Da pervasione tecnologica e AI a sensibilità verso inclusione e ambiente, il 2025 inaugura la Generazione Beta

Sono i primissimi ‘figli’ della Generazione Beta. Sono i bambini e le bambine nati dal 1° gennaio 2025, di cui Mattia il primo in Puglia dall’ospedale Vito Fazzi di Lecce dopo quattro minuti dalla mezzanotte. Con il nuovo anno infatti si affaccia la generazione dei nativi AI (2025-2039) che certo vivrà in un’epoca in cui la tecnologia sarà totalmente permeata nella vitta quotidiana di tutti, dai luoghi di lavoro all’istruzione, dalla sanità all’intrattenimento. Con mutazioni antropologiche che a stento riusciamo oggi a immaginare.

La Gen B, come battezza dal sociologo australiano Mark McCrindle, sarà quindi caratterizzata da una piena immersione nell’intelligenza artificiale, la prima a godere dei benefici dei mezzi di trasporto a guida autonoma, a indossare le tecnologie sanitarie e a calarsi nella realtà aumentata. Una generazione che avrà altresì un’attenzione particolare a inclusione, ambiente e diversità: in larga parte figli di Millennials e Generazione Z, i nativi AI si differenzieranno dai genitori non solo per un’evidente maggiore consapevolezza tecnologica ma anche per una forte sensibilità verso tematiche globali come i cambiamenti climatici e i conflitti mondiali.

Ma i Beta saranno anche discenti di generazioni che hanno vissuto sulla pelle le conseguenze brutali dell’abuso di internet e social. Per questo, ci si aspetta che sarà anche la prima generazione a subire restrizioni e divieti normativi piuttosto severi. E prime avvisaglie di questo già si vedono in alcuni angoli di mondo dove sono state introdotte app per impedire ai giovani di stare troppo tempo connessi o il veto dell’uso delle piattaforme virtuali agli under sedici.

Bene o male, si apre dunque il sipario sulla nuova generazione che, stime alla mano, costituirà il 16% della popolazione mondiale nel 2035 e molti uomini e donne B conosceranno il 22° secolo.

A proposito di secoli, nello scorso l’intellettuale francese Bernard Stiegler ha appurato che a delineare una generazione non è la dimensione cronologica bensì la trasmissione dei saperi che avviene per mezzo delle tecnologie, organi che consentono di trattenere la memoria e di anticipare in qualche modo il tempo futuro. Di qua la primaria categorizzazione delle varie epoche dell’umanità proposta negli anni ’60 dal filosofo canadese Marshall McLuhan: la classificazione del villaggio globale contrassegnato dall’era orale della parola parlata, dall’era scritta della stampa e dall’era elettrica della televisione, alle quali si aggiungono le più recenti costruzioni societarie con l’era digitale e social delle Generazioni Z e Alfa ma soprattutto l’esordiente era dell’intelligenza artificiale della Beta. Ad essi il mondo che verrà.

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