Due impianti produttivi in Puglia a rischio chiusura, con il futuro di 470 maestranze in forte dubbio. Queste le cifre di una vertenza sindacale, quella del Gruppo Natuzzi, che da crisi industriale potrebbe trasformarsi in crisi occupazionale e, di conseguenza, territoriale.
È la “grave crisi industriale che sta interessando il gruppo Natuzzi” l’argomento su cui si sono soffermate la Commissioni I e IV della Regione Puglia nella loro seduta congiunta di ieri.
“La richiesta di audizione nasce alla luce delle possibili chiusure o dei ridimensionamenti degli stabilimenti presenti in Puglia, con conseguenze rilevanti sul piano occupazionale, economico e sociale- ha spiegato Ubaldo Pagano– siamo di fronte a una vertenza che riguarda centinaia di lavoratori e un pezzo importante del sistema industriale pugliese. È necessario fare piena chiarezza sul futuro degli stabilimenti e sulle reali intenzioni dell’azienda.”
L’audizione presieduta da Antonio Tutolo è servita ad acquisire informazioni puntuali sullo stato del piano industriale e sulle prospettive produttive dei siti pugliesi, a verificare le interlocuzioni eventualmente in corso con il governo nazionale e con il ministero competente, ad approfondire le misure di politica attiva del lavoro attivabili a tutela dei lavoratori coinvolti e a valutare possibili interventi regionali di sostegno e accompagnamento, anche sotto il profilo finanziario e programmatorio.
Sono stati ascoltati i sindacati di categoria e i sindaci di Altamura e Santeramo, che hanno chiesto “ un’azione coordinata e tempestiva fra istituzioni regionali e Governo nazionale..”
All’audizione hanno partecipato il Presidente del Sepac, Leo Caroli, e l’assessore allo sviluppo economico Eugenio Di Sciacio.
Tutti reduci dal tavolo romano che secondo l’assessore ha registrato la ripresa del dialogo “ nella consapevolezza che ogni parte porta istanze legittime che devono trovare un punto di equilibrio. I temi sul tavolo sono centrali e sono un obiettivo comune, primi fra tutti la salvaguardia dell’occupazione e il rilancio competitivo dell’azienda, nell’interesse dei lavoratori e dell’intero territorio. È proprio su questi nodi che occorre lavorare con serietà e continuità”.
L’assessore ha, inoltre, sottolineato l’apertura nelle prossime settimane di un’interlocuzione con il Ministero del Lavoro per approfondire il tema della decontribuzione previsto nell’accordo di novembre, in particolare rispetto alle ipotesi di reshoring produttivo: “Come Regione, insieme alla task force ministeriale, accompagneremo questo tentativo con senso di responsabilità come abbiamo sempre fatto. L’approfondimento sulle misure di decontribuzione legate al possibile rientro di produzioni rappresenta un passaggio importante.
Per Leo Caroli della task force, la Natuzzi soffre di una sovracapacità produttiva. Le commesse non bastano a impegnare tutti i lavoratori che in tal senso rischiano di diventare esuberi.
“Il territorio della Alta Murgia Puglia non è in condizioni di sostenere e ammortizzare questa bomba sociale. Quindi Caroli ha sottolineato che “dobbiamo salvare la Natuzzi”. Ma ha esortato i sindacati presenti e i sindaci ad affrontare il tema con l’approccio e la consapevolezza che devono intervenire fattori nuovi. Un esempio? La decontribuzione, l’esodo incentivato e la esternalizzazione: “senza paura e infingimenti”.











