Il rischio, secondo la Uil, è che si verifichi la “cronaca di una morte annunciata”. “Non vorremmo – afferma il segretario regionale Uil, Aldo Pugliese – che per la fretta di appuntarsi una medaglia, da parte delle aziende interessate, grazie alla cessione dell’Ilva, si ripeta la pessima esperienza del 15 marzo 1995, quando l’allora Italsider, un gioiello industriale nazionale, fu regalato alla famiglia Riva, con le conseguenze che tutti conosciamo. Stavolta nessuno starà a guardare una morte annunciata: se ci sono gruppi industriali realmente interessati all’Ilva, oltre a qualche visita di cortesia e a manifestazioni d’interesse sulla carta, hanno il dovere di presentare un piano industriale dettagliato, un crono programma che le istituzioni, a partire dal Governo, hanno il dovere di controllare. Taranto non merita un altro smacco, non merita altre famiglie senza lavoro e non merita altre morti”. Aldo Pugliese, accoglie con cautela l’interesse manifestato dal gruppo Arcelor Mittal per il siderurgico.
“La storia dell’Ilva, almeno negli ultimi vent’anni, ci insegna che è meglio rimanere con i piedi per terra, anche perché le prospettive, viste le premesse, non ci sembrano affatto delle migliori”.
“Alla luce dell’eccesso di produzione mondiale dell’acciaio – fa notare Pugliese – e delle note perdite miliardarie del gruppo negli ultimi tempi, nutriamo seri dubbi che Arcelor Mittal voglia davvero investire per riportare la produzione Ilva ai massimi livelli, assecondandone le potenzialità. Ma, soprattutto, siamo scettici sul fatto che voglia realizzare integralmente quanto disposto dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e gli interventi utili a tutelare la salute dei lavoratori e dei cittadini, oltre che l’ambiente”.
Su Marcegaglia (è fissato un incontro in Regione il 10 maggio), Pugliese è fin troppo chiaro. “La sua presenza a Taranto non è certo gradita. E’ bene ricordare che ha usufruito della cessione, con relativi benefici, anche di provenienza pubblica, delle strutture ex Belleli e Simi, che dopo qualche tempo ha pensato bene di chiudere, licenziando un centinaio di lavoratori, senza tuttavia smettere di incassare grazie alla riconversione dei capannoni alla produzione di energia fotovoltaica, al netto degli affitti incassati da Vestas. Ebbene, se avesse un minimo di pudore, Marcegaglia, prima di intavolare qualsivoglia discorso, dovrebbe ricollocare al lavoro i suoi dipendenti abbandonati in fretta e furia”.











