“La Puglia è oggi riconosciuta come una delle realtà più avanzate nella medicina genomica e nella prevenzione neonatale. Un risultato importante che dimostra come, anche dentro una fase complessa per la sanità pubblica, sia possibile costruire percorsi di eccellenza capaci di salvare vite umane”.
Lo dichiarano i componenti del Gruppo Pd, a margine della commissione congiunta I e III nel corso della quale è stato fatto il punto sullo stato di attuazione del programma “Genoma Puglia”, il progetto di screening genomico neonatale avviato in Puglia e oggi osservato con interesse anche a livello internazionale.
“Con una semplice goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato nei primi giorni di vita — spiegano — oggi possiamo individuare precocemente malattie genetiche rare e molto gravi intervenendo subito con cure e trattamenti tempestivi. Questo significa offrire ai bambini e alle loro famiglie una possibilità concreta di futuro”.
Il programma, realizzato attraverso il consenso informato delle famiglie, ha già coinvolto oltre 27 mila neonati con un’adesione superiore al 90% nelle neonatologie pugliesi.
“Dal 15 maggio, dopo una importante fase pilota, il progetto è diventato un programma strutturale che coinvolge tutte le neonatologie pugliesi e le unità operative dell’ospedale pediatrico regionale all’interno di una rete clinica integrata. È il frutto di un lavoro serio costruito grazie alla collaborazione tra istituzioni, professionisti sanitari, ricercatori e strutture ospedaliere”, aggiungono.
Secondo i dati del programma sono già stati individuati 565 neonati con alterazioni genetiche significative e circa 216 bambini hanno ricevuto una diagnosi precoce.
“Il dato più importante — prosegue la nota del Gruppo Pd — è che dietro questi numeri ci sono bambini che possono essere presi in carico subito prima che la malattia produca conseguenze irreversibili. La prevenzione e la diagnosi precoce non rappresentano solo un avanzamento scientifico ma un modo più efficace e sostenibile di costruire la sanità pubblica”.
Anche i dati economici mostrano l’impatto positivo del programma. Nel 2025 sono stati analizzati 15.946 neonati con un costo medio di circa 323 euro per bambino. Per ogni trattamento precoce si stima un importante risparmio sanitario legato alla riduzione delle complicanze e delle cure successive.
“Naturalmente nessuno pensa che questi risultati cancellino le difficoltà che la sanità pugliese sta affrontando — proseguono — ma esperienze come questa dimostrano che investire bene le risorse pubbliche, soprattutto nella prevenzione e nella ricerca, significa rendere il sistema sanitario più forte, più efficiente e più vicino ai cittadini”.
“Per questo — concludono — credo sia giusto riconoscere il lavoro straordinario svolto dai medici, dagli operatori sanitari, dai ricercatori, dalle neonatologie e da tutte le strutture coinvolte. Dietro questo progetto non c’è propaganda ma competenza, studio e impegno quotidiano. E forse, accanto alle polemiche che spesso occupano il dibattito pubblico, ogni tanto sarebbe utile raccontare anche ciò che di buono e concreto la Puglia riesce a realizzare per le persone”.











