HomeAmbiente e ScienzeTorna l'edizione 2026 di Lector in Scienza da domani a Conversano

Torna l’edizione 2026 di Lector in Scienza da domani a Conversano

Quinta edizione per Lector in Scienza, il festival di divulgazione scientifica promosso e organizzato dalla Fondazione “Giuseppe Di Vagno (1889-1921)” in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Rai Radio3, con il sostegno e il patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Puglia – Dipartimento Turismo e Cultura, Comune di Conversano.

Da giovedì 7 a sabato 9 maggio 2026, nel Monastero di San Benedetto sede della Fondazione Di Vagno, ci si focalizzerà sul “Futuro conteso” tra intelligenza artificiale, etica e trasformazioni sociali, per riflettere e guardare al futuro assieme a ricercatori, divulgatori, scrittori e docenti provenienti da ogni parte d’Italia.

L’evento proporrà incontri con esperti sul ruolo della scienza tra ricerca, pace e uso responsabile dei dati, e aprirà di fatto la programmazione culturale della Fondazione Di Vagno “I Granai del Sapere” in attesa della prossima edizione di Lectorinfabula.

La scienza non è un’entità isolata, ma un elemento che fa parte di un sistema complesso, dove tutte le decisioni hanno un impatto profondo sulla vita quotidiana di ognuno di noi. Uno scenario che non ci esime dal sollevare interrogativi complessi: quali sono i limiti dell’intelligenza artificiale? Come dobbiamo regolamentare l’uso dei dati?

“Il dibattito sul ‘futuro conteso’ esplorerà il legame tra etica e scienza, interrogandosi sui confini morali della ricerca e sul contributo che quest’ultima può offrire alla pace. In un mondo in rapida evoluzione, la scienza assume un ruolo cruciale nel definire il domani. Lector in Scienza si conferma così uno spazio aperto dove porre domande e trovare risposte, attraverso un linguaggio accessibile e inclusivo, capace di parlare a ogni generazione.

Il programma presenta incontri dedicati all’impegno civile della matematica, con storie di ieri che parlano direttamente a oggi; appuntamenti per spiegare l’uso della fisica quantistica nella crittografia, la teoria matematica che protegge i nostri segreti digitali. Verranno esplorate la costruzione della pace attraverso la scienza e l’educazione, l’importanza della divulgazione scientifica rigorosa e l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro e sulla società, ponendo l’accento sulle crescenti disuguaglianze generate dall’innovazione tecnologica e su come la scienza possa contribuire a ridurre o aumentare le disparità. Di com’è cambiato il lavoro si parlerà anche attraverso una lezione di storia dell’arte che servirà anche a comprendere la convivenza tra macchine ed esseri umani, la trasformazione sociale che ha ridefinito l’organizzazione, le relazioni e i significati stessi del lavoro.

Alla conferenza stampa di presentazione, che si è tenuta nel Rettorato dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, sono intervenuti Roberto Bellotti Rettore dell’Università di Bari, il prorettore Vito Peragine, Daniela Mazzucca presidente della Fondazione Di Vagno, Filippo Giannuzzi direttore del Festival e, in collegamento, Marco Motta curatore e conduttore di Radio3 Scienza.

“Partecipiamo con grande convinzione anche a questa quinta edizione di Lector in Scienza – ha detto il rettore dell’Università di Bari, Roberto Bellotti – Il tema dell’intelligenza artificiale ci sta particolarmente a cuore: da un lato perché siamo coinvolti in numerosi e importanti progetti di ricerca in questo ambito, dall’altro perché siamo pienamente consapevoli che una tecnologia così  profondamente trasformativa, proprio per la sua portata, deve essere governata con attenzione, anche attraverso il lavoro di ricerca e le attività che si svolgono all’interno delle Università. Questo evento rappresenta quindi un’opportunità preziosa per dialogare con un pubblico più ampio rispetto a quello delle aule universitarie, condividendo lo stato dell’arte delle nostre ricerche e le riflessioni che ne derivano”.

“Sul rapporto tra etica e scienza, sui limiti della ricerca e sul suo possibile contributo alla pace ci interrogheremo in questi tre giorni di Lector in Scienza – ha dichiarato Daniela Mazzucca, presidente della Fondazione Di Vagno – In un mondo segnato dall’intelligenza artificiale e da profonde e rapide trasformazioni sociali, la scienza può ridurre le disuguaglianze o può soltanto ampliarle? Oggi, tra dati, potere e innovazione, emerge il rischio di nuove forme di controllo. Vorrei citare la sociologa  Shoshana Zuboff, quando afferma che “il capitalismo della sorveglianza rivendica l’esperienza umana come materia prima gratuita”, evidenziando il legame sempre più stretto tra dati, potere e conoscenza. Diventa essenziale chiedersi chi guida il progresso e a beneficio di chi, perché politica e scienza devono collaborare nella ricerca di equilibrio, per un uso responsabile e condiviso del sapere perché sappiamo tutte e tutti che chi controlla i dati, controlla il futuro”.

“Lector in scienza si iscrive dentro il più ampio contesto di Lectorinfabula, che è un luogo di discussione, di dibattito, di confronto sui temi dell’attualità e della contemporaneità, ovviamente con un taglio indirizzato verso la scienza – ha dichiarato il direttore del Festival, Filippo Giannuzzi – La scienza in questo momento ha un ruolo predominante sia per quello che può fare in termini di effetti positivi, pensiamo soltanto alle crisi climatiche o all’inquinamento o in termini di applicazioni mediche, sia per questo rapporto con il potere e con la politica che potrebbe avere effetti deteriori se utilizzato dalle mani sbagliate”.

Il concorso IN UN CIELO LONTANO – PREMIO ROSSELLA PANARESE

Nel corso della tre giorni saranno presentati anche tutti i podcast realizzati dai ragazzi e dalle ragazze degli istituti scolastici superiori della regione, che hanno partecipato alla quarta edizione di “In un cielo lontano – Premio Rossella Panarese” il concorso intitolato all’autrice e conduttrice radiofonica, fondatrice e curatrice di Rai Radio3 Scienza, scomparsa nel marzo del 2021 e grande amica della Fondazione Di Vagno.

Il concorso, organizzato dalla Fondazione Di Vagno in collaborazione con Rai Radio3, mira a promuovere la divulgazione scientifica e a stimolare la riflessione critica e creativa sulla scienza tra i giovani.

Tante le scuole che hanno partecipato e che raggiungeranno Conversano da tutta la Puglia. Tutti i gruppi iscritti si sono cimentati nella realizzazione di podcast originali, della durata massima di 8 minuti, in cui sono stati invitati a raccontare – con lo stile del documentario della realtà (reportage e inchiesta) o della narrazione fiction (una costruzione drammatizzata e interamente di creazione) – il lavoro di scienziate e scienziati che con il loro impegno nella ricerca e nella divulgazione hanno contribuito alla promozione della pace.

C’è da chiedersi, infatti, se in un momento storico come questo, segnato da guerre e crisi internazionali, in cui le collaborazioni tra potenze sono messe costantemente in crisi, la scienza e coloro che la praticano quotidianamente possano ancora essere promotori di pace e aiutarci a costruire un’alternativa a quello che sembra un destino già segnato.

Tema del bando 2026: Un vaccino contro la guerra

Dalle armi chimiche nella Prima Guerra Mondiale alle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, e fino all’impiego dell’Intelligenza Artificiale nelle guerre odierne, le conoscenze scientifiche nell’ultimo secolo sono diventate strumenti cruciali di amplificazione della potenza bellica. Ma, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, la comunità scientifica ha saputo porsi all’avanguardia di iniziative per il disarmo nucleare e le collaborazioni internazionali per promuovere la pace.

Nel loro celebre Manifesto del 1955, Albert Einstein e Bertrand Russell scrivevano: “In considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale saranno certamente impiegate armi nucleari e che tali armi minacciano la sopravvivenza dell’umanità intera, sproniamo i governi del mondo a prendere atto della realtà, e a riconoscere pubblicamente, che il loro scopo non può essere perseguito per mezzo di una guerra mondiale e di conseguenza li esortiamo con urgenza a trovare mezzi pacifici per dirimere, comporre, patteggiare e regolare tutte le questioni controverse tra di loro”.

Da qui presero le mosse le conferenze Pughwash per contrastare la proliferazione delle armi nucleari e promuovere l’uso pacifico delle conoscenze scientifiche, premiate col Nobel per la Pace nel 1995. Gli ultimi 80 anni sono stati caratterizzati poi dal fiorire di grandi collaborazioni scientifiche internazionali: dal CERN di Ginevra all’ICTP di Trieste fino al laboratorio SESAME in Giordania sono numerosi i luoghi di ricerca dove persone provenienti da paesi attraversati da tensioni o coinvolti in conflitti hanno potuto lavorare fianco a fianco. E se guardiamo al territorio pugliese, spicca l’esperienza del Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Pace “Giuseppe Nardulli” dell’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, del CIHEAM, l’Istituto agronomico mediterraneo di Bari, un luogo di promozione della cooperazione internazionale per accrescere la sicurezza alimentare nel pianeta.

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Redazione
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