Tedesca di nascita, internazionale nell’arte e nella vita, Ute Gertrud Lemper gode di numerose appellativi quali mito, icona. Per noi su tutti vale “divina”, a dispetto della sua trasgressività.
Artista a tutto tondo, è cantante, ballerina, attrice di cinema e teatro, pittrice, da poco scrittrice, ed è stata anche top model. E per far capire meglio di che genere d’artista stiamo parlando, scriviamo che Ute ha ricevuto vari premi recitando per i musical (“Cats”, “Cabaret”, “Chicago”) e per il film di Altman “Pret-à-porter”; Maurice Béjart inoltre le ha creato un balletto su misura. Nel 1990 era a Berlino con i Pink Floyd per la celebrazione della caduta del “muro” in “The Wall”; l’anno dopo è passata dal Festival di Sanremo interpretando “La fotografia” di Jannacci. Ha collaborato con musicisti come Nick Cave, Tom Waits, Michael Nyman, Elvis Costello e Philip Glass, e da una decina d’anni compone musica. Quest’anno è stata nel cast di ”Eterno visionario” di Michele Placido.
C’è chi ha visto in lei una nuova Marlene Dietrich, alla quale Ute ha dedicato un disco: ci può stare, ma non è da trascurare anche l’accostamento a Greta Garbo.
Arrivata a 60 anni Ute ha fatto una pausa per guardarsi indietro prima di guardare avanti: ha scritto un libro, “La viaggiatrice del tempo. Tra ieri e domani”, e inciso un disco, “Time traveler”, entrambi autobiografici; un traguardo e un punto di partenza per chi ha raggiunto un’invidiabile affermazione con coraggio e professionalità. Per capire chi è oggi Ute Lemper bisogna seguirla in uno dei suoi concerti in giro per il mondo; così non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione quando giovedì scorso si è esibita a Bari al Teatro “N. Piccinni” per Puglia Culture.
Ute è artista completa, autorevole. Con la voce calda e tagliente, al tempo stesso, può fare quello che vuole, come vuole, quando vuole, passando da una lingua all’altra, da un genere all’altro, con estrema disinvoltura. Sussurra nei toni bassi, ma è capace subito dopo di librarsi su quelli alti modulando la voce con grande abilità. Nella sua bellezza misteriosa e quasi altera, canta con tutto il corpo, mettendo in risalto le sue qualità interpretative, esaltando o drammatizzando, sempre ai confini tra jazz, teatro e poesia.
Il concerto è un viaggio musicale e poetico, descrittivo: tante canzoni alternate a letture delle parti salienti del libro. E’ un vero e proprio excursus nella sua vita, ricca di episodi, aneddoti, storie.
Ma il primo pensiero va alla pace con “Dona dona”, canto yiddish, riflessione sui campi di sterminio nazisti, per passare subito dopo al jazz raffinatissimo di “Time Traveler”: così comincia a parlare della sua vita, dei quattro figli, della residenza a New York. “Non sono mai stata intrappolata negli stereotipi” afferma Ute.
Dopo la colonna sonora del film “Casablanca” è il momento di due sue composizioni scritte con Marcelo Nisinman: ritmi di tango seguono toni dolenti, struggenti. Più in là ci sarà tempo anche per la “Yo Soy Maria” di Piazzolla.
Ute racconta della sua lunga esperienza a Parigi dove ebbe modo di entrare in contatto con la cultura francese: a quel punto arrivano le emozioni fortissime di “Avec Les Tempes” di Leo Ferrè, “Ne Me Quitte Pas” (dedicata alla madre) e “Amsterdam” di Brel, “Le vie en rose” della Piaf. Poi Ute ci parla ancora dei suoi amici poeti e scrittori, Neruda, Coelho, Bukovsky, per arrivare all’ammirazione per Prevert, per la Dietrich, per Brecht e Kurt Weill: di questi ultimi canta “September Song” e la famosissima “Mackie Messer”.
La Lemper è un concentrato di classe e tecnica in tutti i sensi, capace di improvvisare lanciandosi nello scat, come in “Just a Gigolò”, o proponendosi come simpatica intrattenitrice col pubblico, avvincendolo, affascinandolo. E ricorda anche la sua prima venuta in Puglia nel 2007 quando si esibì a Trani nella piazza antistante la Cattedrale con l’Orchestra della Provincia. In chiusura presenta “At the Reservoir”, altra perla jazz del suo disco, prima di salutare con “Blowin’ in the Wind “ di Bob Dylan in una magnifica interpretazione. Esce di scena ma il pubblico tra gli applausi la richiama per ben tre volte, fino al bis: e arriva la prima e unica canzone italiana della serata, quella “Caruso” di Lucio Dalla che scende nell’anima e nelle vene. Grandissima Lemper, anzi no! Divina.
Con lei sul palco Vana Gierig, esperto e navigato pianista tedesco che vive a New York, e due beniamini di casa nostra della migliore scuola jazzistica barese: Mimmo Campanale alla batteria e Giuseppe ‘Brother’ Bassi al contrabbasso. Da citare il sodalizio artistico e umano che si è stabilito in particolare fra la Lemper e Bassi, una collaborazione che è iniziata un paio di anni fa e che sembra destinata a durare.
“Il sempre è fatto di attimi” (Ute Lemper)











