Dal Comune di Bari e dalla Regione Puglia ci sono le richieste di risarcimento per un totale di venti milioni di euro nei confronti dei 108 imputati nel processo con rito abbreviato scaturito dall’inchiesta ‘Codice interno’. Le indagini e gli interrogatori in corso in queste settimane stanno portando alla luce una serie di corposi intrecci tra mafia, politica e imprenditoria nel capoluogo pugliese, con una pesante ingerenza affaristica nelle elezioni e nella vita amministrativa. Al momento sono state commissariate tre aziende municipalizzate su quattro, mentre il Viminale ha deciso che non ci sono i presupposti per procedere allo scioglimenti del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose (i fatti si riferiscono alla scorsa legislatura ed anche prima).
Le richieste sono state presentate nella giornata di ieri dagli avvocati Tommaso Pontassuglia ed Enrico Dellino, che rappresentano i due enti locali. Nello specifico, il Comune ha chiesto cinque milioni di euro per i reati di mafia e altri cinque per quelli relativi allo scambio elettorale politico-mafioso.
Tra gli imputati il nome di spicco è senza dubbio quello di Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale, per il quale la Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari ha richiesto una condanna a dieci anni di reclusione. Secondo l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe garantito l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso, ottenendo voti grazie all’appoggio di tre clan criminali cittadini.
Il Comune di Bari ha richiesto la restituzione degli emolumenti percepiti tra il 2019 e il 2024 da Maria Carmen Lorusso, attualmente a processo con rito ordinario. La Regione Puglia, invece, ha avanzato la richiesta di sequestro del vitalizio di Olivieri, che si trova in carcere dallo scorso 26 febbraio.
Intanto il processo con rito abbreviato va avanti a Bari e nella prossima udienza, fissata per il 5 marzo, ci sarà l’inizio delle arringhe difensive da parte dei legali degli imputati.











