Il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università del Salento (DiSUS) promuove “Un gradino in avanti. Costruire oltre la rabbia”, un’iniziativa ideata dalle studentesse e dagli studenti del Dipartimento e dedicata al tema della violenza di genere, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e responsabilità collettiva.
L’appuntamento è fissato per mercoledì, 29 aprile, dalle ore 15:30, presso l’atrio dell’Edificio 5 del Complesso Studium 2000. Dopo i saluti introduttivi della professoressa Anna Maria Cherubini, delegata alle Politiche di genere, e del prorettore alla Ricerca Giuseppe Ciccarella, si terrà una tavola rotonda dal titolo “Violenza di genere e forme di resistenza”, che vedrà coinvolti docenti, ricercatori e ricercatrici del DiSUS.
Alle ore 17:30 è prevista l’inaugurazione della scala, simbolo dell’iniziativa, accompagnata dai saluti istituzionali della rettrice Maria Antonietta Aiello, del direttore del Dipartimento, Mariano Longo, del prefetto di Lecce Natalino Manno, della professoressa Cherubini e da rappresentanti delle istituzioni comunali, provinciali e regionali. Seguirà un intervento delle studentesse Cristina Giaquinto e Carolina Cardea, in rappresentanza di Udu Lecce – Sindacato Studentesco. Infine, è previsto un tributo musicale a cura di Rachele Andrioli & Coro a coro.
Negli spazi adiacenti alla scala saranno, inoltre, esposti i poster di ricerca dedicati alla violenza di genere, realizzati da ricercatori e ricercatrici, dottorandi e dottorande, studentesse e studenti.
L’iniziativa si propone non solo come momento di sensibilizzazione, ma come spazio di elaborazione culturale e civile, capace di mettere in relazione ricerca, didattica e impegno sociale.
«Non basta parlare di educazione all’affettività se poi, nei fatti, continuiamo a vivere in una società che non garantisce pari diritti e pari opportunità tra uomini e donne. La violenza di genere – commenta il direttore del Dipartimento, Longo – non è solo un problema individuale, ma un fenomeno strutturale. Quando persistono disuguaglianze, ad esempio nel mondo del lavoro, e forme di violenza simbolica, diventa molto più difficile incidere davvero sui comportamenti. È necessario, dunque, un impegno coerente e concreto, affinché tutta la comunità sia effettivamente portatrice degli stessi diritti e delle stesse possibilità».











