A pochi giorni dall’evento EFi di Bari, previsto per martedì 17 febbraio, ospitiamo Pasquale Adamo, mental coach professionista, formatore e imprenditore nel settore del coaching e dello sviluppo personale. Fondatore di Master Coach Italia, una delle principali scuole di formazione per coach in Italia, Pasquale Adamo è riconosciuto per il suo approccio orientato al cambiamento generativo e alla crescita di una leadership consapevole.
Nel corso della sua carriera ha sviluppato il metodo “Cambia la tua Storia®”, un percorso che integra coaching, Programmazione Neuro-Linguistica e modelli di apprendimento trasformativo per aiutare persone e organizzazioni a superare schemi limitanti e ad attivare il proprio potenziale. Il suo lavoro si concentra in particolare su temi come leadership evolutiva, ascolto profondo, intelligenza emotiva e sviluppo delle competenze relazionali.
Pasquale Adamo sarà tra i protagonisti dell’evento “EFI in Tour: BARI – Ascoltare, Connettere, Agire: la Leadership secondo la Teoria U”, di cui abbiamo accennato settimana scorsa con il nostro ospite e Vice-Presidente EFI Stefano Marchese, un appuntamento dedicato a manager, professionisti e formatori interessati a esplorare nuovi modelli di leadership basati sulla consapevolezza, sulla relazione e sull’azione generativa.

Attraverso eventi, workshop e programmi di formazione, Adamo accompagna individui e organizzazioni nel costruire una leadership capace di ascoltare, connettere e agire in modo intenzionale, anche in contesti complessi e in rapida trasformazione. In questa intervista approfondiremo la sua visione sul coaching, sulla nuova leadership e sull’impatto delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei processi di crescita umana e professionale.
Buongiorno e grazie per essere con noi, Pasquale. Per cominciare, puoi raccontarci come è iniziato il tuo percorso nel coaching?
“Il mio percorso nasce da una domanda molto semplice, ma radicale: come avviene davvero il cambiamento nelle persone? Vengo da studi e ricerche che incrociano crescita personale, formazione e sviluppo umano. A un certo punto ho capito che non mi interessava “motivare” le persone, ma accompagnarle a rileggere la propria storia, a riscrivere il modo in cui abitano il loro presente. Il coaching è diventato per me uno spazio di ascolto profondo, di responsabilità e di scelta consapevole”.
Il tuo sito parla molto del metodo Cambia la tua Storia®. Di che cosa si tratta?
“Si tratta di un metodo che parte da un presupposto chiave: non viviamo i fatti, viviamo il significato che diamo ai fatti. Il lavoro non è sul problema in sé, ma sulla storia che la persona racconta a sé stessa. Attraverso memoria, corpo, immaginazione e visione futura, accompagno le persone a riconoscere la “credenza madre” che orienta le loro scelte e a costruire una nuova narrazione, più coerente, generativa e allineata a ciò che vogliono diventare.Non è un lavoro mentale, è un’esperienza trasformativa”.
Quali sono, a tuo avviso, gli elementi chiave che distinguono un coaching efficace da uno “tradizionale”?
“Un coaching efficace non dà risposte, crea spazio. Non spinge all’azione immediata, ma all’azione giusta.La differenza sta nella qualità della presenza del coach, nell’ascolto, nella capacità di cogliere ciò che sta emergendo e non solo ciò che viene detto. Il Coach deve essere per il coachee un ponte per il cambiamento futuro. Il coaching diventa efficace quando smette di essere una tecnica e diventa una relazione trasformativa“.
Nel tuo lavoro fai spesso riferimento alla TheoryU. Puoi spiegare brevemente ai nostri lettori di cosa si tratta?
“La TheoryU, sviluppata da Otto Scharmer (MIT di Boston), è un modello che descrive come avvengono i veri processi di cambiamento, individuali e collettivi. Ampiamente utilizzate in ambito organizzativo, ci insegna che prima di agire serve una nuova capacità di leadership, in grado di connettere, di ascoltare in modo autentico e di lasciare emergere ciò che vuole nascere. È un passaggio dall’ego-sistema all’eco-sistema, dal controllo alla generatività”.
La TheoryU è quindi un altro focus importante del tuo lavoro. Come la integri nei tuoi percorsi?
“In diversi modi: la integro come struttura invisibile del lavoro. Nei percorsi di coaching, nei laboratori e nelle formazioni accompagno le persone ad attraversare le fasi della U: ascolto, connessione, consapevolezza e azione generativa.Non la insegno solo come modello teorico, ma come esperienza vissuta, soprattutto attraverso il corpo, il silenzio e il dialogo autentico.Poi, almento una volta all’anno in varie città italiane, insegno la TheoryU a coloro che vogliono acquisire questo processo. Il prossimo appuntamento sarà a giugno a Milano”.
Qual è il messaggio centrale che vuoi trasmettere a chi ti segue?
“E che ogni vera trasformazione inizia quando smettiamo di reagire e iniziamo a presenziare ciò che sta accadendo, dentro e fuori di noi. Il futuro non si pianifica soltanto: si sente. Le persone hanno un potenziale che ignorano, un potenziale che consente loro di diventare migliori e di evolvere. Mi sento appagato quando riesco a connettere le persone che incontro con il loro potenziale”.
Il prossimo 17 febbraio parteciperai a un evento a Bari dal titolo “Ascoltare, Connettere, Agire: la Leadership secondo la Teoria U”. Puoi raccontarci che tipo di incontro sarà e quale contributo porterai?
“Sarà un incontro esperienziale, non una conferenza frontale. Porterò il mio contributo sul ruolo dell’ascolto profondo nella leadership, su come i leader possono creare contesti generativi e decisioni allineate non solo agli obiettivi, ma al senso.Lavoreremo sulle diverse forme di intelligenze che ci consentono di accedere al nostro potenziale e di intuire il futuro che desideriamo far emergere”.
Nel titolo dell’evento compaiono tre verbi chiave: ascoltare, connettere, agire. Qual è, secondo te, quello più difficile da praticare oggi per un leader e perché?
“Senza dubbio ascoltare. Viviamo in un tempo che premia la velocità e la risposta immediata. L’ascolto richiede rallentare, sospendere il controllo e avere il coraggio di non sapere.Ma senza ascolto, connessione e azione diventano meccaniche e sterili. Dalla qualità dell’ascolto dipende tutto: la nostra relazione con l’altro e con noi stessi”.
In un mondo sempre più digitalizzato, con l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie che cambiano il modo di lavorare e relazionarsi, che impatto hanno questi strumenti nel coaching e nello sviluppo di una leadership capace di ascolto profondo e azione generativa?
“La tecnologia è uno strumento potente, ma non può sostituire la presenza umana. Paradossalmente, più cresce l’intelligenza artificiale, più diventa centrale l’intelligenza relazionale, emotiva e sistemica.Il coaching e la leadership del futuro avranno successo solo se sapranno integrare tecnologia e umanità profonda“.
Prima di salutarci e senza fare spoiler, che cosa si porteranno a casa concretamente i partecipanti dopo questo incontro a Bari?
“Si porteranno a casa nuove lenti con cui osservare sé stessi, il proprio ruolo e le proprie decisioni. Strumenti pratici di ascolto, di connessione e di azione consapevole, immediatamente applicabili nel loro contesto professionale.E soprattutto, un’esperienza che apre spazio a un modo diverso – più umano e generativo – di esercitare la leadership”.
Quanto detto con Pasquale Adamo mette in evidenza come il coaching e i modelli emergenti di leadership stiano attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta dalla complessità dei contesti organizzativi e dall’impatto delle nuove tecnologie. Il riferimento alla Teoria U e al tema dell’ascolto profondo restituisce l’immagine di una leadership meno centrata sul controllo e più orientata alla consapevolezza e alla relazione.
L’appuntamento di Bari, “EFI in Tour: BARI – Ascoltare, Connettere, Agire: la Leadership secondo la Teoria U”, al quale Pasquale Adamo parteciperà insieme a numerosi altri ospiti tra cui i vertici di EFI Kevin Giorgis e Stefano Marchese, si inserisce in questo quadro come momento di confronto tra professionisti, formatori e manager interessati a comprendere come questi modelli possano tradursi in pratiche operative.
Nel dialogo emerge una visione della leadership che integra dimensione umana e innovazione tecnologica, indicando nel coaching uno strumento di accompagnamento al cambiamento piuttosto che di semplice supporto motivazionale. Un approccio che riflette l’evoluzione in corso nei sistemi organizzativi e nella cultura del lavoro.











