HomeCronacaGen-Z: Chi siamo quando gli altri non ci guardano?

Gen-Z: Chi siamo quando gli altri non ci guardano?

Dopo la grave violenza ai danni di una giovane adolescente a Palermo, tutti ci siamo domandati come sia potuto accadere.

Se lo chiede una generazione che è passata nel giro di pochi anni da telefilm e serie televisive adolescenziali quali Beverly Hills, Genitori in blue jeans, Settimo Cielo, Dawson’s creek alle nuove e più cruenti ma seguitissime serie quali Mare fuori, Gomorra, Squid Game o Black mirror solo per citarne alcune.

Se lo chiede una generazione che è passata da canzoni che ancora oggi tutti cantiamo come questo piccolo grande amore, più bella cosa, una canzone d’amore, l’emozione non ha voce, parlami d’amore a bon ton (“In mezzo alla strada, tutta ubriaca sembravi me”), taxi sulla luna (“caramelle nel suo drink”), Hoe (“Lei è qui nel mio letto, Chri, prendi un etto, G fanno i G, sono qui che lo aspetto, Giù con il branco, giuro soltanto, V come V per vendetta e l’ho fatto).

Proviamo ad analizzare i fatti, facendo prima un passo indietro. Le generazioni che si susseguono al giorno d’oggi sono numerose. Ci sono i cosiddetti Boomers, nati tra il 1946 e il 1964 ovvero durante l’esplosione demografica nota appunto come baby boom. Sono coloro che oggigiorno hanno tra i 59 e i 77 anni. In seguito troviamo la Generazione X ovvero i nati tra il 1965 e il 1980, di età compresa tra i 43 e i 58 anni.

Poi ci sono le “giovani” generazioni: in primis, i Millenials o Generazione Y nati tra il 1981 e la metà degli anni ’90, oggi hanno tra i 42 e i 28 anni. In seguito abbiamo la Generazione Z ovvero i nati tra il 1997 e il 2010, fascia 13-26 anni e infine la Generazione Alpha i nati tra il 2011 e il 2020.

Se le generazioni dai boomers fino ai millenials hanno visto nella famiglia, nella scuola, nella chiesa e infine anche nella televisione un focolare di educazione, nonché un pilastro per la comprensione e il miglioramento personale e familiare, ecco che le cose iniziano a cambiare nelle generazioni successive, quelle per intenderci dalla Generazione Z in poi.

Dagli anni ’90 infatti iniziano alcuni cambiamenti epocali, c’è stato un vero e proprio distacco sociale dal focolare domestico. Ecco cosa è accaduto nel dettaglio: nel 1994 nasce la più grande selezione di libri online al mondo vasta quanto il fiume più grande del mondo. Il suo nome? Suonerà certamente familiare: Amazon. I libri tuttavia saranno solo un punto di partenza ma poi, come tutti sappiamo, i prodotti si diversificheranno in lungo e in largo relegando la cultura e la formazione a posizione del tutto marginale.

Nel 1997 nasce Netflix piattaforma che racchiude serie tv e film di ogni genere. In principio non riscosse molto successo ma con l’incremento delle vendite delle smart-tv con connessione internet ecco che ad oggi gli utenti sfiorano grosso modo i 9,2 milioni, solo in Italia. Con una nota per nulla secondaria: la possibilità che vengano proposte e suggerite serie o film con contenuti affini a quelli cercati o visualizzati in precedenza. Ciò accade anche su un’altra piattaforma musicale, Spotify nata nel 2006 e inizialmente gratuita. Nel 2004 nasce Facebook (in Italia a partire dal 2008), con l’idea di unire studenti delle stesse università come nei più classici annuari scolastici cartacei.

Questo obiettivo però mutò quasi subito, trasformando la piattaforma in breve tempo da nazionale a mondiale e divenendo in breve vetrina personale e “diario on line” per tutti i suoi utenti. Non è un caso se ancora oggi Fb ci ricordi eventi passati, date di compleanni, foto con amici degli anni precedenti. Nel 2006 viene lanciato anche Twitter, con l’idea di dare spazio agli “addetti ai lavori”, avendo Facebook ed altre piattaforme perso pian piano quel ruolo. Nel 2007 viene lanciato il primo i-phone, sembrano passati secoli vero? Eppure sono “solo” 16 anni. Lo smartphone gioca un ruolo fondamentale, diventa personale e diventa in breve tempo prolungamento naturale delle nostre mani.

Tutti questi cambiamenti e queste piattaforme però hanno reso meno im-mediato il rapporto interpersonale con gli altri. Ci hanno diviso o meglio allontanato anziché unirci. Ci hanno dato modo di comunicare questo è vero, ma a chi? E con che titolo? E da quale pulpito? E chi controlla quello che diciamo o vediamo on-line? Cadono dunque tutti i limiti e le barriere fisiche costruiti con attenzione e cura dalle generazioni precedenti, abbattuti in un solo colpo tutti i controlli nei confronti delle giovani generazioni.

Inoltre, nell’arco di meno di cinquant’anni sono scomparsi una serie di luoghi di aggregazione: difficile ormai vedere chiese affollate, tranne per eventi straordinari o funerali di stato ad esempio. Non ci sono più comizi in piazza sostituiti da dirette on-line e da comparsate in televisione. Scomparso quasi del tutto lo scambio o la condivisione di idee. Molto più facile invece parlare dietro lo schermo di un pc, aggredendo chiunque la pensi diversamente da noi. Scomparsi anche i punti di riferimento, gli opinion leader e i grandi comunicatori. Tranne rare eccezioni, difficile sentire ormai voci fuori dal coro.  E i negozi? Pochi resistono e continuano con grande resilienza a tenere la saracinesca alzata.

Ecco allora che queste piattaforme, questi spazi virtuali aperti, hanno dato modo al lato più oscuro del nostro inconscio di venire a galla. Ci hanno consentito sì accessi facili, liberi e gratuiti ma a contenuti sbagliati. Sono aumentate le violenze online e i leoni da tastiera. Le piattaforme si sono riempite di “amici” e di “followers” surreali spingendo molti adolescenti della Gen-Z ad indicare quasi come trofeo quanti fossero i propri followers su altre piattaforme (ultima in ordine di tempo Tik-tok).

Aumentano allora le sfide online, e i challenge, forse la parola Blue whale vi sembrerà familiare: si tratta di una serie di sfide estreme che hanno spinto numerosi adolescenti fino all’autolesionismo o peggio al suicidio. E ancora le sfide senza (un) fine tra youtubers, le corse sfrenate superando ogni limite dove a rimetterci la vita sono alla fine poveri innocenti. Fino all’ultimo terribile atto, lo stupro di massa. Anche se, più che di massa, sarebbe stato più opportuno parlare di stupro adolescenziale. Una violenza fisica ma che probabilmente parte da una violenza più profonda. Attaccare anziché difendere una persona indifesa, cosa c’è di più vile?

Si tratta di una generazione allo sbando? Probabilmente. Ma è una generazione che ci sta chiedendo aiuto a gran voce, utilizzando ogni mezzo a sua disposizione per essere al centro dell’attenzione. Una generazione sola cresciuta seguendo le nostre orme e i nostri esempi sbagliati ma senza essere controllata, pertanto la colpa va divisa in parti uguali. Non è possibile lavarsene le mani in maniera salomonica. È una generazione che non va lasciata da sola, ma va seguita, ascoltata aiutata e compresa.

Come diceva Primo Levi nel suo libro I sommersi e i salvati “la comunicazione genera l’informazione e senza informazione non si vive”. Perché all’eclissi della parola segue l’indifferenza definitiva del genere umano.

E se, come fatto per i morti di Covid e per quelli del conflitto russo-ucraino, si continuerà a normalizzare eventi così atroci, non avrà certo più senso chiedersi poi “Com’è potuto accadere?”

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