Il Consiglio comunale di Taranto, nella sua ultima seduta, ha approvato con 18 voti favorevoli la mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio comunale, Piero Bitetti (Con).
Una mozione presentata una settimana fa da 17 consiglieri dell’attuale maggioranza che ha trovato concretezza nei voti dell’aula. Ad abbandonare l’aula al momento del voto, sono stati, i gruppi Svolta Liberale, Fratelli d’Italia e Lega. Favorevoli i voti di Abbate, Agrusti, Brisci, Castronovi, Casula, De Martino, Fiusco, Illiano, Lo Muzio, Mele, Melucci, Mignolo, Odone, Papa, Patano, Pittaccio, Stellato, Tribbia.
Il dopo Bitetti apre differenti scenari: in ballo c’è ancora il ricorso presentato dallo stesso Bitetti al TAR. Ma intanto nei prossimi giorni inizierà il toto nomi per il nuovo presidente che dovrà essere eletto come prevede il regolamento entro 10 giorni dalla sfiducia.
“La Lega – ha sottolineato in una nota il consigliere comunale Francesco Battista – dichiara fin da ora la sua indisponibilità a condividere qualsiasi nome con l’amministrazione Melucci e auspica che tutta l’opposizione, segua questa stessa linea. È fondamentale che la maggioranza proceda autonomamente nell’elezione del proprio presidente. Qualora non fosse in grado di farlo, per divisioni interne per accaparrarsi l’ambita poltrona, significherebbe di fatto che non esiste più una vera maggioranza e si dovranno trarre le conseguenze del caso”.
“Sono sereno .- ha scritto Bitetti dopo la sfiducia ricevuta in Aula – perché ho servito la mia comunità con onore e disciplina. Continuerò a fare ciò che ho sempre fatto: il bene della mia città! La democrazia vive di regole, di leggi, di prassi, di procedure. Quando si forzano le regole, la vita democratica ne risente e a pagarne le conseguenze sono i cittadini. Guai a pensare che siano sufficienti i voti per governare. Non a caso c’è chi ha parlato di “dispotismo della maggioranza” per segnalare un pericolo che possiamo riassumere in questi termini: chi detiene il potere convive sempre con la tentazione di abusarne. Per scongiurare questa deriva, assai pericolosa, vige il principio della separazione dei poteri; non solo: esistono pesi e contrappesi e meccanismi tali da garantire alle minoranze di svolgere il fondamentale ruolo di controllo e verifica dell’attività di governo. A tutti i livelli istituzionali, è questo lo schema che si adotta per provare a limitare i danni che possono provocare tutti coloro che scambiano le istituzioni per un bottino di guerra. Ma al di là dei tecnicismi e dei regolamenti, la democrazia si pratica soprattutto con i comportamenti. Sotto questo profilo, chi amministra dovrebbe nutrire il massimo rispetto verso chi, in buona fede, avanza critiche e, al contrario, assegnare scarso peso alle espressioni di giubilo e di imbarazzante conformismo dietro i quali, molto spesso, si celano interessi personali e un puro istinto di sopravvivenza politica”.











