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Ali Khamenei, la Guida che ha plasmato l’Iran moderno, morto a 86 anni

In una svolta storica per il Medio Oriente e per la geopolitica mondiale, Ali Hosseinī Khamenei, Guida Suprema dell’Iran dal 1989, è morto all’età di 86 anni a seguito di un attacco militare coordinato da Stati Uniti e Israele che ha preso di mira obiettivi di potere nella capitale iraniana.

Un attacco che ha cambiato il corso della storia

Nelle prime ore di sabato 28 febbraio 2026, una vasta offensiva aerea congiunta degli Stati Uniti e di Israele — parte di quella che le autorità di Washington hanno definito Operation Epic Fury — ha colpito siti strategici in Iran, compresi complessi militari e aree legate alla leadership politica e religiosa del Paese. In queste azioni Khamenei è rimasto ucciso, segnando un punto di svolta in un conflitto che ha riacceso tensioni decennali nella regione.

Dalla rivoluzione alla guida del Paese

Ali Khamenei è entrato nella storia della Repubblica Islamica come uno dei più longevi e influenti leader del Paese. Nato nel 1939, divenne una figura centrale della rivoluzione islamica che nel 1979 rovesciò la monarchia del Shah e instaurò la teocrazia guidata da Ayatollah Ruhollah Khomeini. Dopo la morte di Khomeini nel 1989, Khamenei ne ereditò la carica di Guida Suprema, il ruolo più potente della Repubblica Islamica, ponendosi al vertice sia delle istituzioni religiose che di quelle militari e politiche.

Per oltre tre decenni la sua leadership ha definito l’identità e l’orientamento dello Stato iraniano: ha rafforzato il potere dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC), imposto un controllo rigido sulla società e avviato una politica estera basata sulla resistenza all’influenza occidentale, in particolare contro gli Stati Uniti e Israele. Il suo nome è stato spesso associato alla critica feroce nei confronti del “Grande Satana” statunitense e al sostegno a gruppi alleati in Medio Oriente.

Un potere controverso, una storia di conflitti

Sotto la guida di Khamenei, l’Iran ha attraversato tumulti interni e pressioni esterne: dalla repressione di vaste proteste antigovernative alla durissima risposta alla rivolta scoppiata dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022, fino alle tensioni sul programma nucleare che hanno portato sanzioni e isolamento internazionale.

Allo stesso tempo, la sua visione ha fatto dell’Iran un attore influente nel gioco geopolitico regionale, sostenendo alleanze con gruppi come Hezbollah in Libano e le milizie in Siria e Yemen e mantenendo un ruolo centrale nelle dinamiche di potere del Medio Oriente.

Un’eredità incerta e un vuoto di potere

La sua morte lascia ora l’Iran in un momento di profonda incertezza. Secondo la Costituzione iraniana, sarà l’Assemblea degli Esperti a scegliere il suo successore, ma molti analisti osservano che la Guardia Rivoluzionaria e i vertici militari e religiosi avranno un ruolo decisivo nel plasmare il prossimo capitolo della Repubblica Islamica.

Il Paese ha dichiarato quaranta giorni di lutto nazionale e l’attacco ha già avuto ripercussioni sul quadro politico e di sicurezza globale. Le tensioni nella regione restano altissime e la morte di Khamenei, figura tanto potente quanto controversa, segna un punto di non ritorno nelle relazioni fra l’Iran, l’Occidente e le potenze del Medio Oriente.

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Francesco Felice
Francesco Felice
Laureato in Marketing e comunicazione - Marketing Manager con esperienza nei settori dell'Hospitality, Real Estate, Business Consulting e Media. Content Creator e social media Specialist

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