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Bari: Pietro Piccioni nelle Terre del Jazz

La tendenza di esaltare o interpretare in chiave jazz musiche scritte da altri musicisti non sempre da’ ottimi risultati, riconoscendo ovviamente la piena libertà all’estro di chi vi trova ispirazione. Ma francamente il progetto di Vince Abbracciante e Fabrizio Bosso, che l’associazione “Nel gioco del Jazz” ha portato sul palco del teatro Kismet di Bari, si è rivelato quanto mai indovinato. Questo soprattutto perché il maestro Piero Piccioni, al quale i due si sono interessati, ha masticato sempre jazz fin da piccolo, anche se ai più possa sembrare strano.

Da bambino Piero (nato a Torino nel 1921) si educò presto all’ascolto del jazz, grazie al padre che lo portava con sé negli studi dell’EIAR dove lavorava. La passione esplose improvvisa al punto che il ragazzo imparò da solo a suonare il pianoforte: a 22 anni fondò un’orchestra, la “013”, che presto divenne la prima orchestra jazz della Rai. Nel 1949 volò negli Stati Uniti, dove la consueta gavetta gli permise di incontrare Charlie Parker, Max Roach, Tommy Potter. Ma il suo modello era sempre la big band sul genere di Duke Ellington. Negli anni ’50 tornò in Italia, ed essendo appassionato di cinema, cominciò subito a comporre musiche per i film di Antonioni e Lattuada. In tutta la carriera comporrà poi almeno 300 colonne sonore, collaborando con Visconti, Rossellini, Monicelli, De Sica, Risi, Petri, fra gli altri. Famose sono le musiche scritte per i film con Alberto Sordi, del quale divenne grande amico. Proprio per Sordi tratteggiò uno stile fra samba, melodie e una sottile vena malinconica: una sintesi compositiva destinata a diventare un marchio di fabbrica per un cinema a metà strada fra il leggero e il drammatico. Per altri aspetti si può parlare di jazz sinfonico con swing e dissonanze sonore, che includeva jazz tradizionale e hot jazz.

Su questa base di identità è nata l’idea di riproporre nei teatri le più celebri colonne sonore di Piccioni, arricchendole di nuovi arrangiamenti senza stravolgere lo spirito delle composizioni originali. In questa operazione Fabrizio Bosso e Vince Abbracciante si sono dimostrati maestri. Di Bosso (torinese come Piccioni) conosciamo la capacità espressiva, manifestata in tante occasioni e in tanti dischi, e dobbiamo ringraziare il suo amore per la Puglia, perché grazie ad esso è possibile sentirlo spesso dalle nostre parti. Abbracciante (pugliese di Ostuni), che non ascoltavo da parecchio tempo (chiedo venia), ha raggiunto un livello artistico elevatissimo: non sono io certamente Galliano che lo ha elogiato a pieno titolo, ma con la fisarmonica Vince sa fare cose strepitose; e non traggano in inganno i suoi virtuosismi, apprezzabilissimi, perché il suo talento si dispiega autorevole con ingegno in felici intuizioni stilistiche. E Bosso non gli è da meno, naturalmente. Sul palco del Kismet, a completare il gruppo: al contrabbasso Nicola Di Camillo, musicista dall’intensa attività, anche internazionale; alla batteria Giovanni Angelini (anche lui pugliese, di Locorotondo) pronto a sostenere e a tessere basi ritmiche. Quello che è stato molto apprezzato è anche il perfetto interplay dimostrato, l’affiatamento impeccabile, soprattutto negli assolo calibrati per i quali tutti hanno avuto spazio (e applausi a scena aperta).

E poi la musica, sovrana come sempre, dai film “Amore mio aiutami”, “Scusi lei è favorevole o contrario?”, “Bello emigrato Australia…”, “Il presidente del Borgorosso…”, “Un Italiano in America”, “Mimì metallurgico”. La lista è molto lunga: ci limitiamo a citare ancora la famosissima “Samba fortuna” da “Il dottor Tersilli”, e l’indimenticabile “You Never Told Me” da “Fumo di Londra”, eseguita nel bis.

Il prossimo appuntamento per “Nel gioco del Jazz” è l’8 dicembre con la nostra Gaia Gentile accompagnata dall’orchestra Oles Pop diretta da Giacomo Desiante.

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