Ha preso il via il 15 giugno scorso, a Porto Cesareo, una nuova campagna di scavi e ricerche archeologiche promossa dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e dal Comune di Porto Cesareo, campagna che si svolgerà fino al 18 luglio. Per oltre un mese, ricercatori e ricercatrici, archeologi e archeologhe, studenti e studentesse, specializzandi e specializzande saranno impegnati, dal lunedì al sabato, nelle attività di scavo, documentazione e laboratorio per lo studio preliminare e schedatura dei reperti.
Le indagini interesseranno sia i contesti terrestri sia quelli sommersi e si collocano in continuità con il percorso avviato nel 2025 nell’ambito del progetto Smart-In, contribuendo in maniera determinante alla realizzazione del Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo. Le nuove ricerche consentiranno di approfondire la conoscenza del paesaggio antico costiero e subacqueo, arricchendo il quadro delle testimonianze archeologiche che caratterizzano questo tratto di Mediterraneo.
Il progetto, tra i più innovativi a livello nazionale, punta a integrare ricerca scientifica, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale con modelli di fruizione sostenibile e partecipata. L’obiettivo è trasformare l’eccezionale patrimonio archeologico custodito lungo la costa e sui fondali di Porto Cesareo in un’esperienza culturale accessibile, immersiva e rispettosa dell’ambiente, capace di coniugare conoscenza, turismo e salvaguardia del territorio.
Si tratta di un’iniziativa pilota per la Puglia, destinata a diventare un modello di riferimento per l’incontro tra cultura, archeologia e ambiente marino. L’obiettivo è promuovere forme di turismo sostenibile, esperienziale, lento e intelligente, capaci di mettere il patrimonio storico e naturalistico al centro di nuove modalità di fruizione del territorio. A oggi, infatti, esperienze analoghe in Italia sono presenti soltanto nelle Aree Marine Protette e nei Parchi sommersi di Baia e della Gaiola, in Campania.
Il progetto, promosso dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e dal Comune di Porto Cesareo, è stato approvato nell’ambito del bando Smart-In della Regione Puglia dedicato alla valorizzazione delle aree archeologiche. La direzione scientifica è affidata alla professoressa Rita Auriemma, mentre la direzione dei lavori è curata dall’architetto Francesco Baratti.
L’iniziativa vede inoltre la generosa collaborazione dell’Area Marina Protetta Porto Cesareo e del Centro di Educazione Ambientale e Coordinamento Ambientalisti Pro Porto Cesareo O.d.V., confermando il forte coinvolgimento del territorio nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio storico e ambientale locale. Il gruppo di ricerca di UniSalento avrà, come al solito, il prezioso supporto del I Nucleo Operativo Subacqueo della Guardia Costiera di S. Benedetto, del Polo biblio-museale di Lecce – Regione Puglia, del Politecnico di Torino, dell’Associazione SOS e delle imprese Angelo Colucci, Riviera di Ponente, Quarta Caffè e Natural Wave.
Il progetto del Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, ormai in dirittura d’arrivo, è nato con l’obiettivo di valorizzare e rendere fruibile uno dei più straordinari patrimoni archeologici costieri e subacquei del Mediterraneo. Sui fondali dell’area sono conservate testimonianze di insediamenti umani, rotte commerciali e traffici marittimi che si distinguono per densità, varietà e continuità cronologica: relitti, strutture sommerse, aree di concentrazione di materiali ceramici, ancore, anfore e altri reperti raccontano una storia che si sviluppa dal II millennio a.C. fino all’età tardomedievale e moderna. Un patrimonio che rappresenta la prosecuzione sommersa dell’antica linea di costa e che deve essere letto in stretta connessione con le evidenze archeologiche presenti sulla terraferma.
La nuova campagna di ricerca del 2026 si inserisce in questo percorso e prevede indagini archeologiche sia subacquee sia terrestri, finalizzate ad approfondire la conoscenza dei contesti già individuati e a documentare nuove evidenze utili alla definizione dei percorsi di visita del futuro Parco. Le attività interesseranno dunque tanto i fondali quanto le aree costiere, in una visione integrata del paesaggio antico che considera mare e terra come un unico sistema storico e culturale.
Alle spalle del progetto vi è oltre un ventennio di studi e interventi condotti dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, in collaborazione con la Soprintendenza competente, il Comune di Porto Cesareo, l’Area Marina Protetta e il Coordinamento Ambientalisti Pro Porto Cesareo O.d.V. – Centro di Educazione Ambientale. Un lungo percorso di ricerca e valorizzazione sviluppato nell’ambito di progetti universitari, regionali e internazionali, tra cui il progetto Interreg Italia-Croazia UnderwaterMuse (2019-2022).
I risultati raggiunti negli anni — dallo scavo del relitto di Bacino Grande alle ricerche di Cristiano Alfonso, fino alle indagini sull’insediamento della penisola della Strea dirette da Paul Arthur — hanno evidenziato l’enorme potenziale di questo patrimonio, aprendo nuove prospettive per la sua tutela e valorizzazione. Un contributo decisivo è arrivato anche dalle più recenti ricerche coordinate da Auriemma in collaborazione con il Politecnico di Torino, che hanno consentito di aggiornare e ampliare le conoscenze esistenti grazie anche al fondamentale supporto del Coordinamento Ambientalisti e della comunità locale.
Da queste attività è nata la Carta Archeologica dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, un vero e proprio catasto delle evidenze archeologiche sommerse e costiere che ha costituito la base scientifica per la candidatura e l’approvazione del progetto del Parco.
Il primo step operativo, avviato nel 2025, ha previsto prospezioni e scavi sia a terra (a Torre Chianca e Scalo di Furno) sia in mare, propedeutici alla realizzazione dei percorsi di visita costieri e subacquei. Le attività, svolte su concessione del Ministero della Cultura e dirette dalla professoressa Auriemma, sono state condotte dal Gruppo di Archeologia Subacquea del Dipartimento di Beni Culturali con il supporto delle ditte specializzate ArcheoTest e A. Colucci e la partecipazione di studenti, specializzandi e dottorandi provenienti da diversi atenei italiani.
Parallelamente sono stati realizzati i primi interventi di valorizzazione nell’area di Scalo di Furno, tra cui la nuova recinzione dell’area archeologica, la ricostruzione di fornaci dell’età del Bronzo, passerelle e pannelli informativi, un’area ristoro e applicazioni in realtà virtuale dedicate alla ricostruzione dell’antico paesaggio costiero. Un infopoint e bici elettriche per raggiungere il Parco saranno disponibili al centro di Porto Cesareo. Il progetto prevede inoltre strumenti innovativi per la fruizione dei siti sommersi, come il relitto delle Colonne, il relitto delle anfore tripolitane, la necropoli sommersa di Torre Chianca e la cava sommersa di Torre Castiglione, attraverso segnaletica dedicata, imbarcazioni a energia solare, piattaforma e pontile, SUP e canoe trasparenti, tablet subacquei, sistemi di videosorveglianza e applicazioni digitali per la narrazione dei contesti archeologici.
Contestualmente si sta rinnovando, grazie ai finanziamenti del Comune e di concerto con la SABAP, la mostra archeologica all’interno di Torre Chianca, dove tutti potranno godere dell’affascinante patrimonio di questo tratto costiero.
Anche nel 2026 il progetto sarà caratterizzato da un forte coinvolgimento della comunità locale e degli attori del territorio, con eventi, attività divulgative e iniziative partecipative finalizzate a rafforzare la conoscenza, la tutela e la fruizione del patrimonio naturale e culturale di Porto Cesareo, sopra e sotto il mare. Le nuove ricerche rappresenteranno quindi non solo un avanzamento scientifico, ma anche un ulteriore passo verso la piena realizzazione di un modello innovativo di valorizzazione integrata del paesaggio archeologico costiero e sommerso.
Visite guidate agli scavi presso Torre Chianca saranno svolte lunedì, mercoledì e venerdì dalla 10 alle 11.











