I lavoratori dell’indotto Versalis di Brindisi sono tornati ieri a manifestare nel giorno dell’annunciata chiusura del cracking, la produzioni di idrocarburi leggeri. E dunque, ufficialmente, da oggi Brindisi dice addio alla chimica di base, le navi che trasportavano il combustibile per far funzionare gli impianti, da 70 si sarebbero ridotte a 7, troppo poche anche per gestire lo smaltimento degli scarichi di produzione.
Aumenta la preoccupazione tra i lavoratori, almeno 1.600 quelli impiegati nelle aziende, una quarantina tra logistica e movimentazione merci, che, finora, hanno garantito il funzionamento della filiera.
Ma per il Governo, ed in particolare il Ministro Adolfo Urso, si tratta di una importante fase di riconversione industriale che in un prossimo futuro potrà garantire una migliore occupazione. “Finalmente clima e lavoro insieme – sottolinea Urso – Perché con il piano di riconversione di Versalis, verso settori più remunerativi e competitivi ed ecologici ci sarà maggiore occupazione in quelli che sono i comparti del futuro”, dichiara Urso, aspettandosi “il sostegno pieno di tutti i coloro che hanno a cuore l’ambiente ed il lavoro nel contempo”.
Ma dal Pd arriva un allarme. A parlare è il parlamentare pugliese Claudio Stefanazzi: “nessuna garanzia per centinaia di lavoratori, con la chiusura dell’impianto che avrà un effetto domino che potrebbe compromettere l’intero assetto produttivo del polo petrolchimico”, denuncia Stefanazzi, sottolineando i possibili “danni ambientali” che deriverebbero dallo stop della fabbrica. Una situazione che sembra essere “indipendente dalla propria volontà ma la conseguenza della scelta di Eni Versalis di bloccare il cracking”.
Per Michele Emiliano “la chiusura del cracking è un fatto gravissimo che determina conseguenze sul lavoro, sull’ambiente e sull’intero sviluppo dell’area industriale di Brindisi. Versalis aveva proposto nel suo Piano industriale una transizione graduale con la creazione e l’avvio della gigafactory. E a questo, come Regione Puglia, non ci siamo mai opposti, in nessuno dei tavoli ministeriali e regionali, a condizione di salvaguardare livelli occupazionali, ambiente e il futuro produttivo del territorio. La chiusura si doveva e si poteva evitare. Intervenga il Governo – conclude Emiliano -: si cerchino tutte le soluzioni possibili per evitare questo danno incalcolabile per Brindisi. La Regione Puglia non resterà in silenzio ed è disponibile in qualsiasi momento ad aprire un confronto istituzionale a difesa del territorio brindisino”.











