La comunità di Taranto è ancora sotto shock per l’omicidio di Bakari Sako, il bracciante di 35 anni originario del Mali ucciso all’alba di sabato scorso in Piazza Fontana, nel centro storico del capoluogo jonico. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, l’uomo è stato accerchiato da un gruppo di cinque giovani mentre si recava al lavoro; l’aggressione, scaturita per futili motivi, è culminata in un fendente mortale all’addome sferrato con un oggetto acuminato, probabilmente un coltello o un cacciavite. Le indagini hanno portato al fermo di un ventenne e di quattro minorenni, tra cui un ragazzo di 15 anni sospettato di essere l’esecutore materiale del delitto.
Ha confessato e ha fatto ritrovare l’arma del delitto (un coltello) il 15enne tarantino che avrebbe materialmente commesso l’omicidio. Bakari Sako era in piazza Fontana con la sua bici, diretto a prendere un pullman per raggiungere il luogo di lavoro, quando sarebbe stato accerchiato, spintonato, malmenato e infine ferito a morte da cinque giovanissimi, in seguito a una lite per motivi futili. I colpi all’addome si sono rivelati letali e nulla hanno potuto fare i soccorritori del 118.
Il profilo della vittima delinea la figura di un uomo mite e dedito al sacrificio: giunto in Italia nel 2022, Sako lavorava duramente come bracciante a Massafra per sostenere la famiglia rimasta in Mali, dove lo attendono due mogli entrambe in gravidanza. La tragica notizia ha raggiunto il fratello Souleymane, arrivato a Taranto dalla Spagna con il supporto di Mediterranea Saving Humans, l’associazione che si sta occupando anche delle procedure per il rimpatrio della salma. La Diocesi locale e gli amici ricordano Bakari come un esempio di dignità, vittima di una violenza cieca e ingiustificata che ha stroncato una vita spesa per il futuro dei propri cari.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura ordinaria e da quella minorile, punta a fare piena luce sulla dinamica del “branco” che ha agito nel cuore della città vecchia. I cinque fermati devono rispondere di omicidio aggravato da futili motivi, un’accusa che riflette l’assoluta sproporzione tra l’accaduto e la reazione del gruppo criminale. Le immagini acquisite dalle telecamere di sorveglianza e trasmesse dal Tg1 mostrano gli ultimi istanti di vita di Bakari in sella alla sua bicicletta, un fotogramma che è diventato il simbolo di una tragedia che interroga profondamente le istituzioni sul tema della sicurezza urbana e del disagio giovanile.
Mentre la magistratura prosegue il suo iter per accertare le singole responsabilità, Taranto si stringe attorno al dolore della famiglia Sako. La mobilitazione delle realtà associative come Migrantes e Mediterranea sottolinea la necessità di non dimenticare il volto umano dietro la cronaca nera: un lavoratore onesto la cui esistenza è stata spezzata in un sabato mattina qualunque. Il caso riaccende i riflettori sulla ferocia di certi contesti urbani, dove la vita di un uomo può essere annullata in pochi istanti da una violenza tanto brutale quanto priva di senso.











