HomeCultura25 e 26 aprile, due date ricche di storia e significato

25 e 26 aprile, due date ricche di storia e significato

25 e 26 aprile non sono e non potranno mai essere, per gli italiani, due date qualunque. Esse sono, al contrario, pregne di storia e di significato.

Il 26 aprile 1915, in pieno primo conflitto mondiale,  l’Italia concluse, in gran segreto, il “Patto di Londra“, con il quale, l’allora capo del governo Antonio Salandra, s’impegnava ad entrare in guerra, di là ad un mese, a fianco di Francia, Inghilterra e Russia, contro gli ex alleati tedeschi e austriaci. In cambio, i rappresentanti del governo italiano strapparono la promessa di ottenere, alla fine della guerra, le terre irredente, cioè quelle non ancora liberate dalla dominazione austriaca (Trieste e Trento, il Friuli Venezia Giulia), ma anche l’Istria e la Dalmazia, con l’importante città di Fiume.

Il sogno di completare il Risorgimento e, con esso, il processo di unificazione nazionale, creando, finalmente, una nazione forte e compatta, prevalse sui timori di una impreparazione militare che, invece, ai più sembrava evidente. Il paese si spaccò tra interventisti e neutralisti, ma, alla fine, la guerra fu accettata da tutti come una soluzione inevitabile.

Anche la Puglia pagò il suo tributo di sangue alla causa. Come in tutte le città, anche dalla stazione di Bari, partirono lunghi convogli di soldati destinati al fronte, salutati, in fretta e furia, da giovani dame che offrivano ai militari pacchetti di sigarette, scatole di confetti, cioccolatini o mazzi di fiori. Povere madri baciavano i figli giovanissimi, mentre, accanto a loro, qualche sacerdote offriva santini e medaglie benedette.

Quando finì la guerra si fece la conta dei morti e dei dispersi: la sola Bari ne contò 1065.

Tuttavia, in cambio dei sacrifici sopportati durante questa drammatica prova, l’Italia uscì dalla guerra con le ossa rotte: forse più “nazione”, ma, certamente, più povera e delusa. I rappresentanti del governo alla conferenza di pace di Versailles, infatti, non ottennero tutto quanto era stato promesso in quel famoso 26 aprile del 1915 e quella italiana apparve una “vittoria mutilata“, secondo una riuscita espressione coniata dal poeta Gabriele D’Annunzio. Una vittoria, certo (gli austriaci vennero sconfitti; Trento e Trieste diventarono italiane), ma dai risultati inferiori alle aspettative (l’Istria e la Dalmazia, con la città di Fiume andarono alla Jugoslavia). E il futuro si aprì a scenari ancora più drammatici.

Analogo, se non peggiore, fu il sacrificio compiuto dai tanti italiani e pugliesi che parteciparono alla seconda guerra mondiale che, per cinque anni, coinvolse la nazione in una nuova tragica follia collettiva.

E’ nel contesto della guerra e dell’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale che assume senso la data del 25 aprile 1945.

Quello è il giorno in cui, alle otto del mattino, via radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italiail cui comando aveva sede a Milano, proclamò l’insurrezione in tutti i territori occupati dai nazifascisti, aprendo la strada all’arrivo delle truppe alleate e alla resa dei tedeschi.

La liberazione del paese dalla lunga dittatura fascista portò alla nascita della Repubblica, della Costituzione e ad un futuro, insomma, di democrazia.

Sono passati settant’anni da quel giorno e cento dal Patto di Londra.

L’elenco delle vicende da ricordare, legate a quelle date, è senza fine ma, nel ripercorrerlo a distanza di tanti anni, in un contesto che, troppo spesso, tritura ogni memoria in retoriche e pompose celebrazioni fini a se stesse, si rischia di perdere di vista il vero significato che, tutto sommato, accomuna le due giornate: il sogno di costruire una nazione migliore, la certezza di dover lottare, con passione e coraggio, per riuscirci.

Imparare questa lezione sarebbe già un bel modo per non dimenticare i tanti caduti e i numerosi sacrifici che quelle vicende hanno richiesto.

 

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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