire nella sua giornata conclusiva, non senza avere detto prima che le due manifestazioni durano lo spazio di un weekend, sono da sempre gratuite e si svolgono in Piazza Cattedrale, seguendo la formula di due concerti a serata. Ma torniamo a Beppe “Joe” Granieri, bluesman inguaribile che, come spesso succede, ha fatto della passione la sua missione. Se a Bitonto si fa jazz e funziona, perchè non fare anche blues? E in tutti questi anni Joe ha fatto sempre centro, accumulando consensi di pubblico e critica, e riempiendo la Piazza: ha fatto conoscere artisti e gruppi non molto famosi, se non negli ambienti specializzati, senza mai abbassare l’asticella della qualità.
Quest’anno è toccato a Sebastiano Lillo e al suo quartetto aprire la kermesse: il chitarrista di Monopoli è uno dei più validi musicisti della scena barese, fondatore dell’etichetta “Trulletto Records” e dello Slap Studio. A seguire Lebron Johnson, nigeriano trapiantato in Italia, dove a Ravenna si forma un background di gospel e soul. Approda al blues e incide un disco con Andy Pitt (Andrea Pititto): funky, soul, blues sono la sua strada.
Dago Red (nome d’arte forse preso in prestito dal romanzo di John Fante) è musicista abruzzese: nel 2012 il suo è stato proclamato miglior gruppo blues italiano. Musica intimista, raffinata, prevalentemente acustica è la sua caratteristica, con una evidentemente simpatia per Tom Waits. Umberto Porcaro è chitarrista straordinario: ha vissuto il blues sulla sua pelle nelle strade e nei locali di Chicago, maturando esperienze che ne hanno fatto un bluesman autentico. Per il blues non è sufficiente possedere tecnica strumentale o vocale, non basta saper suonare uno strumento e saper cantare! Il blues è un modo di essere, un modo di vivere: non basta nemmeno la passione. Bisogna averci l’anima, e quel modo di viaggiare in una direzione unica, quella che non tutti sono in grado di recepire e percepire. Porcaro ce l’ha. Il suo sound è intensamente influenzato da B. B. King. E scusate se è poco.
Per chiudere in bellezza ecco David Place, trasferitosi in Italia da Melbourne (evidentemente esiste una emigrazione a rovescio) e radicatosi nel nostro territorio musicale. Ha sei dischi all’attivo, l’ultimo dei quali “Lyrics for Pauline” uscito lo scorso anno. Nel repertorio che abbiamo ascoltato ci sono blues profondi (“Hold King’s Head”, “Hurricane” ) e alcuni leggeri (“Speedin’ Train”, “No More Cocaine” e The Happy Drinker”, un ragtime). Con lui Pasquale Angelini alla batteria, Umberto Calentini al basso elettrico e Sebastiano Lillo, ancora lui, alla chitarra; quest’ultimo, in grande spolvero, ha entusiasmato con i suoi assolo sempre calibrati ed efficaci.
Per il gran finale la musica ha cambiato registro. I “Mustang”, con riferimento all’auto americana, formano un gruppo di sei musicisti: amici (di cui due fratelli) che si sono uniti per il piacere di suonare insieme, per passione, gusto e divertimento. Ma di blues masticano poco; ne hanno fatto uno, e pure di pregevole fattura! Per il resto nella loro esibizione solo brani rock, per la gran parte cover di band degli anni ’70. Strizzano l’occhio al southern rock dei Blackberry Smoke, di cui abbiamo riconosciuto la “Waiting for the Thunder”. Prediligono pezzi corali, quelli per i quali la voce solista non è la priorità. Sul palco sembrano divertirsi da matti e mostrano un affiatamento straordinario. Tutti eccellenti musicisti, ci “danno dentro”, con le chitarre in grande evidenza. Con un vocalist più grintoso e ‘aggressivo’, il famoso animale da palcoscenico, potrebbero ben figurare davanti a più vaste platee. Dal repertorio citiamo gli ZZ Top, “”Take It Easy” degli Eagles, “Carry On” di Crosby, Stills, Nash & Young.
Si è chiusa la XII edizione del BBF: l’anno prossimo si farà 13!











