In occasione del 130° anniversario della nascita di Rodolfo Valentino, il primo divo del cinema e icona di fascino e seduzione (si ispirarono a lui per coniare il termine ‘latin lover’), nato a Castellaneta il 6 maggio 1895, la Fondazione Rodolfo Valentino e il Comune di Castellaneta, in collaborazione con Domus Futura e l’Associazione Sinossi Film, hanno organizzato la giornata di ieri una serie di iniziative per celebrarlo e tenere in vita la sua memoria.
Dopo la cerimonia che ha scoperto una targa commemorativa nei pressi della casa natale dell’attore, si è tenuto un convegno dal titolo “Rodolfo Valentino – la famiglia, Castellaneta e l’Italia” con interventi dei proff.ri Antonio Ludovico, Aurelio Miccoli e Antonio Miredi, e la conduzione della prof.ssa Maria Teresa Stasolla; nella serata di ieri, poi la proiezione del film “Rudy Valentino – Divo dei divi” di Nico Cirasola a cura del Cine Club “Rudy Valentino”.
Rodolfo Valentino nasceva il 6 maggio 1895 a Castellaneta (TA), all’anagrafe Rodolfo Pier Filiberto Raffaello Guglielmi, in via Commercio 34, oggi via Roma 116, da Giovanni Guglielmi, dottore in veterinaria ed ex capitano di cavalleria, e dalla gentil donna Maria Berta Gabriella Barbin, figlia di un medico francese e dama di compagnia della marchesa Giovinazzi.
I tanti nomi del divo del cinema rivelano alcuni ingredienti di pretesa nobiltà che si mescolarono poi nel suo personaggio: derivò il cognome Valentino da un asserito casato “di Valentina d’Antonguolla” che fondeva un vecchio titolo papale con diritti di proprietà rivendicati dai Guglielmi sui terreni confiscati vicino a Martina Franca, luogo d’origine della famiglia.
Rodolfo Guglielmi visse fino a nove anni a Castellaneta: quì frequentò le prime tre classi elementari con i maestri Nicola D’Alagni e Francesco Miraglia Quero; completò le scuole elementari, con mediocri risultati a Taranto, dove il padre dovette trasferirsi per esercitare la sua professione.
Rodolfo aveva undici anni quando morì il padre, perciò, in seguito, ebbe la possibilità di frequentare il collegio convitto per gli orfani sanitari italiani a Perugia dove non fu un allievo modello, anzi venne radiato per indisciplina; tentò allora di entrare nell’Accademia di Marina a Venezia ma fu dichiarato inabile al servizio della Regia Marina per insufficienza toracica e scarsità visiva; decise, infine, di studiare tecnica agraria e ottenne a diciassette anni il diploma di agente rurale a San Ilario di Nervi, in provincia di Genova.
Però Rodolfo, spirito ribelle e cittadino del mondo, non aveva alcuna intenzione di tornare in Puglia per dedicarsi all’agricoltura (ritornerà a Castellaneta ormai attore famoso, una sola volta nel 1923): nel 1913 volle allora andare a Parigi dove apprese l’arte del tango; Rodolfo, non volendo tornare indietro, «l’Italia è troppo piccola per me» disse ad Alberto, suo fratello, s’imbarcò nel dicembre 1913 sul piroscafo tedesco Cleveland diretto in America per la sua grande avventura.











