La fotografia è uno dei più potenti fattori di comunicazione di massa: hobby, passione, lavoro che si fanno arte, documento, testimonianza, divertimento. Resta sempre l’importanza di uno scatto della durata della frazione di un secondo che fissa una situazione nel tempo; qualcosa che non esisteva prima di quello scatto e che non esisterà mai più dopo. L’importanza è racchiusa tutta in quella frazione di secondo.
Da queste considerazioni è nata nel 1955 ad Amsterdam la “World press Photo Exhibition”, a seguito dell’istituzione dell’omonima Fondazione a cui si deve l’organizzazione del primo concorso internazionale di fotogiornalismo. E’ nato così il concorso fotografico più prestigioso del mondo. Quest’anno la mostra è giunta alla sua 67° edizione e sarà esposta in 80 città del mondo. Una di queste città è proprio Bari, dove l’11 ottobre la mostra è stata inaugurata per l’11^ volta, sempre al Teatro Margherita. L’evento è stato organizzato da Cime, realtà pugliese tra i maggiori partner europei della Fondazione World Press Photo, e promossa da Regione Puglia e TPP, in collaborazione con il Comune di Bari.
Sono vite, storie ed emozioni, storie di guerre, di migrazioni, dei grandi temi che riguardano il nostro pianeta: la povertà, i disordini politici, la crisi climatica, i diritti civili e sociali.
Si tratta di 130 istantanee vincitrici di questa 67^ edizione curata quest’anno dalla messicana Martha Echevarria: immagini selezionate tra circa 61.000 fotografie scattate da ben 3.850 fotografi professionisti provenienti da 130 Paesi. E’ fotogiornalismo puro dalle migliori testate internazionali: un’autentica finestra sul mondo che permette una panoramica sugli eventi che hanno caratterizzato il 2023 in tutte le sei regioni del pianeta: Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud Est asiatico e Oceania. Per ciascuna delle sei aree una giuria, presieduta quest’anno dalla britannica Fiona Shields, ha decretato i vincitori per le quattro categorie di concorso: Foto singola, Storie, Progetti a lungo termine, Open Format. È stata poi competenza di una giuria globale la selezione tra i 24 vincitori locali. Nel complesso nelle valutazioni è stata incoraggiata una maggiore comprensione e consapevolezza degli eventi attuali e allo stesso tempo si è voluto porre l’accento sull’importanza della libertà di stampa in tutto il mondo.
Nel corso della cerimonia di inaugurazione, brillantemente condotta da Serena Manieri, Vito Cramarossa, direttore di Cime, ha dichiarato che “questa esposizione rappresenta un’importante occasione per la nostra città. E’ un’opportunità per riflettere su questioni sociali, ambientali e umanitarie in un’epoca in cui la libertà di stampa è più importante che mai”
Per il sindaco di Bari, Vito Leccese, soffermandosi sulla foto vincitrice, ha detto che “questa non è solo una mostra, ma un esercizio di coscienza collettiva”. Ha poi preannunciato lavori di riqualificazione per il Teatro Margherita a partire dall’anno prossimo.
Paola Romano, assessora alla Cultura del Comune di Bari, ha sottolineato “la dimensione sempre più internazionale della nostra città” lungo la strada di una cultura che sa “farsi lievito sociale e motore di riflessione e cambiamento”.

A vincere il “World Press Photo of the Year” è stato il palestinese Mohammed Salem con una foto scattata per Reuters il 17 ottobre del 2023 nell’obitorio dell’ospedale Nasser: lo scatto immortala il drammatico momento in cui una donna palestinese di 36 anni, Inas Abu Maamar, stringe il corpo di sua nipote Saly, di soli 5 anni, rimasta uccisa durante un attacco missilistico israeliano a Khan Younis, Gaza. Lo stesso autore ha descritto questa foto come un “momento forte e triste che riassume il significato più ampio di quanto stava accadendo nella Striscia di Gaza”.
Il premio “World Press Photo Story of the Year” è stato assegnato alla fotografa sudafricana Lee-Ann Olwage di Geo per il progetto Valim-babena ambientato in Madagascar.
Del premio World Press Photo Long-Term Project è stato insignito il fotografo venezuelano Alejandro Cegarra con il lavoro dal titolo “I due muri” realizzato per New York Times/Bloomberg: il reportage si focalizza sull’esperienza dei migranti che cercano di raggiungere gli Stati Uniti”.
Il premio World Press Photo Open Format è stato infine assegnato alla ucraina Julia Kochetova con l’opera “La guerra è intima”, nella quale la fotografa intreccia le immagini fotografiche con poesia, clip audio e musica.
Tutte le foto sono corredate di notizie e spiegazioni per una migliore collocazione e comprensione
All’interno della mostra è stato realizzato anche un focus sulla libertà di stampa, con un memoriale dedicato ai fotografi di tutto il mondo caduti durante il loro lavoro di reporter dal 1992 fino ad oggi: ben 1553, di tutti i quali sono riportati i nominativi.
La mostra resterà aperta al pubblico fino all’8 dicembre.











