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L’abominio della guerra

Serve a qualcuno fermare questa guerra? Forse a nessuno o forse non si vuole ascoltare nessuno. Chi?

Le vittime inermi, il popolo.

E allora?

Ognuno è responsabile delle proprie azioni.

Si può andare avanti nella macelleria ad oltranza.

Non dimentichiamo che prima o poi bisogna fare i conti con la sorte come chi?

Come è successo al tagliatore di teste, come è successo fino a un secolo fa a dittatori come Hitler e Mussolini.

Ma questa volta forse non accadrà, perché saranno tutti sterminati e allora?

Bisognerà fare i conti con se stessi, con il silenzio della morte, con quel cibo che sa di niente e con quella voglia di fare ancora del male, perché in preda a qualche demone.

Felicità?

Forse dannazione, altro che felicità.

La pace è felicità, progresso. È qualcosa a cui non si sta dando nessun valore ma è la base dell’esistenza umana dei legami individuale e sociale.

Fare del mondo una polveriera non è la soluzione, è il fallimento totale dell’ uomo di ciò che la storia ha insegnato e quello che fino ad oggi ha conosciuto.

Non si è ancora in grado di creare un benessere mondiale. Forse perché non lo si vuole, forse perché non si è capaci.

Un reset come la guerra cancella tutto ma non darà mai più le risorse perdute, gli uomini perduti, eppure abbiamo detto che ognuno è unico per il suo patrimonio.

L’abominio in cui ci hanno riversato, risuona il suo eco nel dolore della gente e dell’umanità tutta che sogna, che spera, che nonostante tutto cerca ancora di costruire e in chi non è più con noi ma lascia un silenzio e un dolore assordante.

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